Chi sale e chi scende: miracolo Mancini, Benitez destino segnato, Klopp al top

Pubblicato il autore: Luca Bonaccorso Segui

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E’ stato un week end fantastico: proprio quello che serviva dopo i fatti di Parigi. Andiamo a vedere promossi e bocciati del fine settimana.

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Grandissima solidarietà in tutta gli stadi d’Europa per le vittime di Parigi: in tutti gli stadi, prima dell’inizio delle partite, è stata trasmessa la Marsigliese e al Bernabeu il minuto di raccoglimento è stato a dir poco fantastico ed emozionante. Bellissimo anche il gesto di Mauro Icardi, che ha dedicato la sua fascia di capitano alla Francia, regalandola poi a fine match a Kondogbia.

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Se da tutti è ritenuto uno dei più grandi allenatori al mondo, un motivo ci sarà: Jurgen Klopp, passo dopo passo, giorno dopo giorno, sta trasformando il Liverpool a sua immagine e somiglianza. Nonostante abbia trovato una squadra già fatta (molto probabile comunque che agirà sul mercato a Gennaio), il Mago è già riuscito ad imprimere un’impronta di gioco ad una squadra che prima latitava: emblematico come i reds abbiano spazzato via il City (all’Ethiad), segnando quattro gol (ma potevano essere molti di più) e subendo solo un gol (da campione) da Aguero. Coutinho sempre più uomo-squadra, Firmino finalmente decisivo e concreto, centrocampo solido e difesa impenetrabile. E Sturridge sta tornando…

Roma's coach from France Rudi Garcia looks on during the Italian Serie A football match Bologna vs AS Roma on November 21, 2015 at the Renato Dall'Ara stadium in Bologna.  AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE        (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

                                                                                                                                                                                                            Il tecnico della Roma purtroppo ( o per fortuna) si sta italianizzando fin troppo: bada troppo spesso a trovare una scusa per un risultato negativo, protesta con gli arbitri e assume spesso atteggiamenti tipici da bar. Fermo restando che sabato al Dall’Ara a tratti abbiamo visto una partita di pallanuoto, non sembra che la situazione fosse diversa per gli avversari: il Bologna ha meritato il pari, probabilmente sarebbe andata così anche col sole splendente visto che i rossoblu sono in forma e i giallorossi le partite ostiche spesso e volentieri non le vincono, il rigore su Giaccherini era evidente, e le polemiche stanno a zero.

 

 

 

 

 

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Mattia Destro è tornato, finalmente. Chi l’ha tenuto al Fantacalcio in questo momento sta godendo come un riccio, chi l’ha ceduto si sta mangiando le dita come un castoro. Corre 90 minuti, aiuta la squadra, conclude e ora segna: il gol con la Roma era fondamentale e dentro quel rigore c’era tanta di quella rabbia e frustrazione per non esser mai stato considerato che nessuno può capire. Pazienza se togliendosi la maglietta si prenderà un turno di squalifica perchè diffidato,  pazienza se riceverà anche il cazziatone di Donadoni: certe soddisfazioni non hanno prezzo.

Juventus' Paulo Dybala jubilates after scoring the goal during the Italian Serie A soccer match Juventus FC vs AC Milan at Juventus Stadium in Turin, Italy, 21 November 2015. ANSA/ANDREA DI MARCO

Allegri, dopo le prime panchine, ha finalmente capito che Paulino è assolutamente indispensabile. Dybala ha tutte le carte in regola per diventare un fenomeno: corre sempre, salta l’uomo e conclude. E’ l’unica certezza di una squadra piena di punti interrogativi…

RafaLa domanda è una: chi ha fatto la formazione? Se l’hanno fatta i giocatori in quel colloquio di giovedì è gravissimo. Se l’ha fatta il presidente, Perez, è ancora più grave. Rafa è spagnolo si, ma pensa anche a non prenderle: contro il Barca invece accanto al solo Kross hanno giocato Modric e James (non esattamente due che coprono), che sono stati letteralmente spazzati via da Iniesta. In avanti poi l’assurdo: Bale trequartista (sempre più fermo tra l’altro) dietro Cristiano Ronaldo (assente, svogliato e a tratti anche controproducente) e Benzema (uno che con la testa non c’è moltissimo in questo periodo perchè ha altro a cui pensare) di punta. Sapete tutti come è finita: non è difficile da intuire anche come finirà a Benitez.

