Franco Gabrielli, quando la credibilità dello Stato passa per lo stadio

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Stadio OlimpicoIntervenuto al Processo del Lunedi, il Prefetto di Roma Franco Gabrielli è tornato sulla questione della gestione dell’ordine pubblico allo stadio Olimpico che, da inizio stagione, ha creato polemiche e proteste in particolar modo per la divisione dei settori popolari e l’incremento, quasi maniacale, di controlli e sanzioni apparse a tutti un po’ fuori luogo (vedasi multi per cambio posto o stazionamento sui ballatoi).

Parlando della possibilità che il derby della Capitale, in programma domenica prossima, si giochi senza pubblico, Gabrielli ha dichiarato: “La prospettiva di un derby romano con le curve vuote mi provoca dispiacere: credo che un derby sia anche un momento di partecipazione. L’assenza dei tifosi in curva, sicuramente non è positiva. Si tratta di un’evenienza. Il questore e le forze di polizia stanno lavorando anche a questa ipotesi, ma mi auguro sia scongiurata. Abbiamo sentito tifosi di Roma e Lazio e alcuni di loro si chiedono perché, al posto delle barriere, non si sia pensato alla videosorveglianza. Su questo punto è necessario fare chiarezza” .

Va precisato che più che una prospettiva è ormai una certezza: domenica le tifoserie organizzate di Roma e Lazio non ci saranno, lasciando i propri settori deserti a dare vita a uno dei derby più tristi della storia del calcio capitolino. Del resto se più di 10.000 persone optano per una scelta univoca, vuol dire che non si sta parlando dei fantomatici “300 teppisti”. io mi porrei un serio interrogativo fosse un Prefetto o un Questore che deve svolgere veramente il proprio lavoro al servizio del cittadino (i tifosi sono cittadini come tutti, fino a prova contraria. Pure gli ultras, pensate un po’).

Fiore all’occhiello delle dichiarazioni prefettizie è sicuramente quanto segue. Che va a ribadire un concetto già espresso in passato e per cui, incredibilmente, nessuno è riuscito a chiedere spiegazioni al Prefetto: “Quando ad aprile sono arrivato mi hanno fatto notare che le due curve, in particolare quella della Roma, aveva una capienza abnorme. Da quella ipotetica di 7.500 si arrivava a 12-13 mila. Il questore ha poi presentato un pacchetto-sicurezza, ma la cosa che mi sta più a cuore è l’incolumità”.

Franco Gabrielli ci può spiegare come sia possibile che in uno stadio già di suo militarizzato, con prefiltraggi, tornelli, telecamere, polizia in borghese, steward e agenti in divisa circa 6.000 persone riescano ad eludere tutta questa Cortina di Ferro entrando indisturbatamente senza biglietto o scavalcando? Forse l’esimio Prefetto di Roma vuole farci credere che Cristo è morto di freddo? Mente sapendo di mentire o crede veramente che una cosa del genere sia possibile? Perché se ci crede davvero è preoccupanti. Neanche negli anni ’70 e ’80, in cui i controlli erano nettamente inferiori se non nulli, si è mai raggiunta una simile cifra di portoghesi. Perché nessuno lo fa notare al personaggio in questione?

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Sulla spesa pubblica. “Io intanto trovo un po immorale che nel derby scorso lo Stato abbia dispiegato 1.700 uomini per garantire lo svolgimento di una partita di calcio, a fronte del fatto che, occupandomi di sicurezza dei municipi, sento la gente che si lamenta del fatto che non ci sia neanche una pattuglia dei carabinieri”.

Questo passaggio è assolutamente bisognoso di un approfondimento. Sull’immoralità di impiegare tanto denaro pubblico per una partita di calcio siamo tutti d’accordo. Ma da anni. Da quando si è deciso di militarizzare gli stadi per dar voce a un certo tipo di stampa e lavoro a un certo tipo di istituzioni, sempre pronti a spolverarsi la giacca quando l’argomento è l’ordine pubblico e di mezzo ci sono i tifosi. Gabrielli ci potrebbe spiegare allora come è possibile che, in totale antitesi rispetto a quanto affermato, le forze impiegate per il derby dello scorso anno siano state praticamente triplicate in quasi tutte le partite giocate in casa da Roma e Lazio, sotto la sua gestione? La maggior parte delle quali senza alcuna tifoseria ospite. Come si fa a rilasciare simili dichiarazioni quando nell’amena amichevole tra Roma e Siviglia un elicottero ha sorvolato lo stadio per almeno tre ore, decine di blindati erano appostati dentro e fuori l’impianto e tantissimi agenti in borghese e non sono stati dirottati all’interno delle curve per pura provocazione? Il tutto, ovviamente, pagato dal cittadino. Non di certo da un privato. Il tutto, peraltro, senza alcuna giustificazione.

