Divisione curve stadio Olimpico, cosa ne pensano i tifosi di Roma e Lazio?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Stadio-Olimpico_roma-500x302A meno di un mese dall’inizio del campionato aleggia un alone di mistero sulla vicenda relativa alla frammentazione delle curve dello stadio Olimpico di Roma. Nonostante i solerti annunci di Prefetto e Ministero degli Interni, sembra che infatti tutto sia ancora fermo. C’è chi ipotizza che la divisione si ridurrà ad un semplice cordone formato da steward e chi sostiene che a pagare dazio alle scelte prefettizie saranno solo gli “esterni” dello stadio. Quel che appare certo, invece, è il malcontento di chi le curve le frequenta abitualmente. Essendo una testata di “giornalismo partecipativo” abbiamo creduto giusto far partecipare proprio tutti. Cominciando da chi questo cambiamento lo vivrà in prima linea. In virtù di ciò ho aperto un post sulla mia pagina Facebook chiedendo un parere agli interessati. A una settimana di distanza ecco tutti i messaggi arrivati:

Valerio L.: “Il messaggio deve essere rivolto alla nostra società, non al Prefetto. Una società complice. Una società forte, o quantomeno una società seria, non avrebbe mai permesso questo. Sono complici. Punto”.

Matteo: “Non sono di Roma, ma da anni vivo la Curva. Ritengo questa un’assurdità talmente grande da essere difficilmente commentabile. Ogni città vive di problemi ben più grossi che uno stadio di calcio che, pur tra i suoi mille problemi e contraddizioni, resta, forse, l’ultimo luogo di aggregazione vera. Concludo dicendo che, per una città che intende candidarsi ad ospitare le Olimpiadi, questa sia una dimostrazione di incapacità di gestione dell’ordine pubblico che, di certo, non dà un bel segnale. Grazie per lo spazio e AVANTI ULTRAS”.

Alan: “Spesso i Prefetti, Questori e presidenti a svariato titolo, si riempiono la bocca parlando del “modello inglese”. Un parolone che riempie e che secondo loro è un esempio da seguire. Bene. Si da il caso che lì, dopo Hillsborough, si è puntato a togliere totalmente le barriere e quasì si torna ai posti in piedi, qui invece, nascondendosi dietro una pseudosicurezza, alzano vetrate e cancellate”.

Federico: “La divisione è una cosa inutile, la società è assente e menefreghista nei confronti di chi la squadra la seguirebbe in capo al mondo. Io personalmente poi ho l’ingresso 18 e i miei amici di una vita tutti l’altro, automaticamente saremmo divisi per tutta la stagione”.

Valerio A.: “L’assurdità di dividere il luogo in cui i tifosi di Roma e Lazio hanno scritto la storia del tifo. Il solito finto motivo della sicurezza negli stadi, mirato soltanto a reprimere la passione di tante persone che preferiscono rinunciare a vacanze, regali e molto altro, pur di essere presenti sempre e comunque a sostenere la propria squadra.
In un calcio fatto di business, solo quei tifosi rimangono la parte pulita, sana e vera di questo sport. Per quanto riguarda la Roma poi, trovo vergognoso il suo comportamento. Ma è inutile stupirsi degli americani, gente venuta solo per costruire lo stadio e per mettersi i soldi in tasca. Cosa ne sanno loro della storia del tifo della Curva Sud? La Curva Sud si vive, non si impara da nessun libro. Fieri di essere “fucking idiots”. Non dovrà essere una barriera a dividere l’unica cosa che ha sempre dato un senso a qualsiasi stagione positiva o negativa che fosse!”
QUESTA CURVA NON SI DIVIDE!

Salvatore: “Se Roma ospitasse in futuro una Finale di Coppa dei Campioni o di Coppa Uefa, e la Roma fosse una delle due finaliste (spero questo presto), varrebbe lo stesso discorso? Le barriere rimarrebbero solo perché una delle due curve sarebbe occupata dai romanisti? Ed in caso di derby romano in Europa?”

Luca “Parliamoci chiaro. La divisione delle curve è stata fatta per limitare l’esposizione di striscioni”scomodi”, dopo Roma-Napoli. Pallotta si è schierato ed in questa situazione è pienamente complice”.

