Napoli, parla De Laurentis: “Farò una squadra d’italiani”

Pubblicato il autore: Dario D'Auriente Segui

NapoliDopo il biennio internazionale di Benitez, i tifosi del Napoli adesso devono aspettarsi una squadra sempre più… italiana. A dichiararlo è lo stesso Aurelio De Laurentis, presidente della società partenopea, che ai microfoni della radio ufficiale del club, Radio Kiss Kiss, ha così espresso questo concetto: “Il progetto tricolore mi piace molto, anche perché nella vita si cambia e si fa esperienza: mi darà modo di capire cosa c’è di migliore, cosa funziona meno e quindi di mettere a punto un progetto“. L’idea è quella di fare un Napoli sempre più formato da giocatori che abbiamo a cuore la maglia azzurra e che, quindi, prima ancora di essere calciatori, siano almeno legati alla patria, all’Italia, come Mirko Valdifiori, e come Sarri. “Con lui ci sentiamo, è in vacanza, si sta riposando. Diamogli il tempo di tonificarsi e riposarsi. Sta studiando le 60 partite del Napoli in tv, verificando come funzionano certi calciatori per il suo modo di giocare. Quindi fra poco lo presenterò in maniera idonea alla stampa, quando lui si sarà fatto un’idea. Mi ha dimostrato di essere quello che credevo fosse: un uomo di grande esperienza, profondamente attaccato al suo lavoro. Sarri viene da una grande annata e il suo calcio mi intriga moltissimo“.

Istigato sul mercato azzurro, ADL ha confermato che domani Pepe Reina sarà a Roma per sostenere le visite mediche e per firmare poi il contratto che lo legherà nuovamente al Napoli, questa volta a titolo definitivo, dopo il passaggio in prestito nel 2013/14. Mentre la chiusura è dedicata alla questione stadio: “O facciamo i concerti e distruggiamo i campi di gioco o facciamo calcio. Sono pronto per il progetto del San Paolo, ho preso l’architetto dello Juventus Stadium, ma vale la pena incontrare il Comune o aspetto il sindaco del prossimo anno? Pare che il Comune remi contro Napoli e il Napoli. Lo scorso anno abbiamo eliminato dieci mila posti della Curva A, ma non l’hanno ancora aggiustata. Si preoccupano di fare i concerti, ma se succede qualcosa chi ce l’ha sulla coscienza? Un conto è ospitare i tifosi di una squadra, un conto è ballarci e saltarci dentro non avendone coscienza. Non esistono neanche i bagni“.

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