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“Credo che per un Paese serio che ha a cuore la propria immagine, queste modalità debbano essere superate. E si superano principalmente con l’assunzione di responsabilità da parte dei club. Più si radicalizzerà il confronto e meno spazi ci saranno per trovare forme di una diversa gestione di queste questioni. Queste manifestazioni mi convincono ancora di più della necessità di regole un po’ più dure”.

La premessa retorica sulla serietà del Paese e sulla sua immagine ce la risparmieremmo molto volentieri. Ci verrebbe quasi da chiedere in quale campo, pubblico e internazionale, l’Italia abbia difeso fieramente questa immagine negli ultimi anni? Potremmo star qui a dire come si gestiscono, ad esempio, situazioni di criticità come i terremoti. Gabrielli ne sa qualcosa. A L’Aquila ha lasciato tutt’altro che un bel ricordo. Chiedetelo a quelle famiglie multate e denunciate soltanto perché colpevoli di voler rientrare dentro le proprie case e quindi ree di aver infranto un regolamento d’emergenza che ovviamente non poteva esser interpretato con criteri umani e civili. C’è bisogno di regole ancor più dure, afferma Gabrielli, tra un’occhio strizzato alla libertà d’espressione presa a randellate con diffide per stendardi contro la divisione delle curve, e una pacca sulle spalle alla spesa pubblica, che tanto sembra essergli a cuore, dilapidata dalla sua sete di inasprimento dei regolamenti. Allo stadio, sia ben chiaro. Per ora in città tutto resta com’era. Appalti truccati, infrastrutture fatiscenti e municipi inquisiti per Mafia compresi.

“Se, invece, la gente ritornerà nelle curve, ritornerà allo stadio e dimostrerà nei comportamenti che la sicurezza e l’incolumità può essere garantita in altro modo. Io credo che nessuno sia così ottuso da non rivedere anche le proprie posizioni. Se invece di tratta di un braccio di ferro è chiaro che per loro sarà perdente. Ne va della credibilità dello Stato”.

Insomma, la credibilità di uno stato che si definisce tra i più evoluti al mondo dipende dal comportamento dei tifosi. Facile mostrare i muscoli in luogo chiuso e recintato che contiene poche migliaia di persone? Questa forza bruta dov’è in altri campi della nostra società signor Gabrielli? Ci parla di credibilità dello Stato? E come può averne un Paese che ai bambini allo stadio fa togliere le scarpe, diffida ragazzi per aver cambiato il posto esultando al gol della squadra e poi è inerme di fronte ad evasioni fiscali miliardarie, frane e smottamenti che da anni investono ciclicamente determinate zone della nazione, corruzione dilagante in vari settori della società o alla disoccupazione più feroce che produce morti ammazzati ogni anno? Proprio lei ci parla di braccio di ferro intrapreso dai tifosi? Suvvia! Qua è lo Stato, come si contraddice del resto lei stesso in ultima battuta, ad aver intrapreso una battaglia contro alcuni propri cittadini. E questo è un qualcosa di inammissibile in qualsiasi zona del mondo minimamente evoluta. E francamente ha del grottesco vantarsi addirittura per la propria forza chiamando “perdenti” quelli che non dovrebbero mai essere avversari, in una partita peraltro del tutto squilibrata.

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Tiri giù la maschera Prefetto, ci dica chiaramente che siamo arrivati al punto di udire dichiarazioni prepotenti e dispettose (come queste) delle istituzioni nei confronti del cittadino, facendole passare come una cosa normale. Si vuole il controllo totale della società, in pieno clima dittatoriale. Forti con i deboli, deboli con i forti. Altro che bella immagine del Paese. L’Italia, con questo modo di fare, diventa giorno dopo giorno un grigio contenitore di ingiustizie e soprusi taciuti da tutti e supportati da molti. E io, da cittadino che ama la mia terra e la sua storia, ne sono francamente umiliato ed offeso.

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