“Ebreacci e gay”: il secondo tragico Tavecchio

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui
Carlo Tavecchio, a sinistra nella foto

A sx Carlo Tavecchio, a dx invece pure

Che Carlo Tavecchio, diplomato ragioniere, non sia mai stato il più il sveglio della cucciolata lo dimostrava già la fisiognomica, ma il venerando, non contento, quando apre bocca ci tiene a fugare ogni dubbio. Nato nel 1943 a Ponte Lambro, cinquemila anime che, come ogni buon brianzolo, non ci tengono affatto a farlo sapere (soprattutto da quando lo votarono sindaco in quota Dc), il presidente dell’ufficio sinistri, al secolo Figc, vanta una distinta aneddotica, invero già paragonabile a un rutto di Calderoli come a una strofa di Jerry Calà. Esordisce in tempi non sospetti quando da presidente della Lega Nazionale Dilettanti spara: “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”. Quindi, circa due settimane prima dell’elezione a presidente Figc, intona: “Noi in Italia diciamo che Optì Pobà è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio”. Lotito e Galliani, commossi dall’illuminato pensiero, lo issano sullo scranno più alto della Figc. L’arzillo si dimostra, tuttavia, un abile paroliere anche con l’inchiostro, tanto che il Comitato di presidenza della Figc (presieduto da un certo Carlo), nel novembre 2014 approva l’acquisto di 60mila copie (107mila euro) dell’imperdibile best seller Ti racconto… Il Calcio firmato dal presidente della Figc (un certo Tavecchio). La penultima gaffe (mai porre limiti all’ingegno del ragioniere) appartiene allo scorso weekend, quando il Corriere della Sera pubblica un file audio (ceduto da Massimiliano Giacomini, direttore del sito Soccerlife) in cui l’altissimo dà dell’”ebreaccio” a Cesare Anticoli che nel 2008 gli aveva venduto la sede della LND. Potevano mancare gli omosessuali? “I gay mi stiano lontani, io sono normalissimo”, sbertucciando un dirigente federale col vizietto, fortunatamente rimasto senza nome. Ricapitolando: portatori di handicap, neri, ebrei e omosessuali, gli mancano soltanto gli zingari, i filippini, i meridionali, i testimoni di Geova e qualcosa sui dalemiani. Il Coni e il Governo pubblicamente tacciono: Tavecchio e il Megadirettore Clamoroso Duca Conte Giovanni ing. Malagò si danno il gomitino come e più di ieri, mentre il Megadirettore Dott. Ing. Lup. Man. Presidente Natural. Prestanom. Om. Di Pagl. Gran. Test. Di Caz. Matteo Renzi, da buon confratello democristiano, lancia l’ashtag #carlostaisereno, questa volta sul serio. Intanto, all’opinione pubblica turarsi il naso non basta più, l’impressione è che però la “belva umana” resista fino al termine del mandato, poiché avere un capro espiatorio già pronto che annaspi nel torbidissimo stagno del calcio italiano conviene a tutto il movimento. Povero Tavecci, “com’è umano, lei”.

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