L’Uefa anti-razzismo. Siamo sicuri?

Pubblicato il autore: Francesco Moscato

roma_bayern_tifosi In Italia, sappiamo che ogni tifoseria, ha una sua rivale, acerrima rivale, con scambi di battute che durano durante le fasi del campionato, e magari, a risultati chiusi, anche dopo, per far prevalere la loro superiorità. Nel Belpaese, si sa la squadra più bersagliata è sempre la Juve, ma la tifoseria, è quella del Napoli. Ogni massa ultras, ha anche vari sostenitori gemellati tra loro. Le più famosa quelle tra Napoli e Genoa; Lazio ed Inter; Fiorentina e Verona, e via dicendo. Ma, tutta l’Italia, tutte le tifoserie d’Italia, sono gemellate tra loro, quando c’è da colpire e bersagliare Napoli, anche quando non ce l’hanno di fronte. Ebbene si. Sarà patetico a sottolinearlo e dirlo, ma la realtà non nega l’evidenza. Domenica, a Verona, si sa quello che cantavano i veronesi. E la società scaligera ha pagato con una bella somma i beceri canti dei suoi sostenitori. A Milano, mentre l’Inter sconfiggeva il Frosinone, i tifosi nerazzurri, invece di pensare alla loro squadra, pensavano al Vesuvio, e martedì, i tifosi giallorossi, umiliati dal Barcellona, invece di criticare, la loro squadra, sottolineavano il loro odio verso Napoli. E’ chiaro, quindi, che l’Italia, quando si deve unire, si gemella interamente contro la città partenopea. E l’Uefa, sappiamo, che porta avanti in ogni gara, promozioni contro il razzismo. La Dinamo Kiev, infatti, ha ricevuto tre giornate a porte chiuse, per cori dei suoi fans. E la Roma? L’Uefa non ha sentito niente? O vuol sentire solo quel che vuole? L’anno scorso, il San Paolo, ricevette una sanzione di giocare una gara a porte chiuse, per dei fumogeni accesi nella semifinale col Dnipro. Se la legge è uguale per tutti, che tutti vengano sanzionati giustamente. Altrimenti, è inutile, mandare video promozionali, con tutti i più famosi calciatori del mondo a dire “no al razzismo” nelle loro lingue originali.

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