Calcio capitale: da Cassano a Lotito, 7 nomi per 7 peccati

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

 

Calcio
Non c’è pace per i peccatori, specialmente per i peccatori calciatori, più viziosi dei mortali e alcuni icona stessa di un particolare vizio.
ACCIDIA. Michael Essien. Il centrocampista ghanese ha la beata abitudine di dormire 14 ore al giorno, come ammesso da lui stesso nell’estate del 2007, quando vestiva la casacca del Chelsea. Nel gennaio 2014 passa al Milan dove aumenta il periodo di sonno per altri 90 minuti, per lo più concentrati nelle giornate domenicali.
Penitenza: reincarnarsi da fachiro.
AVARIZIA. Claudio Lotito. Lo chiamano Lotirchio, noto gaffeur, presenzialista, latinista alla vaccinara e badante di Carlo Tavecchio. Quam pecunie damnum stimulat (niente punge più profondamente della perdita di denaro, Livio): “Se me porti su il Carpi… una può salì… se mi porti squadre che non valgono un cazzo, noi fra due o tre anni non c’abbiamo più una lira”, declamava al cellulare col dg dell’Ischia, Pino Iodice. Un telefono da ventimila lire, poi immortalato in una conferenza stampa pluritwitterata e sorretto da un braccino.
Penitenza: tornare alle indulgenze.
GOLA. Antonio Cassano. Nel gennaio 2006, a 23 anni, passa dalla Roma al Real Madrid, dove viene subito ribattezzato El gordito (il grassottello). Nonostante una focosa, estenuante e sifilitica vita sessuale (“ho avuto 600 – 700 donne”) El pube de Bari raramente riesce a far pace con la bilancia e tra burrate e zeppole la scorsa estate strappa un contratto con la Sampdoria dove, giurano, sia particolarmente affamato. Di vittorie, ovviamente.
Penitenza: una cena pagata. Da Lotito.
INVIDIA. Antonio Conte. “Non si può andare a un ristorante da 100 euro con 10 euro” affermava, incautamente, l’attuale ct della Nazionale poco prima di lasciare la Juventus, riferendosi all’apparente inadeguatezza del proprio buffet servito al tavolo Champions. Subito dopo arriva un giovanotto di Livorno un po’ turbato (il gol di Muntari, il gol di Muntari, il gol di Muntari…), abituato al cacciucco e soprannominato acciughina, che al primo colpo vince Scudetto, Coppa Italia e sfiora l’indigestione contro i marziani del Barcellona. Per il ct sarebbe stato agghiacciande, resta la rosicata.
Penitenza: mangiarsi i capelli.
IRA. Pasquale Bruno. Stopper, tra gli altri, di Torino, Juventus e Fiorentina, ricordato come O’ Animale, in carriera colleziona una cinquantina di giornate di squalifica cagionate da centinaia tra cartellini gialli e rossi. Prende, dalle sue stessa società, tante di quelle multe che al confronto Balotelli è una pudica educanda stretta nel cilicio. Nel novembre del 1991, da granata, disputa il derby contro la Juventus e viene espulso dopo un quarto d’ora di gioco, reo di aver tentato una rozza rinoplastica su Casiraghi. Il susseguente cartellino rosso di Ceccarini è il drappo che scatena l’isteria del toro, frenata a stento dal picador Lentini. La terna arbitrale lascerà l’arena scortata dalla polizia. Non si sa mai.
Penitenza: un Padre Scirea per ogni cartellino ricevuto e un Atto di Dolore per ogni dolore causato.
LUSSURIA. George Best. “Ho speso un sacco di soldi per alcool, donne e macchine veloci, tutti gli altri li ho sperperati”. Forse il più grande dribblatore di sempre, poeta maledetto dell’estetica declinata al calcio, usava dire di sé stesso: “Se fossi stato più brutto avrei oscurato la stella di Pelè”. La solitudine dell’ala destra si interrompeva nelle notti inglesi, tra feste e modelle durante il periodo del liberismo sessuale. A soli 28 anni, dopo aver portato alla gloria il Manchester United, inizia il declino. Muore nel 2005 a causa degli eccessi di alcool. Pensando a lui, il gusto che prevale è il rimorso per ciò che non è stato accompagnato dall’invidia per ciò che non si ha il coraggio di compiere. Fuori tema, i brasiliani ex Inter Adriano e Ronaldo, malcapitati in storie di viados. Scrivendo di vizi, si tralascino i vizietti.
Penitenza: è già stato punito abbastanza.
SUPERBIA. Zlatan Ibrahimovic. “Io sono Zlatan e voi chi diavolo siete?”. Pare abbia esordito così, il giovin Zlatan, appena ventenne, quando nell’estate del 2001 mise per la prima volta piede nello spogliatoio dell’Ajax, manco fosse il Cerignola. “Io ogni giorno mi alzo sapendo di essere il migliore e lavoro ogni giorno per esserlo sempre di più”, tra i suoi contemporanei soltanto Messi, Ronaldo e l’immancabile Chuck Norris potrebbero dissentire.“Chi vincerà gli spareggi per la Coppa del Mondo?” – osò chiedere un giornalista – “Solo Dio sa”. “È un po’ difficile chiedere a Lui” – incalza – “Perché? È davanti a te, adesso”.
Penitenza: nessuna, può auto assolversi.

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