Marsigliese e cori territoriali

Pubblicato il autore: Francesco Moscato

lorenzo
Si canta la Marsigliese, s’applaude alle povere vittime delle stragi di Parigi, tutti uniti in un sol suono, per essere vicini. Poi, sempre le stesse cose. I soliti cori inneggianti, speranti, nell’esplosione del Vesuvio, nel disastro, che mezza Italia si augura, tristemente. I cori verso l’unico napoletano in campo, Lorenzo Insigne, che si è vendicato, baciandosi la maglia, prendendosi la vendetta, più pulita. Senza esultanze spropositate, abbracciato da Sarri e compagni. Ma di napoletano ce n’era anche un altro. Ferdinando Coppola. Lo ricordate? Secondo portiere dei gialloblu, cresciuto col Napoli. Cosa pensava? Come si sentiva? Possono passare inosservati quei cori? Non si sa, fatto sta, che anche emittenti televisive, hanno sottolineato questi canti, che di sportivo non hanno niente. C’è l’acerrima rivalità, i famosi striscioni da ambo le parti, ma in questo momento di tristezza, in cui in ogni stadio c’è la bandiera francese, spuntano i soliti spropositati canti pro-eruzione. Ma se un giorno il vulcano erutterà? Cosa faranno negli stadi? Canteranno le migliori e più famose canzoni napoletane conosciute nel mondo? Si stringeranno un giorno, tutti vicini? O festeggeranno? L’unità che c’è in Francia, è ancora distante da quella che si crede, e si spera  ci sia in Italia.

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