26 anni dopo, Scirea ancora capitano bianconero

Pubblicato il autore: Anna Campani Segui

Foto Juventus/LaPresseanni '80Archivio StoricoSport CalcioGaetano ScireaNella foto: Gaetano ScireaPhoto Juventus/LaPresse80'sHistorical ArchiveSport SoccerGaetano ScireaIn the photo: Gaetano Scirea
Era il 3 settembre 1989. Domenica. Sono passati esattamente 26 anni da quel giorno. Una domenica come tante, i bianconeri in campo vincevano contro il Verona 4-1, doppietta di Schillaci, Daniele Fortunato e Marocchi. Una squadra che era stata costruita ad immagine del suo allenatore, Zoff, che aveva scelto come suo vice proprio Gaetano Scirea. Un ragazzo di quelli dell’82, semplice, sempre sorridente. Trapattoni lo definì : «Leader con il saio» e Bearzot: «Giocatore unico, grandissimo, un angelo. Se mai c’è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia quello era lui».

Lui, Scirea, quel giorno era lontano dal campo, dalla sua maglia, dalla Juve. Aveva visionato un calciatore Gornik Zabrze di una squadra polacca che avrebbe affrontato la Juve in Coppa Uefa. Era su una Fiat 125, impaziente di tornare a casa, come sempre. Aveva chiamato la sua Mariella e il suo Riccardo durante la giornata:  «Vado a messa, stasera torno». Gaetano non mantenne mai quella promessa. Sulla strada l’incidente: Un sorpasso azzardato e l’impatto con il furgone, l’auto che prende fuoco. Insieme a lui morirono quel giorno l’autista e l’interprete, si salvò soltanto il dirigente del Gornik, che era con loro, sbalzato fuori dall’auto. La macchina s’incendiò a causa delle taniche di benzina dentro il portabagagli.

Sono passati 26 anni, ma per tutti i tifosi Juventini è come se il tempo si fosse fermato alle 21.00 di quella maledetta domenica, quando la notizia cominciò a girare e arrivo alla famiglia e alla società bianconera, facendo cadere tutti nella più totale incredulità di quel destino che aveva strappato loro il capitano, e la possibilità di raccontare quella vittoria scoppiettante di Verona, della quale gioia non si ricorda più nessuno.

Ci sono stati giocatori che hanno scritto la storia della Juventus in modo indelebile, marchiando a fuoco la loro presenza. Le loro fasce di capitano sono diventate un simbolo, Boniperti, Del Piero… e lui.

La Juve oggi l’ha ricordato nuovamente, tramite il suo sito ufficiale, con queste parole:

E’ stato un grande professionista, ma non ha mai chiesto il ruolo di leader, contentandosi di quella piccola fascia al braccio che lo faceva capitano senza aggettivi, anche se possedeva tutte le qualità richieste al ruolo: il coraggio, la scienza, la saggezza, l’educazione, la lealtà, il fisico anche, un fisico che ti stupiva perché nella sua straordinaria “normalità” e ti portava a chiederti donde gli giungessero tanta energia e lucidità“.

E’ stato un esempio vivente per tutto quello che il calcio poteva chiedere di positivo ad un atleta e ad un uomo – ha scritto la Juventus – ma anche contro tutto quello che il calcio e lo sport andavano producendo in negativo, a cominciare dalla violenza“.

Ne siamo convinti, avrebbe ancora dato tantissimo al calcio. Avrebbe indubbiamente insegnato molto ai ragazzi, quelli che nei campetti indossavano con fierezza la sua maglia, sognando un giorno di diventare come lui.

3 settembre 1989, la Juventus e il calcio perdono un grande campione.

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