Zamparini: “Dybala deve lasciare la Juve. Allegri lo rovina”

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista

screen-zamparini-dybala-abbraccio-2Ho scritto a Paulo e gli ho consigliato di andare via dalla Juve“. Attraverso queste parole il presidente del Palermo calcio Maurizio Zamparini ha gettato benzina sul fuoco del caso Paulo Dybala. La gestione di Dybala sta facendo discutere in modo quanto mai acceso, con i tifosi della Juventus che a partire dal secondo tempo della partita di ieri con il Borussia Mönchengladbach stanno infiammando il web attraverso i canali social e non solo.

Sul banco degli imputati sempre lui, Massimiliano Allegri, reo di non impiegare Dybala quanto gli appassionati di Juventus (e non solo loro) si aspetterebbero. “Sono arrabbiato e molto con Allegri: sta rovinando un campione. Dybala è il calcio, Allegri no – le forti parole del focoso presidente del Palermo-. L’argentino non va imbrigliato negli schemi, ma lasciato libero di inventare. In questo modo Allegri lo sta rovinando”, ha proseguito Zamparini, che si è spinto fino a suggerire a Dybala di farsi strada nello spogliatoio della Juve, giudicato invidioso nelle persone dei senatori nei confronti del nuovo, giovane arrivato Dybala: “Gli ho detto anche di farsi amici i senatori, che forse sono gelosi di lui”, la frecciata di Zamparini.

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Zamparini, poi, ha cercato di annichilire Allegri, portando come pietra di paragone l’ottimo lavoro svolto sin qui da Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter, ricordando il forte interesse per Dybala manifestato in estate dal Mancio:Allegri sta buttando all’aria il lavoro di Conte, è lampante che non ha le idee chiare. Dybala merita un allenatore diverso: in 7 minuti ieri sera ha fatto vedere la differenza. Con Mancini, ad esempio, Dybala giocherebbe sempre: può darsi che l’Inter vinca lo scudetto, ma deve ancora organizzare bene la squadra. Ma quando si vincono tante partite per 1-0, gran parte del merito è dell’allenatore. Mancini mi ha chiamato tutta l’estate per Dybala, ma la Juventus era più forte economicamente“, ha chiosato. rivelando un altro retroscena di mercato dopo quello dell’interesse in prima persona di Berlusconi per Dybala.

Aacuistato dal Palermo per la cifra tutt’altro che modica di 32 mln più 8 di bonus legati al rendimento del calciatore e ai traguardi di squadra, la Joya resta ad oggi il miglior marcatore della Juventus nonostante non venga impiegato con continuità. In un momento di evidente crisi di risultati, aggravati dall’incapacità di creare occasioni da gol e soprattutto di concretizzarle, ecco che gli umori foschi della piazza si sono riversati quasi interamente sulle scelte di Allegri. Il tecnico livornese aveva escluso Dybala dal big match con l’Inter sulla base della sua (presunta) non ottimale condizione a causa del tardivo rientro dal Sudamerica, dove ha esordito con la selección argentina. Ecco che ieri tutti si aspettavano ragionevolmente un impiego dal 1′ o quanto meno uno spezzone di gara più consistente, rispetto ai 10′ concessi a Dybala da Allegri.

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Di più, perché la lucidità e l’eleganza con cui ieri Allegri ha preferito non appigliarsi ad alibi di alcun genere nonostante alcune dubbie decisioni arbitrali, hanno ceduto il passo ad una malcelata confusione dialettica con riferimento proprio alla situazione di Paulo Dybala. Allegri, che in linea con i precedenti allenatori di Dybala aveva sempre indicato nel ruolo di punta pura la migliore collocazione tattica per Dybala, ieri è tornato sui propri passi accostandosi all’opinione espressa già in estate dal Direttore Generale Marotta, che nel bel mezzo dell’affaire Draxler aveva indicato in Dybala l’uomo schierabile tra le linee . “Dybala diventerà un grande giocatore in una grande squadra in un ruolo diverso dal quello di punta”, una frase, quella pronunciata da Allegri ai microfoni di Mediaset Premium nel postpartita di Champions, che appare contraddittorio e suona come un chiaro invito rivolto a Paulo Dybala a lasciarsi alle spalle l’esperienza da leader indiscusso vissuta a Palermo. Quasi non gradisse alcuni suoi atteggiamenti in campo, Allegri sembra preferirgli il piglio ed il temperamento di Simone Zaza, salvo poi sorvolare sull’atteggiamento talvolta indolente di Alvaro Morata e Paul Pogba, titolari inamovibili fino ad oggi.

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