Morto Ghiggia: eroe del Maracanazo, ex Roma e Milan

Pubblicato il autore: Alberto Tuzi Segui

ghiggia Ha scelto di andarsene proprio nell’anniversario della partita che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Alcides Ghiggia si è spento ieri nella sua Montevideo all’età di 89 anni a causa di un attacco cardiaco. Era invece il 16 luglio 1950, sessantacinque anni prima esatti quando con la maglia n.7 dell’Uruguay aveva siglato il gol decisivo che diede inizio alla tragedia del Maracanazo. Una squadra spacciata alla vigilia riuscì a sovvertire il pronostico e a sconfiggere il favoritissimo Brasile nel suo tempio, gettando una intera nazione nello sconforto più totale. Quel giorno i baffetti di Alcides Ghiggia entrarono nella leggenda, grazie a un tiro beffardo che passò sotto il fianco di Moacir Barbosa, portiere di colore della Selecao condannato da lì in avanti a dannazione eterna. A differenza della piccola ala destra uruguaiana: “Tre uomini hanno potuto zittire il Maracanà con un gesto: il Papa, Frank Sinatra e io” amava ricordare Ghiggia. Duecentomila persone rimasero ammutolite dopo l’inattesa vittoria dell’Uruguay in quella che pur non essendo una finale vera e propria assumeva tali contorni, perchè gara decisiva del girone finale: ai brasiliani bastava anche un pareggio per laurearsi campioni del Mondo per la prima volta. E sembrava fatta dopo il vantaggio ad inizio ripresa di Friaça. Tuttavia non avevano fatto i conti con Ghiggia, protagonista assoluto del Maracanazo che prima servì l’assist per il pareggio a Schiaffino, e poi a 11 minuti dalla fine sfuggì di nuovo in mezzo alla incerta difesa brasiliana trafiggendo Barbosa. A nulla valse l’inseguimento di Juvenal, l’ultimo dei 22 in campo ad andarsene prima di Ghiggia. Le cronache parlarono di decine di morti, tra suicidi e infarti, in tutto il Brasile nei giorni successivi al Maracanazo.

La gloria di quel 16 luglio 1950 Ghiggia l’ha portata avanti per tutto il resto della sua carriera. Aveva cominciato giocando a basket, nonostante la statura (169 cm) nel Nacional, poi passò al calcio vestendo la divisa giallonera del Penarol. Proprio durante questa militanza giocò il mondiale del 1950, dove segnò un gol in tutte le gare della sua Uruguay (4) tornando a casa sulle stampelle dopo un aggressione da parte di qualche facinoroso brasiliano tutt’altro che sportivo. Arrivò poi la chiamata dell’Italia: la Roma infatti ingaggiò Ghiggia nel 1953, e i suoi baffetti si fermarono nella Capitale all’epoca della Dolce Vita (era anche amico di Vittorio Gassman) per ben otto anni. Dei giallorossi divenne anche il capitano e vinse una Coppa delle Fiere, firmò poi per il Milan ma sul Naviglio la sua avventura durò poco: appena quattro gare nella stagione 1961-62 conclusa però da Campione d’Italia e se ne tornò quindi in patria, al Danubio giocando fino a 42 anni. Nel frattempo aveva avuto anche una breve esperienza con la nazionale italiana grazie allo status di oriundo dove partecipò alle fallimentari qualificazioni per il Mondiale di Svezia 1958. Appese le scarpette al chiodo, Ghiggia uscì dal mondo del calcio (salvo un unica apparizione sulla panchina del Penarol nel 1980) e fece di tutto nella sua Montevideo: dal croupier al direttore di supermercato, fino all’istruttore di scuola guida. Ma soprattutto continuò a vivere nel ricordo del Maracanazo, concedendo interviste nonostante si lamentasse proprio del fatto di essere ricordato solo per questo. Ma è il destino di chi si rende protagonista di un evento di simili portate: d’altronde duecento milioni di persone (il Brasile intero) nel 2010 gli hanno concesso l’onore di lasciare la sua impronta nella Walk of Fame dello stadio Maracanà. Proprio ad Alcides Ghiggia, il “cattivo” del Maracanazo.

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