Kazu Miura, 48 anni e non sentirli

Pubblicato il autore: Nicola Di Gregorio

Kazu Miura

E’ di quest’oggi la notizia del rinnovo contrattuale di Kazuyoshi “Kazu” Miura, attaccante giapponese ex del Genoa nella stagione 94-95 (primo giocatore nipponico a calcare i campi della Serie A), oggi giocatore dello Yokohama, squadra che milita nella serie B nipponica. Se lo ricorderanno i tifosi della Doria, dal momento che l’unico gol italiano di Miura è stato proprio in occasione del Derby della Lanterna. Sin qui tutto normale, se non fosse che il giocatore in questione ha 48 anni e di mettere le scarpette al chiodo proprio non ci pensa. Infatti guida con orgoglio anche la nazionale giapponese di Calcio a 5, con la quale ha disputato i mondiali nel 2012. Anche se sembra incredibile, Miura non è (ancora) un recordman: il giocatore più longevo mai conosciuto è stato il centrocampista Stanley Matthews, in attività nello Stock City fino ai 50 anni, ritirato nel 1965 dopo 33 anni di carriera.
I “Vecchietti” d’Italia
. Se si guarda in Italia invece, non solo gli anni di età si abbassano, ma sono soprattutto i portieri a guidare questa particolare classifica: sul podio troviamo Alberto Fontana (ritirato a 41 anni 297 giorni), Francesco Antonioli (42 anni e 325 giorni) e l’intramontabile Marco Ballotta (44 anni e 38 giorni). Ai piedi del podio un altro grande portiere della storia del nostro Paese: Dino Zoff, ritirato a 41 anni e 76 giorni.
I primi giocatori da citare per la categoria “fuori dai pali” sono Alessandro Costacurta (42 anni e 25 giorni), Pietro Vierchowood (41 anni e 10 giorni) e Paolo Maldini (40 anni e 339 giorni).
Recordman. Sempre parlando di numeri, come non citare Faryd Mondragon, portiere colombiano capace di essere il più vecchio calciatore ad aver giocato un mondiale all’età di 43 anni e 3 giorni, e il grande attaccante Roger Milla, uomo record per aver segnato un gol con la propria nazionale (Camerun) all’età di 42 anni e 39 giorni.
Insomma, puntare sulle nuove meritevoli leve è una ottima cosa, ma uno sguardo a chi ha fatto del Calcio la propria ragione di vita non può che essere un buon esempio. Per arrivare a certi numeri, non basta essere bravi, bisogna essere professionisti dentro e fuori dal campo.
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