Lazio, sfatato il tabu’ trasferta

Pubblicato il autore: Mauro Simoncelli Segui

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Alla terza occasione la Lazio sfata il tabù trasferta. Dal Bentegodi al Bentegodi, lo stadio di Verona aveva inaugurato la stagione delle trasferte laziali in questo campionato. Quello 0-4 unito all’ancora più umiliante  0-5 di Napoli aveva fatto scattare l’allarme rosso in casa biancoceleste, oltre che un ritiro immediato. Non era una partita facile da affrontare psicologicamente per la squadra di Pioli, la vittoria nel turno infrasettimanale contro il Genoa aveva almeno reso più tranquillo l’ambiente ma al varco c’era la prova trasferta. Anche il Verona di Mandorlini veniva da un inizio non facile e in più la lunga lista degli infortunati non era d’aiuto. Pesantissima l’assenza del capitano Luca Toni. La Lazio scendeva in campo praticamente con la stessa formazione di mercoledì a parte il recupero di Lucas Biglia al posto di Cataldi. Confermato Lulic terzino, e il tridente Anderson, Milinkovic-Savic, Kishna, dietro Djodevic. Bastavano pochi minuti per capire che la Lazio era ben intenzionata a sfatare questo tabù trasferta che le tarpava le ali in classifica. Al terzo minuto un regolarissimo gol di Djodevic in mischia sugli sviluppi di un corner veniva inspiegabilmente annullato dall’arbitro Giacomelli per il più classico dei falli di confusione. Dopo altri 3 minuti era ancora più clamoroso il rigore negato per un affettuoso abbraccio di Helander su Felipe Anderson lanciato a rete. Si capiva che la giornata dell’arbitro non era delle migliori. La Lazio continuava a comandare il gioco e costringeva il Verona a restare rintanato nella propria meta campo. Al minuto 33 però alla prima palla scodellata in area da Viviani su punizione, prima Sala di piatto centrava la traversa e poi Helander anticipava tutti e di testa metteva in rete. Si andava al riposo con la Lazio a schiumare rabbia per uno 0-1 davvero immeritato con il 65 % di possesso palla. La ripresa cominciava con la squadra di Pioli che rientrava in anticipo sul campo ad attendere  gli avversari, segnale importante sulla determinazione della squadra di Pioli. La maledizione però continua, la Lazio arremba da tutte le parti. Spingono Felipe Anderson e Basta a destra e Lulic, davvero rigenerato da terzino e Kishna a sinistra. Biglia in mezzo al campo a dettare i tempi. Esce di un centimetro un destro di Anderson, copia fedele del magnifico gol di mercoledì al Genova, una percussione di Lulic mette fuori causa tutta la difesa avversaria ma la palla comoda solo da appoggiare in rete servita a Djordevic veniva ribattuta a colpo sicuro sulla linea bianca da Moras con un intervento miracoloso.  Al minuto 63 Pioli effettua un doppio cambio che si rileverà decisivo, fuori Kishna e Djordevic, dentro Keita e Mauri. Prima palla giocata da Keita, primo dribbling secco effettuato a saltare Sala che non può che stenderlo in area di rigore.

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Finalmente rigore. Biglia con un destro centrale sotto la traversa scaccia gli incubi. Il pareggio proprio di Biglia, che aveva segnato il suo primo gol con la maglia della Lazio proprio a Verona e anche il primo gol di questo campionato della Lazio,  fa credere ancora di più alla Lazio che ora si può addirittura provare a vincere. I cambi di Mandorlini sono tutti improntati al contenimento, togliendo anche l’ultimo attaccante ma ora la Lazio è davvero furente nel riversarsi in avanti. Ci sarebbe un altro probabile rigore per un fallo di mano ma quando Mauricio si becca il secondo giallo per un fallo su Wszolek lasciando i compagni in dieci sembra che tutti gli sforzi saranno vani anche questa volta. Ma una percussione del sempre più bravo, MIlinkovic-Savic, fermata in maniera fallosa dagli avversari,  porta la Lazio ad usufruire di una punizione dai 16 metri in posizione centrale. Biglia tocca per Parolo che centra il rasoterra vincente. La Lazio ha ribaltato la partita in 10 contro 11, contro alcune decisione dell’arbitro per lo meno curiose, in un momento davvero delicato, segno che lo spirito vincente, di coesione, di voglia di non mollare che lo scorso anno aveva contraddistinto il grande campionato fatto, forse ora è tornato!

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L’abbraccio finale al centro del campo al fischio finale, era la giusta apoteosi di una domenica che può  davvero schiudere orizzonti inesplorati. 6 giornate di campionato, 12 punti, tabù trasferta infranto, secondo posto in classifica e una piccola crisi già superata. Il futuro può davvero sorridere a questa squadra, in attesa di recuperare giocatori molto importanti come De Vrji, Klose e Candreva.

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