A cosa servono gli assistenti degli arbitri?

Pubblicato il autore: Francesco Moscato

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A cosa servono, gli arbitri addizionali, e a volte anche i guardalinee? Saremo duri nel dare una sentenza, o un pensiero alquanto negativo, ma qui, nel campionato di Serie A (perché è quello che ci interessa più da vicino) arbitro, guardalinee, assistenti, e quarto uomo, ne fanno di tutti i colori. Non c’è mai una decisione netta, giusta precisa, e nemmeno, punizioni verso i calciatori, che non hanno comportamenti regolamentari in campo. Ieri, ne è stato l’esempio, in ben 2 partite del campionato italiano. Perché, non possono nemmeno essere intervistati, per poter spiegare i loro errori, come normali uomini, quali sono? Su tutte, Roma-Lazio. Il derby capitolino, giocato davanti a pochissime persone. Gli episodi? Il rigore, dato a Dzeko, dato quasi a centrocampo (scusate l’ironia) ed il fallaccio di Lulic da cartellino arancione su Salah, che se visto al replay, fa venire i brividi, per la cattiveria e la volontarietà dell’intervento sul calciatore egiziano, che è uscito in lacrime. Capiamo, che tutto non possono guardare.

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Ma gli assistenti, a cosa servono? Si mettono tanto in posizione, gambe piegate, in assetto di guerra, e poi? Non c’è mai una domenica, liscia, senza errori evidenti e gravi. Pioli e Garcia, gli allenatori di Roma e Lazio, hanno dato diversi pareri, e nemmeno loro, mai ammetteranno dell’errore, che portano le proprie squadre a punti importanti, ottenuti irregolarmente. L’altra squadra favorita? E che ne parliamo a fare. La Juventus. Regina dei gol in fuorigioco. Lichtesteiner era negli spogliatoi, quando ha ricevuto il pallone in area. Giustamente, il calciatore svizzero, faceva il suo lavoro, il suo ruolo. Ma guardalinee ed arbitro addizionale a chi pensavano? E poi nascono le solite polemiche, le squadre più favorite, sono sempre le stesse, le milanesi la Juve e via dicendo. Se si proponessero robot? Tanto, se la tecnologia, un giorno sostituirà l’uomo, facciamolo da ora, per un campionato corretto e regolare. Ma in Italia, le polemiche domineranno all’infinito.

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