Brescia: “censurato” lo striscione in memoria di Gabriele Sandri

Pubblicato il autore: Nedo Ludi Segui

bs_trapani15_16_sito1_vectorized
Da un po’ di tempo a questa parte accade qualcosa di strano fuori dallo stadio “Mario Rigamonti” di Brescia, in particolare fuori dalla gradinata che ospita il gruppo “Brescia 1911 ex curva Nord”. In un comunicato diffuso attraverso il loro sito internet e account Facebook, e ripreso da alcune testate locali, i supporters denunciano un fatto di particolare gravità: prima della partita casalinga di domenica 15 novembre, che ha visto le rondinelle opposte al Trapani, durante i controlli di routine da parte dei funzionari di polizia sul materiale da introdurre all’interno dell’impianto, veniva negata l’autorizzazione per uno striscione recante la scritta “11-11-07 GABBO VIVE”, in omaggio al tifoso della Lazio Gabriele Sandri, il cui anniversario della morte per mano di un agente di polizia cadeva proprio in quei giorni.

Che i “Brescia 1911” non rientrino particolarmente nella grazie delle forze dell’ordine è ormai cosa nota. Fin dagli albori, infatti, sono stati tra i più attivi sul fronte della guerra al calcio moderno (cioè alla mercificazione del calcio), ed alla conseguente ondata repressiva fatta di leggi speciali sempre più liberticide, riuscendo ad allargare questo discorso anche al di fuori dello stadio, mostrando come questo sia un “laboratorio di repressione” in cui testare nuove tecniche che, se ritenute efficaci, possono essere allargate a tutta la società civile (non a caso si parla spesso di DASPO per i manifestanti).

Leggi anche:  Serie D, Casertana-Nola 2-1: Mansour decide il derby allo stadio Pinto

Lo sa bene Diego Piccinelli, leader del gruppo, che dopo un DASPO di 5 anni è stato colpito, con un’accusa  molto pretenziosa, da un foglio di via dalla città di Brescia (per chi non lo sapesse DASPO e foglio di via sono entrambi provvedimenti di carattere amministrativo e vengono elargiti a completa discrezione della questura senza che vi sia un processo e, di conseguenza, senza la possibilità da pare del destinatario di opporre una difesa legale), venendo così di fatto costretto all’esilio fisico dalla sua città. Ma ancora meglio lo sa Paolo Scaroni, il tifoso, sempre dei Brescia 1911, mandato in coma dal brutale ed immotivato pestaggio da parte di un reparto mobile nella stazione di Verona Porta Nuova al termine di un Verona-Brescia del settembre 2005 e poi risvegliatosi con un’invalidità al 100%. Alcuni dissero che si voleva mandare un segnale ad una tifoseria all’avanguardia nella lotta al calcio moderno, ma furono tacciati di malizia. Dopo l’assoluzione dei poliziotti nel gennaio 2013, fu difficile non esserlo.

Leggi anche:  Juventus-Milan: 1-1, Rebic risponde a Morata

Purtroppo non è la prima volta che al Rigamonti la censura colpisce per ripicca. Per un certo periodo non si è potuto nemmeno indossare qualsiasi indumento o portare una bandiera recante la scritta “ultras” o, questo tutt’ora, il jolly roger (lo stemma dei pirati). Ma questa volta fa più male, perché non ha potuto onorare la memoria di un ragazzo morto solo perché ultrà. Perché il tricolore francese sventolato da Morosini dopo il gol del 2 a 0 del Brescia per ricordare le vittime degli attentati di Parigi mentre lo striscione per Sandri era appeso fuori dallo stadio, ha marcato un confine tra morti di serie A e morti di serie B, morti che si possono (e si devono!) celebrare e morti scomode, da dimenticare.
La speranza è che una cosa del genere non si ripeta, perché solo ammettendo i propri errori questi possono essere affrontati e superati, e questo vale per tutti.
La libertà passa anche dalla memoria, per quanto scomoda possa essere.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: ,