La magia di Maradona, trent’anni dopo

Pubblicato il autore: Francesco Moscato Segui

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3 novembre 1985, piove a Napoli, ma c’è un importante Napoli-Juventus. Stadio San Paolo pieno, campo, inzuppato, ma poco importa, quando c’è questa partita, non c’è maltempo, o calamità naturale che possa fermare i sostenitori azzurri. E’ la nona giornata del campionato italiano, la Juve primeggia, allenata da Trapattoni, e comandata da Platini. Il Napoli, viaggia tra alti e bassi, ma ha tra le sue fila, Diego Armando Maradona, il Pibe de Oro. E’ una gara dura, il campo non permette giocate di fino, spettacolari, è più una gara per i Bagni, i Gentile, che lottano in campo. La gara fino a pochi minuti dal termine, va verso lo 0-0. Ma all’improvviso, Diego, prende la palla, dribbla mezza Juventus, e viene steso in aria di rigore. Il Napoli, protesta, vuole la sacrosanta estrema punizione, no. Punizione in area. Maradona prende la palla, Pecci, che gli è vicino, gli dice: “Ma che fai, sei pazzo? Vuoi tirare?” Maradona risponde, ad una battuta di Tacconi, che aveva detto in precedenza: “Non mi segnerà mai”. El Pibe, risponde: “Toccami la palla, tanto gli faccio gol lo stesso”. Parte un tiro, distanza dalla palla 15 metri, barriera a 9, un arcobaleno magico, sorvola gli uomini bianconeri, e s’infila dolcemente nel sette. Tacconi, rischia di rompersi la noce del collo per prendere la palla, ma niente da fare. Una magia. Sembra che il pallone venga trasportato da qualche fantasma, da qualcuno invisibile. Nei replay si ha l’impressione che Maradona non abbia il pallone dinanzi a sé. Una data storica. La più bella punizione mai calciata. Se ne facciano di paragoni, questa va oltre la fisica. Ecco uno storico servizio della Domenica Sportiva.

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