Crisi Milan: giocatori, allenatore e società sotto accusa!

Pubblicato il autore: Salvatore Balistreri Segui

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CRISI MILAN – Bisogna tornare al mese di maggio del 2011 per ritrovare l’ultimo trofeo (lo scudetto) portato a casa dal Milan, mentre bisogna scendere indietro di altri quattro anni per ritrovare gli ultimi successi europei e mondiali (la Champions di Atene e il Mondiale per Club in Giappone). Da allora in poi solo delusioni per tutto l’ambiente rossonero, che da due anni a questa parte ha anche perso il treno per la qualificazione a una competizione europea, facendo registrare un ottavo posto nella stagione 2013-2014 e un decimo l’anno scorso. E l’inizio di questa stagione, che doveva essere quella della grande rivalsa, è stato addirittura peggiore di quello del Milan targato Inzaghi. Cerchiamo di capire quali siano le cause di questo crollo vertiginoso che sta colpendo una società gloriosa come quella milanista.

CRISI MILAN, LE COLPE SOCIETARIEIn un meccanismo che non funziona le colpe sono inevitabilmente di tutti. Senza alcun dubbio parecchie responsabilità sono da assegnare a una società che ormai da anni sembra aver perso quella passione e quel modo di fare che portò i rossoneri a diventare il club più titolato al mondo. E questo nonostante le numerose presenze di Berlusconi lo scorso anno a Milanello nelle vigilie dei match o il cospicuo budget messo a disposizione nella recente sessione di calciomercato estivo. Dopo una stagione passata con un allenatore (Inzaghi) che non impostava principalmente i suoi allenamenti sulla fatica, sul duro lavoro e sull’intensità, Galliani e soci hanno deciso di affidare le sorti della rinascita a un tecnico che fa di queste caratteristiche i suoi punti forti, tralasciando altre figure (come lo stesso Sarri che era stato bloccato da Galliani) che prediligono un calcio totalmente diverso. E in queste prime giornate tale scelta evidentemente non ha ripagato. Dalla questione allenatore si passa a quella della costruzione della squadra. Con una cifra addirittura più bassa di quella messa a disposizione da Fininvest a Galliani (i 76 milioni della cessione di Zidane contro 90), la Juve acquistò Buffon, Thuram, Cannavaro, Nedved e Inzaghi, mentre il Milan ha speso il suo tesoretto per Romagnoli, Bertolacci, Bacca e Luiz Adriano. Già soltanto dai nomi si legge la grande differenza di qualità, che ad oggi la si dimostra anche in campo. I bianconeri furono protagonisti assoluti del campionato italiano fino al 2006 anno di Calciopoli, il Milan si ritrova con la seconda peggior difesa in campionato, con 4 sconfitte e 3 vittorie all’attivo e con una confusione totale che domina all’interno di Milanello. Dopo tutto ciò, risulta difficile poter affermare che il mercato fatto dai dirigenti rossoneri sia stato proficuo.

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CRISI MILAN, LE COLPE DELL’ALLENATORE – Detto delle colpe societarie, passiamo adesso a quelle dell’allenatore. Mihajlovic ha deciso sin dal primo giorno in cui è divenuto l’allenatore del Milan di impostare un rapporto con i giocatori basato sul sacrificio, sulla schiettezza, sulla grande voglia di lavorare e sul mettere tutti sotto lo stesso piano, senza particolari preferenze. Basi all’apparenza piuttosto solide e che sembravano fondamentali per ricostruire pian piano i brandelli di spogliatoio rimasti dalla gestione Inzaghi, ma che sino ad oggi non hanno restituito risultati vincenti: i giocatori continuano ad avere paura in campo e ai primi momenti di difficoltà non mostrano alcuna capacità di reazione, e il tanto desiderato bel gioco continua a latitare. Ma i problemi di Mihajlovic rispecchiano anche sul modulo da applicare. Il serbo ex Sampdoria insiste nel voler proporre il 4-3-1-2 pur consapevole di non aver un trequartista puro, in grado di svolgere al meglio quel ruolo e far fare il salto di qualità alla squadra (altro neo societario, aver speso tantissimo senza aver ricoperto a dovere le falle presenti in rosa), cambiando continuamente gli interpreti impiegati (da Suso a Honda, passando per Bonaventura e persino Balotelli) ma non ottenendo quasi mai l’esito sperato. A questo punto prevedere un cambio di modulo non sembra essere più un’utopia se si vuol cercare di far esprimere al meglio le caratteristiche e le qualità dei giocatori.

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CRISI MILAN, LE COLPE DEI GIOCATORI – Infine, in una crisi come quella rossonera, non possono non mancare le responsabilità da parte dei giocatori, che sono gli interpreti finali di tutto il lavoro che si cela dietro una società calcistica. Il numero di calciatori che può vantare la sufficienza in questa prima parte di campionato si conta con le dita di una mano (inseriamo Bonaventura e, in alcuni casi, Diego Lopez, Bacca, Adriano o lo stesso Balotelli), mentre i restanti giocatori non hanno sicuramente reso come tutti si aspettavano. In più, un altro grande problema che sembra affliggere la rosa milanista, è la mancanza di un vero leader, capace di trascinare la squadra nei momenti di maggiore difficoltà, con i giocatori più rappresentativi, da cui ci si aspetta sempre qualcosa in più, che non sembrano all’altezza di aiutare i compagni nel momento del bisogno e non si mostrano in grado di caricarsi sulle spalle l’intero gruppo.

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CRISI MILAN, LA CONCLUSIONE – Ma, come detto all’inizio, questi sono soltanto alcuni dei problemi (secondo noi i principali) che affliggono un Milan ad oggi sull’orlo del baratro, con quella tanto desiderata luce in fondo al tunnel che sembra non apparire mai. Vedremo se i match contro Torino e Sassuolo potranno rappresentare un nuovo punto di partenza per tutto il mondo Milan e soprattutto per quei tifosi ormai rassegnati all’ennesima stagione ricca di delusioni e povera di gioie.

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