Juventus, Agnelli: “14° posto: zero scuse. Attenti sul mercato, il futuro sarà grande”.

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista Segui

andrea_agnelli Alle ore 10,30 si è aperta l’assemblea degli azionisti della Juventus. Una giornata importante, che muove dal raggiungimento di un utile di 2,3 mln a bilancio, che per la prima volta in cinque anni non ha fatto registrare un rosso. Dal 2011 ad oggi si è assistito ad una graduale ma incessante progressione che ha permesso di colmare un buco di bilancio ammontante a ben 95 mln. Frutto dei risultati sportivi e dell’aumento dei ricavi provenienti da stadio e sponsorships, che hanno portato ad un valore globale di 348 mln considerando il lordo delle plusvalenze fatte registrare alla voce compravendita dei cartellini dei giocatori.

Tuttavia, quei risultati sportivi che nell’arco di un quadriennio hanno trainato la crescita del marchio a livello internazionale, stanno venendo a mancare in questo primo scorcio di stagione. La crisi di risultati, soprattutto in campionato, è senza dubbio figlia della rivoluzione scattata in estate sul mercato per effetto delle cessioni forzate di tre pilastri come Tevez, Pirlo e Vidal. Il presidente della Juventus Andrea Agnelli, però, non vuol sentire scuse e nel discorso introduttivo alla seduta assembleare di approvazione del bilancio, prende di petto la questione dei risultati finora deludenti ottenuti dalla squadra: “Eravamo consapevoli che il processo di rinnovamento della rosa della Juventus avrebbe potuto creare qualche difficoltà – afferma il presidente della Juventus Andrea Agnelli -, ma non è assolutamente una giustificazione del 14/o posto attuale in classifica”, la stoccata lanciata neanche troppo velatamente ai responsabili della gestione tecnico-sportiva della società, nessuno escluso. Agnelli prosegue il suo discorso introduttivo guardando al futuro, che giudica roseo in funzione dell’età media notevolmente abbassata con il mercato estivo, che ha portato elementi giovani di indiscusso valore, almeno sulla carta: “Gli investimenti per Dybala, Lemina, Rugani, Morata, Sturaro, Pogba e Zaza ci garantiscono un grande futuro. Siamo sempre vigili sul mercato e siamo pronti a sfruttare situazioni come quella di Tevez“.

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Il presidente Agnelli è tornato anche sul momento vissuto attualmente dal calcio italiano. Più volte ha evidenziato criticamente l’assenza di un serio impulso istituzionale che vada nella direzione delle auspicate riforme, volte ad elevare l’immagine internazionale del movimento, accrescerne l’appetibilità e di conseguenza i ricavi: “Dagli ultimi eventi accaduti dopo la mia lettera agli azionisti emerge l‘enorme bisogno di un cambiamento della governance del calcio a livello nazionale ed internazionale che permetta al mondo del calcio di riacquisire la centralità verso tutti gli stakeholder e soprattutto verso i tifosi.  Il calcio italiano si trova in una fase transitoria e per raggiungere le big europee serve un contesto nazionale. Non ho mai nascosto che si possano dare contributi più alti ai campionati minori, ma a fronte di un progetto sportivo ben definito. La riduzione del numero delle squadre è fondamentale come l’istituzione delle seconde squadre. Le seconde squadre ci permetterebbero di fare meno prestiti come succede in Premier League. La Premiere League ha 175 giocatori in prestito. La Serie A 452. Così si perde il controllo della crescita del giocatore. Vista l’importanza dello sport nel sistema economico italiano, un testo unico dello sport garantirebbe maggiore efficenza. In termini di competitività dei ricavi l’Italia perde terreno rispetto alle principali leghe estere. L’ECA Europe ha svolto un grandissimo lavoro a livello internazionale, ottenendo risultati di portata storica. Ogni crisi porta una montagna di opportunità se si ha il coraggio di guardare in faccia i problemi. Al calcio servono risposte credibili, proposte credibili, persone credibili. In una parola serve il cambiamento“.

Il presidente ha ribadito più volte la necessità di un cambiamento a livello di governance del calcio italiano, attenta all’accrescimento dei ricavi, al miglioramento delle strutture e della sicurezza, con particolare attenzione al motore del movimento intero: i tifosi. “Il cambiamento non deve spaventare. Come diceva Alvin Toffler, è il processo con il quale il futuro invade le nostre vite. I tifosi sono il vero motore di questo straordinario mondo in cui abbiamo il privilegio di lavorare. Abbiamo la consapevolezza che per proseguire nel nostro processo di sviluppo dobbiamo aumentare significativamente i ricavi. Ci sono tecnologie che garantirebbero ai tifosi un ambiente sicuro e un lavoro più efficace alle società e alle forze dell’ordine“.

Dopo le parole di chiusura del discorso introduttivo pronunciate dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, l’assemblea degli azionisti ha inizio. Si segnala la presenza e l’immediata presa di parola dell’associazione GiulemanidallaJuve, che torna a partecipare dopo due anni di volontaria assenza in segno di protesta contro la piega presa dall’assemblea, apostrofata come “un consesso che si era trasformato in occasione per la visibilità e l’autoreferenzialità di molti partecipanti”. L’associazione ha voluto motivare la sua scelta, facendosi interprete del pensiero di una consistente fetta del tifo bianconero, che teme un disinteresse dei vertici dirigenziali e del gruppo Exor, che controlla la Juventus,  dalla gestione sportiva del club in favore di altri interessi: “Soprattutto, ha prevalso quello che consideriamo un senso di responsabilità verso la Juventus e la sua ultracentenaria Storia: non vogliamo che all’attuale dirigenza manchi il confronto con una parte significativa del tifo juventino, non vogliamo che in quel clima di autoreferenzialità che molto probabilmente riscontreremo anche quest’anno, qualcuno pensi di avere campo libero e poter fare ciò che vuole della Juve (come ad esempio sacrificarne le sorti a favore di altri interessi o asset), senza renderne conto a chicchessia”.

Successivamente Andrea Agnelli ha preso di nuovo la parola per replicare con fermezza a quanto emerso dagli interventi di diversi azionisti di dimensioni minori: “Mi fa piacere la vostra juventinità e il vostro amore, ma comunque non me lo deve spiegare nessuno cosa vuole dire amare la Juventus. Su Calciopoli, partiamo dalla valutazione degli eventi che sono emersi nel recente passato, gli atti che sono in società. Non riteniamo che il quadro entro il quale operiamo non ci permetta di trarre conclusioni diverse da quelle di sempre. L’articolo 39 non va in prescrizione: esiste. A livello penale, il processo si è chiuso e sono in corso due azioni presso il Tar e presso la Corte d’Appello di Roma l’impugnazione della decisione di non decidere sullo scudetto 2006. Gazzoni ha chiesto 30 milioni, non 100. Il ricorso è arrivato e faremo le valutazioni del caso. Se sarà necessario un accantonamento lo faremo, ma l’anno prossimo. I mancati accantonamenti in Figc sono una cosa che riguardano loro, chiedete a loro”.

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