Riccardo: “Faccio parte di un’altra curva ed ho vissuto la sud di Roma solamente una volta, rimanendone favorevolmente colpito per ragioni che preferisco non esporre su fb. Ritengo una vaccata (per utilizzare un eufemismo) la divisione della curva. La locuzione “dividi et impera” un tempo era utilizzata per altri scopi, ora per distruggere la passione. Mala tempora currunt…

Corrado: “Da non romano trovo ovviamente che la decisione sia una stronzata galattica, e fino a qui siamo tutti d’accordo. Non so quali reali ripercussioni possa avere sul tifo, se non altro perché i provvedimenti che hanno fatto danni sono emersi già qualche anno fa. Quello che mi fa ridere e che nel comunicato della questura emerge chiara la volontà di disarticolare le due curve, allo stesso tempo “tutelando tutti quei tifosi che vogliono portare sugli spalti la propria passione ed il proprio colore”. Quale passione? Quale colore? Hanno vietato tutto il vietabile, dai fumogeni ai megafoni fino ai bandieroni, con quale faccia parlano di tutelare il colore e la passione?

Ovviamente Roma e solo l’inizio, la sperimentazione gia decisa in nome di una sicurezza che esiste solo nelle loro menti malate. Posso immaginare che, dopo il palese fallimento della tessera del tifoso, la divisione delle curve sarà il nuovo leit-motiv: una tifoseria si macchia di incidenti? Dividiamogli la curva! Così, senza senso. Tanto per far parlare di “modello inglese” que i patetici imbecilli e quelle pecore che non hanno mai messo piede in uno stadio nemmeno in Italia.

Posso immaginare altresì che le due tifoserie continueranno ad andare. Per sopravvivere, per non dare la soddisfazione a chi vorrebbe i tifosi tutti davanti la tv. Posso immaginare che ci saranno ancora incidenti, ed alcuni pure gravi, perché la divisione delle curve non porterà miglioramenti alla sicurezza; dove c’e incompetenza ed incapacità gestionale non ci sarà mai sicurezza. E posso immaginare che il prossimo passo sarà imporre a tutti, anche in curva, di stare seduti al proprio posto. E di fronte a questa prospettiva (vi do tempo 4-5 anni e vedrete se non uscirà la nuova proposta) come si comporteranno i curvaioli? Accetteranno anche di stare seduti pur di continuare ad andare? Bisognerebbe riflettere su questo. F.C.United of Manchester insegna.

Un ultima riflessione: l’Italia, fra i paesi calcisticamente importanti, è decisamente il piu arretrato d’Europa. Abbiamo perso per due volte l’assegnazione degli europei, ed il nostro campionato e ormai considerato di seconda fascia anche per la cronica mancanza di soldi. Ci vorrebbe un cambiamento radicale, che non ci sarà mai finché le teste che comanderanno saranno queste. Si può solo sperare nella distruzione di questo sistema calcio. Ed un abbandono di massa a favore del calcio dilettantistico, delle squadre di quartiere o autogestite sarebbe un bel colpo finale. Riflettiamoci!

Marco B.: “E’ difficile essere sintetici, usare un linguaggio moderato su un tema nel complesso delicato. Ovviamente il tema delicato non è la “sicurezza degli stadi”, dato che non ho mai capito perché se un evento che coinvolge al massimo 90.000 persone, si stravolge la vivibilità una capitale europea con oltre 4.000.000 di abitanti. Se in una qualsiasi città europea utilizzassero il “Modello Italia” per il transito dei tifosi nello stadio (perciò pensa da quanto sono partito lontano), evitando il fiume di parole che occorre per parlare di tessere, tornelli, nominativi e schedature, il Prefetto di quella città sarebbe già rimosso dal suo incarico.