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Questa è una squadra perfetta, con dei movimenti oleati e un potenziale spaventoso. Il Barca che si è visto sabato sera ricorda moltissimo quello di Guardiola: più di quello però forse ha la solidità difensiva e il riuscire ad esprimersi al massimo anche senza il proprio giocatore più forte. Doveva essere l’ennesima puntata del duello Cr7-Messi, e invece è stato lo show di tre giocatori su tutti: Andres Iniesta, Neymar e Luis Suarez. Il centrocampista spagnolo in tutta la partita ha sbagliato un solo passaggio (e ripeto uno), ha fatto un assist, un gol e ha letteralmente spaccato la partita in due dominando il centrocampo: la standing ovation del Bernabeu è stata più che meritata.
I due attaccanti poi sono stati devastanti: il basiliano imprendibile, concreto e altruista, l’uruguaiano infallibile sotto porta e soprattutto inesauribile nel correre 90′ minuti in lungo e in largo.

145258309-0596a6ff-529d-4401-a5e8-3c247f1e7568Higuain è il calciatore che ha tirato più volte in porta (51): al secondo posto c’è Insigne, con 41.
Se Sarri è la mente di questa squadra, il Pipita e Lorenzo sono il braccio (anzi il piede): si cercano di continuo, segnano entrambi, si fanno gli assist a vicenda, riescono a scardinare anche le difese schierate (ieri il Verona giocava con 9 giocatori dietro la linea di centrocampo, ndr),  e ,  soprattutto, hanno una fame tremenda. Sono la coppia più bella di questo campionato, e se il Napoli può sognare è anche e soprattutto grazie a loro.

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Alzi la mano chi si aspettava che questo spilungone coi piedi buoni provenienti dalla Croazia fosse così forte.
E invece lo è. Kalinic è uno di quei giocatori che non è fortissimo in una cosa specifica, ma è forte in tutto: è intelligente perchè guarda i movimenti della squadra e si fa trovare pronto al posto giusto al momento giusto, ed è concreto e non cincischia più di tanto prima di concludere: in poche parole è fondamentale. E Paulo Sousa, salvato proprio da lui dopo un eccesso di turnover con l’Empoli, lo sa benissimo.

198de6e599717839c7160aa85d44d661_169_lCi risiamo: terza espulsione in tre anni per comportamento antisportivo. Ok, gli avversari lo conoscono e talvolta lo provocano, ma adesso Domenico Berardi deve smettere di fare certe fesserie: la reazione di ieri contro Ansaldi è stata immotivata e ha messo in difficoltà i suoi visto che ancora eravamo al 41′ e il risultato era fermo sullo 0-0. Un cattivo esempio da parte d’un giocatore che c’ha abituati a giocate fantastiche ma anche a colpi di follia assurdi: adesso è arrivato il momento di crescere e smettere di fare certe fesserie se non si vuole rovinare un talento così cristallino sia in ottica azzurra che di top club.

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Un anno fa diceva a tutti “tranquilli, lasciatemi fare e vedrete che l’anno prossimo lotteremo per lo scudetto” : gli interisti si fidavano ma non ci credevano più di tanto, gli altri invece pensavano fosse folle e si facevano una risata.
E invece l’Inter, adesso, è prima in campionato da sola: non è detto che lotterà per il titolo fino alla fine, però c’è. Il Mancio, che di calcio ne capisce, ha costruito una difesa bunker supportato da un centrocampo di lottatori: tanto alla fine lì davanti poi qualcuno il gol lo fa. Varia costantemente gli uomini tenendoli tutti sulla graticola: se sarà miracolo non ci è dato saperlo adesso, ma di certo l’artefice di tutto finora è solo ed esclusivamente lui.

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Non è il primo, probabilmente manco il più bello esteticamente, ma senza ombra di dubbio è il più importante: Jonathan Biabiany è tornato, a tutti gli effetti, ad essere un giocatore di calcio quest’anno con l’Inter. Qualche sprazzo di partita finora per lui, una maglia da titolare ieri sera invece, condita dal gol di liberatorio: un gol che ha schiacciato tanti momenti brutti, tante paure di non farcela. Bentornato.

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