Conte la tocca piano su Insigne e Berardi: “Chi non capisce l’azzurro è inadatto a vestirlo”

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista

Conte la tocca piano su Insigne e Berardi. Chi non capisce l'azzurro è inadatto a vestirloConte la tocca piano su Insigne e Berardi: “Chi non capisce l’azzurro è inadatto a vestirlo”. Così il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio è entrato a gamba tesa su uno degli argomenti più delicati che ruotano attorno al ciclo azzurro targato Antonio Conte, che verosimilmente si chiuderà con i Campionati Europei 2016. A margine della presentazione ufficiale della nuova maglia da gioco della Nazionale, nella splendida cornice di Palazzo Vecchio in Firenze, il selezionatore ed il capitano, Gianluigi Buffon, si sono soffermati in particolare sul momento della nazionale alla luce delle ultime convocazioni effettuate da Conte in vista del doppio impegno amichevole contro Belgio e Romania. Presente all’evento anche l’ex calciatore della Nazionale e, tra le altre, di Fiorentina e Milan, Massimo Ambrosini, oggi parte del team di opinionisti dell’emittente satellitare Sky Sport. Ad indossare le maglie, al fianco di Buffon con la n.1, il difensore della Fiorentina Davide Astori (n.5), ritrovato agli ordini di Paulo Sousa dopo la fallimentare esperienza di Roma, e l’attaccante del Napoli Manolo Gabbiadini (n.22), che si sta ritagliando come sempre il suo spazio pur all’ombra di un mostro sacro del calibro di Gonzalo Higuain.

Aver indossato la maglia azzurra da calciatore e diventare c.t. della nazionale è un privilegio unico – ricorda Conte –, una soddisfazione enorme, e una gioia veramente grande. Non credo che la maglia azzurra debba essere spiegata a nessuno e chi non la capisce è inadatto e inopportuno a vestirla“, sottolinea con fermezza l’allenatore salentino, che ha escluso dall’ultima lista Lorenzo Insigne e Domenico Berardi, di gran lunga i due talenti più puri offerti dal movimento calcistico nostrano tra i nati dopo il 1990. Un’esclusione sorprendente dal punto di vista tecnico, ma tutt’altro che sbalorditiva qualora si rifletta sul carattere di Conte, più volte avvezzo a lanciare questo genere di messaggi a tutti i naviganti, dai giocatori che fanno parte del giro azzurro sino ai media che seguono la nazionale e cercano di raccontarne le sfumature interne al gruppo.

Nel suo breve intervento Conte lancia un altro messaggio, la cui interpretazione si presta a una duplice lettura.
Da un lato sembra voler ricordare il carattere e l’affidabilità dell’ossatura della squadra: i Buffon, i Pirlo e i De Rossi, ovvero quei leader già parte della spedizione vincente ai Mondiali di Germania 2006, ai quali praticamente non deve spiegare nulla su cosa voglia dire indossare la maglia azzurra e dare tutto per i colori nazionali; i Barzagli, i Chiellini e i Bonucci, calciatori e uomini che ha plasmato in prima persona nel triennio alla Juventus, facendone tre dei centrali più affidabili nel panorama internazionale.
Dall’altro appare voler lanciare un altro messaggio neanche troppo velato, ovvero che a poco più di sei mesi dal ritiro che precederà l’avventura agli Europei di Francia, dal punto di vista prettamente numerico il gruppo è ormai formato in quasi tutte le sue unità e sotto il profilo umano e temperamentale è senza dubbio solido ed affidabile per i canoni Contiani. In questo senso, la sensazione è che a rischiare maggiormente tra Insigne e Berardi sia il secondo, sia per alcune intemperanze che in questi anni hanno denotato grossi limiti dal punto di vista caratteriale, sia perché più giovane di due anni rispetto al talento napoletano, che vanta indubbiamente maggiore esperienza internazionale soprattutto con il club ma anche con la stessa nazionale, già assaggiata nel quadriennio a guida Prandelli, pur senza lasciare alcun segno tangibile: “Senza dubbio sono tranquillo, perché posso contare su ragazzi che ne incarnano lo spirito e questo è molto importante. Io ho avuto il privilegio di indossarla: io ed Ambrosini (sul palco della presentazione, n.d.r.) eravamo corridori in Nazionale che abbinavamo quantità e qualità“, afferma il c.t ribadendo un concetto a lui tanto caro, e sul quale ha costruito i suoi successi in campo ed in panchina: quello del sacrificio e della cultura del lavoro, da abbinare necessariamente alla tecnica e alle qualità individuali, di per sé stesse insufficienti a garantire il raggiungimento di determinati traguardi e successi.

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Si tratta di un discorso nel quale Conte si è riconosciuto sin dai tempi delle avventure sulle panchine di Arezzo, Bari, Atalanta e Siena, perfezionato poi nel triennio stellare alla Juventus. Gigi Buffon, prima compagno e poi giocatore agli ordini di Conte, cerca di descriverlo alla luce delle esperienze condivise: “Parlare di Conte, per me, è facile e anche no – precisa il portiere della Juventus -. Sono stato a lungo suo compagno, lui è sempre stato molto più vecchio di me… Tanto tempo assieme, poi l’ho avuto come allenatore, ora come ct. Ci sono tante cose che si possono dire di lui, e sono tute belle. Dire che è allenatore e motivatore e gran lavoratore può servire, ma è poco, non basta. Conte è tante cose, e la sintesi migliore è vedere le sue squadre: quando le prende, e come sono dopo uno o due mesi. Migliorate, rivoltate, cambiate, stravolte: per dire la squadra di Conte“, afferma Buffon, evidenziando la metamorfosi che la Nazionale italiana, obiettivamente una delle meno qualitative degli ultimi vent’anni, ha sperimentato per effetto della cura Conte.

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Gli ultimi risultati della Nazionale, che ha chiuso in crescendo il girone dopo una fase centrale non del tutto convincente, hanno rilanciato le speranze dei più ottimisti, che vedono l’Italia come una delle più credibili candidate a rivelarsi la sorpresa dei prossimi Europei di Francia 2016. Buffon, però, dall’alto dei suoi quasi 38 anni e dell’enorme esperienza maturata negli ultimi venti, preferisce andarci cauto ed insistere sull’obbligo di tirare fuori dall’anima e trovare nella testa quello che innegabilmente può mancare nei piedi di questo gruppo di calciatori: “Da qui all’Europeo mi aspetto un percorso di crescita da concludere all’Europeo di Francia, appunto, senza rimpianti. Il che non significa vincere l’Europeo – il paletto piazzato preventivamente dal n.1 di Carrara -, ma arrivare in fondo senza aver lasciato niente per strada, dando tutto quello che abbiamo dentro“.

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A conclusione del suo intervento alla presentazione ufficiale della nuova maglia che gli azzurri vestiranno agli Europei di Francia 2016, Buffon torna nuovamente sulla volontà manifestata più volte di continuare a difendere i pali della Juventus e della Nazionale ancora a lungo. Almeno fino a quando non si renderà conto personalmente della mancata risposta fisica e motivazionale: “Ho una certa età, è vero. Ma sono ancora molto bellicoso. Fino a dove arriverò non lo so adesso. Fino a quando scenderò in campo con certe motivazioni, con la voglia che mi sento addosso, fino a quando avrò certe risposte fisiche e di emozioni, andrò avanti. Non mi pongo un limite, oggi. In caso contrario, farò in fretta a salutare tutti“, la chiosa di Gigi Buffon.

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