Statistiche Milan, i numeri condannano Mihajlovic: è peggio di Inzaghi!

Pubblicato il autore: Salvatore Balistreri Segui

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STATISTICHE MILAN – Non sono bastati gli intenti di Silvio Berlusconi e gli 80 milioni di euro spesi nella recente finestra estiva di calciomercato. Non è bastata la volontà di cambiare rotta rispetto agli altri anni, con la panchina affidata a un uomo di polso, in grado di gestire in maniera ferrea e rigida lo spogliatoio. Le statistiche Milan, infatti, parlano chiaro e i numeri non mentono mai. Dopo sei giornate di campionato, il Milan di Sinisa Mihajlovic ha finora fatto peggio del Milan di Pippo Inzaghi dello scorso anno. A riportare il tutto è stato ‘Sport Mediaset’.

STATISTICHE MILAN, MIHA PEGGIO DI PIPPO – Nelle prime sei giornate il Milan di Sinisa Mihajlovic vanta 3 vittorie e altrettante sconfitte (tutte fuori dalle mura di ‘San Siro’), con un totale di 9 punti, 8 gol fatti e 9 subiti. Il Milan di Inzaghi lo scorso anno a questo punto della stagione contava 11 punti in classifica, frutto di tre vittorie, due pareggi e una sola sconfitta, con in bilancio un numero di reti fatte superiore (13) e i medesimi gol subiti (9). Numeri che fanno impietosire ancor di più i già stanchi e usurati tifosi milanisti, speranzosi quest’anno di vedere una musica diversa dopo le ultime stagioni passate più a leccarsi le ferite per risultati straordinariamente negativi che a godere per delle preziose vittorie.

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STATISTICHE MILAN, I PROBLEMI DI QUEST’ANNO – Cosi come l’anno scorso, anche in questa stagione i maggiori problemi del club di Via Aldo Rossi sono quelli difensivi. Una difesa che subisce parecchio, troppo. Con Inzaghi in panchina questo problema venne ‘nascosto’ da una grande fase realizzativa nella prima parte di stagione, che portò il tecnico rossonero a trovarsi a soli tre punti dalla zona Champions nella pausa pre-natalizia, per poi crollare nella seconda parte di stagione. Quest’anno, almeno sino ad oggi, non sono bastati gli innesti di gente del calibro di Carlos Bacca, Luiz Adriano, Bertolacci, Romagnoli e Kucka per riportare il Milan ai fasti che merita.

In casa rossonera non si vede ancora una gioco degno di questo nome, e anche le scelte effettuate sino ad oggi dal tecnico serbo lasciano il tempo che trovano. A Udine, sul risultato di 3-0 e con la partita in controllo, la decisione di togliere Calabria (uno dei migliori sino a quel momento anche se ammonito) per inserire un Alex totalmente fuori dal pezzo. Scelta che ha mandato in tilt l’intera sinfonia difensiva che si era venuta a creare sino a quel momento, e come conseguenza il rischio della clamorosa rimonta (evitata da un grande intervento di Diego Lopez su una conclusione da fuori area di Bruno Fernandes). Al ‘Marassi’ contro il Genoa, invece, la decisione di lasciare Bacca in panchina per 80′ quando il colombiano in campo avrebbe sicuramente fatto comodo parecchi minuti prima. Ma andando oltre questo tipo di decisioni (che vengono sempre criticate quando si perde ed elogiate quando si vince), in casa Milan a preoccupare maggiormente sono la questione trequartista, dove l’ex allenatore della Sampdoria non ha ancora trovato l’interprete giusto (in attesa di Menez) provando prima Suso, poi Honda, passando per Bonaventura e concludendo anche con Balotelli. Nessuno di questi è riuscito a mettere in campo quanto voluto da Sinisa per quella zona di campo, le giornate di campionato passano e una soluzione pare non trovarsi mai. E infine, come se non bastasse quanto visto sinora, anche la questione De Jong. La posizione preferita dell’olandese in campo è sicuramente quella di regista davanti la difesa, ma tra le sue caratteristiche tecniche non ci sono sicuramente quelle di dare qualità alla manovra, di velocizzare il gioco e di impostare le azioni offensive. Queste caratteristiche, invece, sono possedute da Riccardo Montolivo, che non a caso si è conquistato il posto in questo ruolo e difficilmente potrà perderlo essendo l’unico in grado di fare determinate giocate. E Mihajlovic, per evitare di rinunciare al preziosissimo lavoro di interdizione che offre il mediano olandese, ha provato a relegarlo nel ruolo di mezz’ala. Un esperimento che è andato benissimo soltanto nel primo tempo di Udine, salvo poi calare alla distanza. A questo punto i dubbi sono leciti: meglio un De Jong fuori posizione o giocatori come Kucka e Poli che sanno interpretare bene il ruolo ma che non danno la stessa solidità in copertura che può offrire l’olandese?

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Per Mihajlovic è arrivato il momento di trovare le giuste soluzioni e dare una quadratura definitiva a una squadra che fino ad oggi ha quasi sempre regalato un tempo agli avversari. Una situazione che, se si vuole raggiungere il tanto osannato posto in Champions League, deve risolversi il prima possibile, per evitare che il distacco dalle posizioni che contano diventi sempre più ampio e impossibile da colmare.

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