Attentati di Parigi: Paola Ferrari ha la soluzione per sconfiggere i terroristi

Pubblicato il autore: Simone Meloni

twitterSpesse volte negli ultimi anni ci siamo ritrovati ostaggi o vittime di stridenti “cinguettii”. Poche parole buttate là, a volte casualmente, per raccogliere facili consensi o fare dello squallido clamore, atto a sostituire le proprie lacune in questa piuttosto che in quell’altra materia. Poi c’è un genere di “cinguettio” che li batte tutti, ed è quello che esce fuori dal mix letale tra ignoranza su alcuni temi, populismo e qualunquismo. Nella mia personale classifica dei “tweet” fuori luogo, quest’ultimo è assolutamente in cima. Primo come l’Inter dei record, il Milan di Capello o la Juventus della triade. Incontrastato insomma.

Gli attentati di Parigi, logicamente, hanno provocato una scia di terrore e paura, ben mescolata con la mistificazione e l’ampliamento indebito di alcune verità o taluni fatti. La prossimità geografica e culturale ha ovviamente influito, e non si potrebbe pretendere altro. Resta però il fatto che quando a coprirsi di ridicolo è proprio quell’entità che dovrebbe informare, vale a dire la stampa, allora non solo c’è da preoccuparsi. Ma anche da porsi determinati interrogativi. Stamattina, consultando il social network che abbiamo velatamente citato sinora, Twitter, mi ha colpito lo stato di Paola Ferrari. La nota conduttrice televisiva, per anni alla guida della “Domenica Sportiva”, ha infatti chiesto agli ultras di aiutare la polizia a stanare i terroristi che si annidano nelle curve italiane (e non solo, a questo punto) per salvare il calcio. Se fossimo su “Zelig” ci sarebbe da ridere, ma siccome siamo nella realtà quotidiana, faremmo bene a far scendere un paio di lacrime sui nostri volti attoniti.

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Soprassedendo sull’inopportunità di tirare in ballo gli ultras anche in fatti e vicende ben più grandi di una torcia accesa e, notizia a tutti i naviganti, anche di eventuali incidenti allo stadio, mi chiedo come sia possibile pensare, o anche proporre provocatoriamente, un qualcosa del genere? Inoltre, ma nella contingenza della situazione è il calcio a dover esser salvato? O, forse, l’intera umanità? Viviamo un periodo delicatissimo, attanagliato da tensioni sociali e caratterizzato da scontri che conoscono un’origine artefatta. Non è certo il calcio il primo problema del pianeta Terra. Come, da sempre, non lo sono gli ultras e i tifosi in generale. Eppure, si è persa un’occasione per fare silenzio. Me lo permetta Paola Ferrari, che da anni imperversa professionalmente sugli schermi televisivi, apparendo all’interno di quella scatoletta al plasma che gli italiani pagano profumatamente sotto forma di canone Rai. Twitter non è un’entità astratta su cui scrivere quando non si ha nulla da fare. O meglio, se così la vogliamo intendere, togliamoci dalla porta d’ingresso eventuali titoli e fregi che poi ci apparterrebbero.

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Il problema di questo “tweet” non è tanto il contenuto, quanto l’esplicito fatto che l’estensore ci creda. Paola Ferrari crede veramente che sia tutto così facile e risolvibile. Salviamo il calcio, gli ultras ci danno una mano, vedono un volto sospetto e lo segnalano alla polizia e l’intelligence di questo Paese, che evidentemente secondo la succitata dorme proprio da piede, scopre finalmente che per sconfiggere il terrorismo era sufficiente assistere a un Roma-Juventus o a un derby qualunque. “Basta poco, che ce vo’?”, diceva un celebre spot di tanti anni fa. Infatti, “che ce vo'”? La chiave di volta era sotto gli occhi di tutti e noi, guitti, non ce ne siamo mai accorti. Transeat.

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