Crisi Juventus: la soluzione è nel coraggio di Allegri…

Pubblicato il autore: Carmine Errico Segui

Crisi Juventus

Crisi Juventus: scelte dubbie e tanta confusione tattica 
Un punto in tre partite, attacco molle, difesa bucata, centrocampo assente. Ma non sono questi i problemi della Juventus: queste sono solo conseguenze. Il problema di questa crisi Juventus è solo uno: troppa incertezza, troppa insicurezza nella testa dei giocatori, figlia anche dei tanti troppi potenziali moduli con i quali potrebbe giocare la squadra. Nell’era Conte c’erano pochi dubbi: il 3-5-2 era “il modulo” per eccellenza, tutto il resto erano situazioni tampone. All’inizio dell’avventura di Allegri, il tecnico livornese è stato bravissimo a continuare ad usare quel modulo che dava sicurezza e poi a proporre quel ‘finto’ 4-3-1-2 con Vidal trequartista, giocatore unico per caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche. E così la Juventus è diventata una corazzata trascinata da Pirlo, Tevez e il guerriero cileno. Una squadra compatta, sicura di sé, che aveva la certezza di poter passare al vecchio 3-5-2 quando serviva una maggiore copertura difensiva. Ma adesso senza quei tre, insostituibili per caratteristiche tecniche e per la loro leadership in campo, il 4-3-1-2 proposto coraggiosamente da Allegri l’anno scorso, fa acqua da tutte le parti. L’insicurezza e la confusione della squadra è palese. Ultimo esempio è proprio il gol realizzato dal Chievo: tutti i bianconeri a correre verso la porta, nessuno in direzione del tiratore. Un tempo esistevano le squadre che si potevano recitare a memoria, ora non più ed è una cosa buona. Ma almeno una certezza tattica deve esserci. E al momento non c’è. Anche la Dirigenza è andata in confusione effettuando una campagna acquisti comunque di alto profilo, andando a pescare giovani dal futuro assicurato e campioni di esperienza, ma nomi che sono difficilmente collocabili in questo modulo. E i campioni messi in campo fuori ruolo non possono rendere al massimo…

Crisi Juve: il 4-3-1-2 non va, il 3-5-2 può essere il piano B, intrigo 4-3-3
Ora tocca ad Allegri prendere una decisione importante e iniziare a schierare la squadra con un modulo preciso che dia sicurezza. E questo modulo di certo non può essere il 4-3-1-2. Potrebbe essere il 3-5-2 con Pogba-Marchisio-Khedira e i vari Pereyra-Sturaro-Hernanes in alternativa: un modulo che può anche sfruttare l’arrivo di Sandro e Cuadrado sugli esterni. Ma, questo è un dato di fatto, è difficile fare la voce del Padrone fuori Italia con questo schieramento tattico. Potrebbe essere il solito modulo B, modificabile anche con gli inserimenti dei più difensivi Lichtsteiner, Caceres ed Evra sugli esterni. Interessante anche la variabile 4-3-3, sfruttando Cuadrado a destra e Dybala a sinistra, ma il problema è il vertice basso di centrocampo. Marchisio è un grandissimo centrocampista, anche se starà fuori per un mese, ma la qualità di Pirlo non è replicabile. Ma se non hai il giocatore per un modulo, l’unica soluzione possibile è cambiare la disposizione tattica. E allora quale può essere la soluzione? La risposta potrebbe venire fuori dal mettere in soffitta il centrocampo a 3. E allora ecco arrivare il 4-2-3-1.

Crisi Juventus: la soluzione è il 4-2-3-1
Manca Pirlo, non si può giocare con un vertice basso diverso da lui se la squadra vincente degli ultimi anni era stata costruita su questa scelta tattica: invertire lo schema e cambiare gli interpreti è l’unica soluzione al problema. Al suo posto arriva Khedira, un centrocampista dalle ottime geometrie, ma che non ha quella fantasia. Ecco arrivare Hernanes: trequartista alla Lazio, ‘volante’ davanti alla difesa nel Brasile con un mediano al suo fianco. Poi c’è Marchisio: geometrie, inserimenti, verticalizzazione importanti ma non parliamo di un ‘Genio’ come il bresciano. Ecco allora Pogba: talento infinito, ma interno non vertice basso di un centrocampo a tre. Tralasciamo l’esperimento Padoin… E allora perché non sfruttare le qualità di questi giocatori che rendono al massimo in un centrocampo a due? Difesa classica a 4: Lichtsteiner/Caceres, Bonucci-Chiellini (Rugani o Barzagli), Sandro/Evra. Poi davanti a loro due uomini come Marchisio-Pogba, Hernanes-Khedira, Sturaro-Pogba, Hernanes-Marchisio: differenti coppie, più o meno offensive, da sistemare in relazione all’avversaria. E poi ecco i tre che possono spaccare la partita: Cuadrado a destra, Hernanes (Pogba stesso o Pereyra) e Dybala a sinistra. A destra il colombiano avrebbe il compito di arrivare in fondo e mettere in mezzo quei cross con i quali Morata e Mandzukic vanno a nozze; in mezzo ecco il trequartista che aiuta la regia offensiva facendo un passo verso i due di centrocampo e sfruttando le qualità di passaggio e inserimento o semplicemente arrivando da dietro sulle seconde palle smistate dalla prima punta; a sinistra l’argentino avrebbe il compito di accentrarsi per tirare con il destro e lasciare la corsia mancina libera agli assalti di Sandro che avrebbe il compito di crossare come Cuadrado. O anche usare con la stessa logica Pogba a sinistra che da quel lato adora partire, con il passaggio al centro di Dybala. Allora si che Mandzukic tornerebbe ad essere quell’implacabile goleador che tutti abbiamo conosciuto, non la pallida copia di se stesso visto nelle prime uscite stagionali. Così ci sarebbe finalmente fiducia, sicurezza e chiarezza. Ma serve una scelta netta e chiara di Allegri, quella che ancora non c’è stata. Perché sentire dire che la Juve ha giocato bene contro il Chievo, non è una dichiarazione accettabile dall’allenatore di una squadra arrivata a un passo dal triplete l’anno scorso. Nessuno può sostituire la leadership di Tevez, Pirlo e Vidal se non un nuovo gioco di squadra. Una squadra che sappia cosa fare in campo.

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