Detto ciò sono sempre più amareggiato da questo sport, sono amareggiato anche da come lo presentano. Ha un sapore squallido, maleodorante. Per esempio durante la presentazione dei calendari c’è stato uno spettacolo indecoroso, sia offerto dai vari Ferrero e Lotito, sia dalla “conduttrice” e dalla regia Mediaset: la prima sottolineava con enfasi le partite del Carpi e dell’Atalanta, non facendo caso che in quella giornata c’erano Juventus-Milan e omettendo il derby. La seconda (Mediaset) ha saltato a piè pari quattro giornate del calendario senza che nessuno abbia detto nulla.

So che queste sono sciocchezze, sono cose veramente inutili, ma io odio profondamente anche tutto questo indotto sul mondo del calcio. Sarebbe bello che la nostra passione torni alle vere radici, il calcio popolare e chiudere i rubunetti al calcio di primo piano, che noi seguiamo sia per tradizione e sia per passione ma con quel pallone non ha nulla a che vedere.

Mirko: “Voglio rimanere nella sintesi “tecnica” di questo tema, omettendo di commentare inizialmente in merito alle vere ragioni e alla vera natura di questa cervellotica decisione. Anzitutto è noto come di episodi violenti all’interno dell’impianto non se ne abbia traccia da parecchi anni. Questo lo sanno (o dovrebbero saperlo) bene anche coloro che della pubblica sicurezza (anche in qualità di Ministro degli Interni) fanno il proprio mestiere quotidiano. Sovviene dunque il dubbio che la cervellotica decisione di innalzare barriere all’interno di un impianto come l’Olimpico, non abbia nulla a che vedere con i concetti di sicurezza e prevenzione. Anzi, come insegnano le tragedie di Hillsborough ed Heysel, proprio le barriere, le recinzioni, le cancellate ebbero un ruolo fondamentale nella genesi della tragedia stessa, costate nel complesso centinaia di vite. Il tanto sponsorizzato “modello inglese” ha, tra le prime azioni intraprese, mosso i primi passi proprio in ordine all’abbattimento di ogni forma di barriera, gabbia o recinzione all’interno degli impianti.

Il prefetto Gabrielli (che nel precedente ruolo di capo della Protezione Civile dovrebbe aver acquisito una minima cognizione della gestione dei flussi di migliaia di persone in movimento) ha invece optato per una soluzione totalmente contraria a questo banale principio adottato in Inghilterra anni fa ed oggi mutuato dalla Uefa. L’innalzamento delle barriere dunque è gravemente peggiorativo delle condizioni di sicurezza dell’impianto. Le società sportive coinvolte, non potevano, in punta di diritto, rifiutarsi dall’adozione di detto provvedimento, che per altro non risulta ancora formalizzato da nessuna parte, con nessun atto ufficiale, ma solo ed esclusivamente annunciato. Vero è, comunque, che tanto la As Roma e la SS Lazio avrebbero potuto meglio tutelare i propri tifosi, quelli che vengono chiamati a raccolta SEMPRE e delle cui rispettive curve si beano le proprietà quando ne utilizzano le immagini più belle (con torce, fumogeni e bandiere che di fatto sarebbero fuori legge), per reclamizzare partite, eventi e campagne abbonamenti. In particolare la As Roma è rimasta inerte sino a quando solo grazie alla lodevole iniziativa lanciata dall’Avvocato Lorenzo Contucci, si è dato il via alla riapertura dell’operazione “cambio posto”, comunque tra notevoli disagi per chi, già in maggio, aveva sottoscritto il rinnovo dell’abbonamento e si è poi ritrovato separato (per ora solo virtualmente) da amici, parenti, conoscenti o addirittura con il posto cancellato per far posto alla fantomatica barriera voluta dal Prefetto.

