Roma, Roma, Roma. Ed una vittoria per zittire le solite critiche

Pubblicato il autore: Patrick Iannarelli Segui

Roma, Roma, Roma

Roma, Roma, Roma e il sogno di una notte di metà settembre. Anche perché quando si parla di Champions League si può parlare solo di sogni, almeno per il momento. Il sorteggio non è stato poi così benevolo, ma meglio così. In una notte d’oro e di stelle (tante, soprattutto nella squadra blaugrana) bisogna dimostrare il proprio valore in Europa. E di riflesso anche in Italia. Per scacciare via le polemiche nonostante le vittorie, per capire il vero valore dei singoli. Il Barcellona spaventa quasi come qualche mese fa, quando nella finalissima contro la Juventus riuscì ad avere la meglio, nonostante il gioco opaco. Forse spaventa di più, anche perché il trio delle ”maraville” continua a stupire. E anche perché in rosa c’è un certo Lionel Messi, uno che indossa la numero 10 con una leggerezza non indifferente. Vincere e convincere non sarà facile, anche perché bisognerà soffrire aleno per 90′. Basta anche solo un pareggio per mandare il morale alle stelle, ma basta una sconfitta secca a mandare alle ortiche un intero campionato. Almeno secondo le critiche, piovute già dopo la prestazione opaca (secondo alcuni) contro il Frosinone. Perché Roma e la Roma sono anche questo. Critiche ed entusiasmo, gioia e dolore. Magari provate contemporaneamente nell’arco della stessa partita. Sensazioni contrastanti e dubbi. E la voglia di tornare protagonisti in un campionato particolare, con un inizio davvero poco pronosticabile. E perché no, anche in Europa. Ovviamente Barcellona e il Barcellona sono lontane anni luce, ma il Bayer Leverkusen e il Bate Borisov potrebbero trasformare completamente la stagione. E portare via quelle polemiche inutili che accompagnano Roma e la Roma sin dalla nascita.

Roma, Roma, Roma e la terza gioia in tre settimane

Roma, Roma, Roma. Come la canzone intonata allo Stadio Olimpico prima di ogni partita dei giallorossi. Roma, Roma, Roma. Come le tre vittorie che potrebbero caratterizzare questo periodo. Pensarla e solamente sperarla contro i “marziani” è ovviamente improbabile, se non impossibile. Ma a Roma e alla Roma piace sognare. Una vittoria, la terza nel giro di tre settimane, potrebbe dare una svolta anche a chi critica, figure sempre più presenti e numerose nel calcio italiano. Una svolta nella mentalità e nel modo di interpretare il calcio, distanziandosi da singole reverenze e faziosità verso i soliti noti. Perché è ora di finirla di puntare il dito contro una squadra che gioca male, ma vince. Ed è impossibile evidenziare in continuazione errori di mercato e vecchi sbagli. Alimentate il malcostume tutto italiano di criticare un allenatore dopo dieci partite ed essere irriverenti nel voler parlare di tattica e moduli senza averne le dovute basi. Ci sarà un tempo in cui tutto finirà, ma probabilmente non sarà mercoledì il giorno tanto atteso. Anche in caso di vittoria, anche in caso di super prestazione. Perché è più semplice puntare il dito contro chi a 39 anni scende ancora in campo con la grinta di un ragazzino e poco si adatta ad un gioco diverso, piuttosto che sottolineare la freddezza mentale che una squadra ha acquisito dopo troppi errori e dopo due campionati gettati al vento. Perché a Roma e in Italia è più semplice guardare il proprio orticello piuttosto che applaudire e riconoscere il sacrificio e il duro lavoro. E dunque il sogno non rimane solamente quello di una terza vittoria nel giro di tre settimane, ma anche quello di non sentire più critiche campate in aria. Per amore di una squadra, ma anche per amore di uno sport che, se preso nel suo essere più primitivo, si mostra diametralmente opposto alle logiche illogiche di un intero paese. E di un intero popolo di appassionati pronti a puntare il dito contro un nemico immaginario. Roma, Roma, Roma. E i due sogni di una notte di metà di settembre. Probabilmente irrealizzabili. Ma come qualcuno disse tempo fa, sognare non costa nulla. Criticare senza un motivo anche.

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