Lazio choc, umiliata a Napoli

Pubblicato il autore: Mauro Simoncelli Segui

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La Lazio esce umiliata dal San Paolo di Napoli, 5-0 il risultato finale a favore dei partenopei di una partita che non è mai stata in bilico. Troppo forte questo Napoli a cui Sarri ha ridato fiducia tornando al modulo che conoscono a memoria, quel 4-3-3 che sembra fatto apposta per esaltare le qualità enormi degli attaccanti, per la Lazio attuale che sembra lontanissima parente di quella squadra che non più di 3 mesi fa sullo stesso campo, contro lo stesso avversario era stata in grado di vincere e guadagnarsi il playoff di Champions League. 9 gol subiti nelle due uniche trasferte giocate in questo campionato senza segnare nemmeno un gol, che diventano 12 se consideriamo anche l’altra trasferta ufficiale, Leverkusen, per non pensare che il giocattolo con tanta pazienza e abnegazione che lo scorso anno aveva plasmato con cura maniacale, Stefano Pioli, non esiste più. Quando ad una squadra, vengono a mancare la voglia, la fame, l’orgoglio, tutto si sgretola alla prima difficoltà. Tanti giocatori sono irriconoscibili, sembrano i fratelli scarsi di quelli che lo scorso anno avevano fatto la differenza. Tutto poi  diventa maledettamente ancora più difficile se a questa squadra viene a mancare anche la spina dorsale ferma ai box da seri infortuni. Oggi infatti, a Pioli oltre ai lungodegenti De Vrij, Biglia e Klose, mancava anche Candreva, fermato per una distorsione rimediata in allenamento. La Lazio è scesa in campo quindi con un modulo inedito, un 4-3-1-2 per cercare di irrobustire il centrocampo formato da Parolo, Onazi e Lulic, con Mauri dietro le due punte Keita e Matri, con Felipe Anderson ancora una volta relegato in panchina. Dopo una clamorosa palla gol sciupata da Keita al minuto 12 imbeccato da Basta, nell’unica azione degna di questo nome creata dalla Lazio per tutta la partita, il Napoli ha preso il sopravvento soprattutto sulle fasce laterali, dove Insigne e Callejon hanno spadroneggiato e concesso ad Higuain più di una occasione prima comunque di realizzare il primo gol su una sciagurata palla persa da Matri nella metacampo laziale. In quel preciso momento è finita la partita con la Lazio che è letteralmente uscita dal campo facendosi così umiliare dall’avversario che ha sfiorato più volte il raddoppio trovato però sul finire del primo tempo con Allan in incursione centrale splendidamente assistito da un ispiratissimo Insigne. Si rientra dagli spogliatoi sperando in una reazione almeno d’orgoglio della Lazio con le novità Anderson per un impalpabile Lulic e Milinkovic-Savic, la bella sorpresa di Dnipro in Europa League, per un impresentabile e quindi colpevolmente messo in campo, Stefano Mauri. Ma come succede sempre più spesso la Lazio subisce subito il gol in avvio di ripresa e questa volta è proprio Insigne a chiudere in tap-in una giocata fantastica di Higuain fermato solo da un miracolo di Marchetti. La difesa biancoceleste continua a sbandare paurosamente, un altro sciagurato retropassaggio sbagliato di Radu permette ad Higuain di firmare la sua personale doppietta e poco dopo anche a Gabbiadini, entrato proprio al suo posto, viene concessa quella prateria di campo buona per firmare il pokerissimo. Risultato non solo giusto ma strameritato quello degli uomini di Sarri per la voglia, la cattiveria agonistica, il desiderio di centrare finalmente la prima vittoria in campionato. Tutto quello che è colpevolmente mancato in casa Lazio. Quello splendido gruppo che lo scorso hanno aveva scalato montagne impossibili rendendole possibili, in due mesi si è sciolto come neve al sole e non può essere solo una fascia da capitano ad ever provocato tutto questo. Serve immediato un serio esame di coscienza da parte di tutti: società, che colpevolmente ha sopravvalutato una rosa per non rinforzarla a dovere, allenatore, che forse ha accettato troppo alla leggera un mercato che speriamo possa avere un futuro luminoso ma che serviva invece per illuminare meglio un presente fatto di fitti e difficili impegni e soprattutto i giocatori, che devono finirla subito di ragionare per se stessi  e tornare a ragionare di gruppo, di squadra. Lasciando da parte questioni personali, voglia di cambiare aria, piccole ripicche, questioni contrattuali se vogliono ancora sentirsi degli uomini e non continuare a subire passivamente certe umiliazioni. La stagione è ancora lunga ma se non si cambia rotta immediatamente tutti insieme rischia di diventare lunghissima e non può essere sempre solo e soltanto l’allenatore a pagare colpe che di certo non hanno un solo padrone! Forse la decisione di andare in ritiro presa dalla società in accordo con l’allenatore, è la più saggia in questo momento, guardarsi negli occhi per ripartire prima che sia troppo tardi.

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