La natura di questo provvedimento, che ribadisco è stato solo annunciato e non formalizzato, sottende chiaramente all’intenzione di schiacciare ulteriormente con la repressione coloro i quali pur non facendo atti di violenza, rappresentano un problema per il sistema calcio, e più in generale per la società. Il dissenso espresso e manifestato dal popolo delle curve, rispetto alle metodologie e metriche con le quali è gestita questa industria dell’intrattenimento che è diventata il calcio, devastata da scandali continui, popolata da personaggi squallidi, pregiudicati, pericolosamente in odore (quando non palesemente) di mafia, è chiaramente un “pericolo” e va annientato con ogni mezzo, lecito o illecito. L’esposizione di un libero pensiero (ad esempio in merito alla vicenda che riguarda la signora Leardi), per quanto scomodo o non condivisibile, o rispetto alla repressione in corso, o ancora rispetto a personaggi squallidi e pregiudicati come Lotito ed altri, è il vero problema per Gabrielli e i padroni del vapore. Le curve da sempre sono lo spaccato popolare (e non solo, ci sono tanti “borghesi” in curva) della società che viviamo. Con tutte le loro contraddizioni e i loro pregi. Un luogo di aggregazione dove si annullano ceti sociali, preparazione culturale, opinione politica e convinzione religiosa, e prevalgono sentimenti di passione nei confonti della squadra del cuore, la solidarietà e l’amicizia tra persone vicine, è un luogo “pericoloso” e incontrollabile per chi vuole la “normalizzazione”.

E la strumentalizzazione politica, tramite anche l’infiltrazione di personaggi inquietanti, fa il gioco di chi vuole distruggere questo “covo di umanità” che sono le curve. Io sono personalmente legato ad un’idea di movimento ultras “all’antica”, quando c’erano gruppi leader in Sud e in Nord che sapevano “tenere” il controllo su 15000 persone, facendole sentire davvero partecipi di un contesto unico, parte fondamentale dello spettacolo, consapevoli e coerenti. Oggi vedo (ma sarà colpa anche dell’età che avanza e ti fa dire sempre…”ai miei tempi”) molto più individualismo, molta meno socializzazione, co’ sti cazzo de telefonini, de selfie, di scommesse, di fantacalci, che fanno vivere lo stadio e la curva in maniera diversa e più “individuale” e meno collettiva. Rimane comunque la Curva, uno degli ultimissimi posti dove le persone riescono ancora un minimo a socializzare. E magari a PENSARE”.

Andy: “Per come la vedo io c’è da disertare ad oltranza in casa e seguire solo in trasferta. Troppe volte si è accettato a testa bassa ma stavolta i gruppi devono far capire che questo mettere paletti è controproducente per tutti. Immaginate la curva come se fosse squalificata. Niente colori niente cori. Uno spettacolo che non piacerebbe a chi è allo stadio in tribuna, ai giocatori e cosa più importante a chi è a casa e che, quindi, arrecherebbe un danno d’immagine a tutti. ROMA-Juventus, prima partita in casa della stagione, con la curva deserta. Sai che gran bel biglietto da visita. Riuscirà la curva a dimostrare che con unità di intenti tra tutti i gruppi ed i semplici tifosi si vince dando un forte segnale contro questi squallidi burocrati? Ormai le proteste e gli striscioni non servono più a nulla. Solo il silenzio sarà più forte della loro demagogia”.

Marco A.: “Non vi importa nulla di noi, spazzati via da sponsor e diritti tv. Vi andiamo bene solo per i selfie e le foto d’effetto, poi non ci tenete nemmeno in considerazione per un “ci dispaice per il disagio”. Avete calpestato la nostra passione non meritandovi il nostro amore”.

Mario: “In un mondo dove ormai si sono persi tanti dei valori fondamentali, dove non esiste piu aggregazione, dove non si saluta piu nemmeno il vicino di casa, c’era ancora un posto dove sembrava di essere tutti fratelli, uniti da una passione. L’unico posto dove ho abbracciato piu sconosciuti che amici”.

Francesco: “Mi soffermerei sul fatto che le autorità sanno che con queste soluzioni non risolvono nulla, eppure hanno deciso. Come un commissario che per prendere un ladro batte una pista palesemente astrusa. Eppure sono tutti li ai loro posti e nessun giornalista osa contraddirli. La Roma poi accetta tutto come se con la Away o il sito nuovo campasse di rendita. I soldi dei cittadini li spendessero per le questioni serie”.

Lorenzo: “Decisioni assurde e incomprensibili, sono anni che dentro lo stadio non succede niente ma evidentemente per lo stato le curve sono la l’ancora di salvataggio per proteggersi dai veri problemi di questo paese che ormai è sempre piú alla deriva”.

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