Maurizio Stirpe e il rispetto per i tifosi. Quando la normalità fa notizia

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

stirpeGià il fatto di pensare che i tifosi siano equiparabili a dei clienti è un errore clamoroso, perché a mio avviso i veri proprietari di un club sono proprio i tifosi. Noi siamo solamente degli amministratori pro-tempore“, firmato Maurizio Stirpe. Presidente del Frosinone Calcio.

Elogiare o promuovere esponenti del calcio d’oggi è un qualcosa di sinceramente difficile. Persino quando si producono in esternazioni positive e veritiere. Dietro a questa atavica sfiducia c’è il maleodore del danaro, delle partite truccate e, in ultima battuta, dei diritti televisivi che tanto fanno scalpore in questi giorni (come se fino a ieri nessuno avesse saputo nulla in merito). Passando per il trattamento inumano e spesso bestiale del cuore di questo sport: i tifosi. Lungi da me star qui ad adulare allora uno dei componenti di questo folle baraccone, che sia Pallotta Lotito o Stirpe. Ma c’è da dire che se le parole, a questo mondo, ancora hanno un minimo di peso, quelle del presidente frusinate delineano nettamente il solco tracciato negli ultimi anni tra le grandi piazze e la provincia.

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Il calcio cosiddetto “minore”, ha giocoforza ancora bisogno di utilizzare e vivere quella passionalità fanciullesca con cui tutti noi ci siamo avvicinati ai campi da giuoco. Perché, diciamocelo chiaro, se domenica mi vado a vedere il Frosinone, piuttosto che l’Atalanta o il Perugia, posso ancora sentire in parte il profumo del manto erboso ed assaporare l’esuberanza scomposta del pubblico. Che vive di calcio, a quelle latitudini, come lo vivrebbe nel campetto di periferia. E questa, per il sottoscritto, resta l’essenza. Soprattutto al cospetto della tracotanza, del prodotto preconfezionato e delle gioie mascherate dietro canzoncine idiote ai gol, che ormai prendono sempre più piede nelle metropoli o nei templi dei club più titolati.

Ed allora si può dire quel che si vuole sulle parole di Stirpe. Lo si può accusare di ruffianeria o di opportunismo (anche se francamente non ne capirei i motivi), ma sta di fatto che lui si è esposto. E lo ha fatto in totale controtendenza rispetto ai soloni dell’italico football, troppo spesso appecoronati alle dicisioni provenienti dall’alto o a un savoir faire che tende a giustificare qualsiasi arma di distruzione di massa usata a scapito del nostro sport nazionale e dei suoi tifosi. In fondo cosa c’è di strano o di nuovo in ciò che ha detto il primo dirigente giallazzurro? Non era pensiero comune, un tempo, che i tifosi andassero consacrati, ascoltati e coccolati? Stirpe è contrario alla trasformazione degli stessi in clienti, ma forse non sa che ormai anche essere clienti sarebbe un privilegio. A un cliente non si vieta di comprare un prodotto in base alla città di provenienza e non si complica la vita per entrare nel proprio negozio. Mostrando i muscoli, mentre dietro le quinte lo sfacelo è un dato di fatto. Appurato persino dalle aule dei tribunali civili.

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La stanza dei bottoni della sfera che fa battere i cuori e muovere i milioni, resta per ora nelle mani dei soli noti. Di quelli dall’offesa facile a sodalizi come Frosinone e Carpi, colpevoli soltanto di non produrre una sufficiente quantità di cibo per tappare le voraci pance dei sommi gestori. Ben vengano gli Stipe allora, senza bisogno di fare proiezioni demagogiche o illazioni dettate dal gioco delle parti. Arriverà un anno, ed arriverà prima o poi, in cui tutto questo sistema imploderà e sarà costretto a tornare in ginocchio, strisciando, dai supporters. Chiedendogli scusa e richiamandoli senza dignità dopo averli, per anni, offesi, umilitati e delusi. Forse sarà tardi. E da un certo punto di vista bisogna anche augurarselo. Per ricostruire qualcosa di dignitoso e pulito, occorre distruggere e radere al suolo tutto ciò che l’ha preceduto.

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