Andrea Ranocchia, professione precario

Pubblicato il autore: Alessandro Cipolla Segui

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Se non si conoscesse il personaggio si potrebbe parlare di rivincita o di rivalsa. Invece no. Quando c’è di mezzo Andrea Ranocchia c’è di mezzo solo un termine : professionalità. Ebbene si perchè nell’epoca del calcio 2.0 tutto è notizia tutto è polemica, tranne che quando si tratta di lui. Perchè, come direbbe Totò, “signori si nasce e non si diventa” ed Andrea “lo nacqui”. Per buona pace per chi, come me, è sempre pronto a cogliere la notizia o la polemica per poter scrivere, perchè da lui avremo sempre poche soddisfazioni in tal senso.

INIZI DA PREDESTINATO – La carriera del giovane Ranocchia sembra quella di un difensore centrale destinato ad una lunga carriera di successi. A 18 anni titolare in serie B con l’Arezzo, l’anno successivo vince il campionato cadetto a Bari e poi il campionato seguente centra la salvezza nella massima serie con il club pugliese. In coppia con Bonucci gli esperti dicono che è lui a tenere le redini della retroguardia dando più di una stampella al suo compagno di reparto, ora uno dei difensori più apprezzati non solo in Italia. Poi una stagione al Genoa per quella che sembrava essere la consacrazione definitiva : nel 2011 passa all’Inter, tra grandi aspettative. Quello che sembrava essere una carriera in ascesa trova però un brusco stop con la maglia nerazzurra : sono gli anni post triplete ed i bauscia faticano a mantenersi su grandi livelli persi tra cambi di proprietà e di allenatori.

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DA PRINCIPE A RANOCCHIA – I giocatori vanno e i giocatori vengono all’Inter ma quel serio spilungone centrale sembra sempre resistere ad ogni sirena di mercato. Ad ogni sessione di trasferimento ecco che Ranocchia viene accostato ora a questo ora a quest’altro club, Italia o Inghilterra cambia poco. Ma lui sempre niente, sempre zitto. Poi arriva il rinnovo con la fascia da capitano da capitano che passa sul suo braccio, ma questo non evita al buon Andrea di rimanere sempre in bilico come condannato ad un eterno limbo. Arriva poi il Mancio e la campagna acquisti estiva che porta ad Appiano due centrali di spessore come Murillo e Miranda, che subito diventano titolari nei piani del tecnico di Jesi. Andrea fa la panchina e non fiata. Poi Murillo si fa male e allora deve subire anche l’umiliazione di vedersi sorpassato nelle gerarchie da Medel dirottato in difesa, come quando non si hanno più alternative e pur di non farti giocare si dirotta un giocatore, che comunque fa quel ruolo nella sua nazionale, in una posizione inedita.

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IL SILENZIO DEL MARE – Nell’epoca dei social network a questo punto ci saremmo aspettati twitt o post su Facebook al vetriolo ed invece nulla. Come i protagonisti del libro “Il silenzio del mare” che scelsero il non proferire mai parola come forma di protesta, così si è comportato Ranocchia che col Bologna, alla decima giornata, finalmente è tornato ad essere titolare ma senza fascia. L’Inter ha vinto, lui ha giocato la sua solita onesta partita, come sempre, già sapendo che fin da sabato con la Roma ritornerà a stare in panchina. Però sempre a modo suo, senza polemica.

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