Mexes: “Berlusconi come un papà. Posso giocare sempre e ovunque”

Pubblicato il autore: Gianfranco Mairone Segui

 

1133215-mexesPhilippe Mexes sta cercando di ricucirsi un ruolo importante in questo Milan, anche se le difficoltà sono molte vedasi le numerose panchine di inizio stagione. Quest’anno ha già segnato in campionato nella trasferta di Roma contro la Lazio, anche se per lui evoca qualche brutto ricordo come la reazione eccessiva su Mauri del passato campionato. Di questo e di altri temi il francese ne ha parlato in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, partendo proprio da quel negativo episodio: “Subito dopo aver commesso quell’errore ho chiesto scusa, mi è dispiaciuto molto. Soprattutto per i miei figli che hanno guardato la partita, ai loro amici che pensano magari che io sono cattivo. Ma è difficile guardare con un altro occhio certe situazioni. Poi dopo qualche mese è arrivato un gol importante in una partita decisiva. Sempre all’Olimpico, sempre contro la Lazio. Questa è l’immagine della mia carriera. Cosa è successo con Mauri? Quello era un periodo in cui qui al Milan stavamo facendo di tutto per tornare a essere il Milan, una grande squadra. Mi sentivo addosso una grande responsabilità. Non volevo, non voglio fare l’eroe, ma non ragiono più quando vedo un’ingiustizia. Sono sempre concentratissimo in campo, a volte riesco a ragionare e a volte no”. Un pensiero sul presidente Berlusconi: “Onestamente quando il presidente viene a Milanello ci parla come fosse un buon papà. Dice un sacco di cose: sui capelli, sugli orecchini, sui tatuaggi… Non ci siamo mai trovati da soli a parlare, ma penso che di me gli piaccia la mia tenacia, la voglia di non mollare mai. Io sono al quinto anno di Milan. Ho vissuto un cambiamento importante. Dal Milan di Nesta, Seedorf, Inzaghi, Ambrosini, Gattuso a quello attuale che non è andato bene, non ha ancora un’anima vincente come quello di prima. