A Pristina si fa la storia, oggi in campo Kosovo e Albania

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso

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Qualcosa di inimmaginabile qualche anno fa, qualcosa di incredibilmente reale in questo momento: Kosovo e Albania si sfideranno quest’oggi a Pristina in un match amichevole, con la gara che inizierà alle ore 14.00 italiane. La gara di oggi è di fatto una festa, organizzata dalla Federazione albanese, per celebrare la storica qualificazione agli europei del 2016.

UN PO’ DI STORIA: il Kosovo almeno sulla carta è uno Stato indipendente, nel senso che ha delle proprie Istituzioni e soprattutto una propria carta costituzionale, anche se redatta per buona parte dall’ONU. Il problema “Kosovo” tuttavia non è ancora risolto, perché la Risoluzione 1244 dell’ONU, approvata nel 1999 dopo le tensioni nella regione con i serbi è ancora in vigore. Di fatto, la risoluzione prevedeva che il Kosovo fosse sottoposto ad un regime di internazionalizzazione dopo la fine della guerra, con un processo di costruzione dello Stato “esogeno”, praticamente imposto dall’esterno e quindi dalle Nazioni Unite. Ma la cosa più problematica è che la stessa manteneva intatta l’integrità del territorio della Repubblica Federale della Jugoslavia (RFJ), con il Kosovo che quindi restava parte della RFJ, che ora non esiste più ma che è comunque riconducibile alla Serbia, Stato che ne ha preso l’eredità. Questa situazione è ancora in vigore, dato che Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, per non fare uno sgarbo ai serbi hanno votato contro l’annullamento della risoluzione 1244. Al momento quindi abbiamo uno Stato che si è autoproclamato indipendente, che ha delle proprie Istituzioni che è stato anche riconosciuto da altri Stati, che agisce anche come Stato indipendente, ma secondo l’ONU e il diritto internazionale la Nazione è ancora parte integrante della Serbia, misteri del diritto internazionale. Ma perché tutti vogliono il Kosovo? Da una parte c’è il nazionalismo serbo e l’orgoglio di un popolo che nel 1389 soccombeva all’Impero Ottomano. Ve lo ricordate Ivan il “terribile”? Ovviamente non parliamo dello Zar di Russia, ma di quel famoso ultras serbo che creò il panico al “Marassi” di Genova. Lui aveva un tatuaggio con impressa una data: 1389. Quella data segna la sconfitta dei serbi contro l’Impero Ottomano, nella battaglia della “Piana dei Merli”, di fatto l’odierno Kosovo, anche perché letteralmente la parola Kosovo nella lingua slava è appunto traducibile in “Dei merli”. Praticamente per i serbi quella battaglia rappresenta l’orgoglio di una nazione che resiste al nemico che lotta fino all’ultimo momento per l’indipendenza della propria terra. Di conseguenza il Kosovo è per loro il simbolo della lotta, del sacrificio, dell’orgoglio, del patriottismo e mai avrebbero accettato che quel pezzo di territorio andasse in mano allo “straniero”. Ecco i motivi della rivendicazione serba, che non sono etnici, polititici, ma solo e semplicemente culturali.  Dopo  la dominazione ottomana nella regione balcanica iniziò il flusso di albanesi nella regione e nel periodo della Repubblica Federale Titina il Kosovo era uno stato a maggioranza albanese a tutti gli effetti. Il resto è storia recente, con i bombardamenti della NATO e tutto il resto. Ora però il Kosovo, come detto ha delle proprie Istituzioni e soprattutto ha una propria nazionale di calcio. Al momento però gioca solo partite amichevoli, dato che non fa parte di nessuna federazione calcistica, anche se l’obiettivo dei dirigenti kosovari è proprio quello. La nazionale ha debuttato nel marzo del 2014, pareggiando 0-0 contro Haiti davanti al proprio pubblico. Nelle ultime due amichevoli sono arrivate due vittorie, prima contro l’Oman per 1-0 e successivamente contro la Guinea Equatoriale con il risultato di 2-0. Nella nazionale kosovara gioca una nostra conoscenza, vale a dire Ujkani, portiere attualmente in forza al Genoa che in passato ha indossato le maglie di Novara e Palermo. E’ ovviamente una nazionale giovane, con la maggior parte dei calciatori che provengono dalla Serie A svizzera oppure dalla Germania, principalmente squadra si seconda divisione tedesca.

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Non ha importanza oggi parlare di questione tecnico-tattiche né tanto meno di chi è favorito e chi invece no. Oggi a Pristina si farà la storia, una storia che avrebbe suscitato qualche sorriso solo qualche anno fa. Adesso kosovari e albanesi oltre che ad essere fratelli nella vita pubblica, lo saranno probabilmente anche nel mondo del calcio, un mondo che spesso divide ma ha la forza di rendere ancora più saldi i legami tra due popoli che per troppo tempo sono stati messi da parte, umiliati e derisi, ma che oggi avranno l’occasione per riecheggiare quell’orgoglio che non hanno mai perso e soprattutto per mantenere viva la speranza che questa situazione di “stallo” si risolva definitavamente nel migliore dei modi, magari senza che vi siano tensioni che purtroppo sono ancora vive nella regione balcanica.

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