Lazio day after: mentalita’ o presunzione?

Pubblicato il autore: Mauro Simoncelli Segui

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Il day after della Lazio dopo l’incredibile sconfitta subita ieri sera sul campo dell’Atalanta, è una continua riflessione sulla mancanza di una presunta mentalità vincente o sulla troppa presunzione del suo allenatore, che alla costante ricerca della vittoria, nel finale rocambolesco con una sostituzione, ha sbilanciato troppo la squadra, condannandola ad un gol in contropiede in trasferta a quattro minuti dalla fine. Che il rendimento di questa stagione sia completamente differente se si giochi tra le mure amiche o lontano dall’Olimpico ora è davvero realtà: un rullo compressore in casa, 8 vittorie su 8, coppe europee comprese, un pareggio, 5 sconfitte e solo una vittoria al Bentegodi sponda Hellas non a caso ultimo in classifica. Ieri la Lazio nel primo tempo soprattutto, ha interpretato bene la partita, giocata sotto una pioggia equatoriale. Subito in pressione nella metà campo avversaria vista l’attitudine degli orobici a segnare nei primi 15 minuti ed invece era proprio la squadra di Pioli a passare in vantaggio grazie ad un meraviglioso arcobaleno disegnato su punizione da Biglia che quando riesce a tirarle rubando la scena a Candreva, è praticamente infallibile.

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Da quel momento in poi la squadra ha gestito benissimo il vantaggio, non ha mai corso pericoli, ha sempre gestito il gioco facendo girare il pallone, sfruttando le sovrapposizioni continue di Basta e Lulic, sempre più decisivo e pensare che non doveva proprio giocare, ma soprattutto con un Milinkovic-Savic, sempre più padrone assoluto del ruolo. Anzi, alla fine del primo tempo c’era anche del rammarico per non aver raddoppiato sfruttando una delle tante ripartenze non concluse a rete solo per un difetto nell’ultimo passaggio. La ripresa cominciava con lo stesso spartito. A fronte di qualche calcio d’angolo in più tirato dall’Atalanta, la Lazio riusciva a sbagliare altre facili occasioni, con dei contropiedi anche in superiorità numerica. Clamorosa quella non finalizzata da Anderson che riusciva a sbagliare la facile assistenza a Matri oramai a tu per tu con Sportiello. Erano evidente errori di leggerezza, mancava la rabbia e la voglia assoluta di chiudere finalmente la partita e intascare importantissimi 3 punti. Anche perchè il calcio è un gioco strano e infatti un cross rasoterra del Papu Gomez, liberatosi con una spinta peraltro della pressione di Candreva, del tutto innocuo, veniva maldestralmente deviato nella propria porta da Basta. Era un pareggio a dir poco trovato che meritato da parte dei neroazzurri, tanto più che l’ex di turno Reja, toglieva una punta e inseriva Raimondi, un difensore per cambiare assetto tattico e provare a contrastare meglio lo strapotere laziale. Il pareggio sapeva di beffa ma sotto la pioggia battente, con alcuni giocatori in difficoltà fisica perché costretti a giocare in assenza di alternativa abili, Pioli cercava di dare una sferzata d’orgoglio ai suoi ragazzi togliendo dalla contesa uno dei  migliori in campo Onazi per far entrare Klose ad affiancare Djordevic che era già subentrato a Matri. Insomma 4-2-4 di brasiliana memoria con Anderson e Candreva sugli esterni e Milinkovic-Savic scalato di fianco a Biglia. Un azzardo totale, un all-in che non aveva già pagato a Reggio Emilia contro il Sassuolo e che ieri portava al clamoroso contropiede al minuto 41 che trovava ancora Gomez solo soletto sul dischetto di rigore, con il tempo di fermare la palla e metterla a giro sotto l’incrocio dei pali più lontano dalle mani di Marchetti. Frittata fatta.
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Dai sogni di gloria di inseguimento alla capolista ai piedi a terra di vedersi raggiungere anche da squadre insospettabili come la stessa Atalanta o il Sassuolo. La mentalità vincente di una squadra si costruisce con anni e anni di duro lavoro, mister Pioli ci ha abituato a far giocare la sua squadra sempre per i 3 punti, siamo la squadra che lo scorso anno pareggiava meno, o si vinceva, tante volte, o si perdeva, meno volte per fortuna, e questa stagione il trend è identico però ora le sconfitte esterne cominciano ad essere troppe e a volte, il saper leggere una partita in corso, saper capire lo stato d’animo dei proprio giocatori, risulta essere decisivo quanto una mossa tattica. Un pareggio ieri sapeva sì di beffa, ma dava continuità di risultati ad una squadra che non ha più le certezze tecniche e morali della scorsa stagione e allora, un punto  in classifica conta molto di più di qualsiasi processo mentale di crescita. Un errore di presunzione da parte dell’allenatore, anche perché la mentalità vincente di una squadra si costruisce appunto…vincendo ma anche non perdendo per averla cercata di vincerla, una partita.

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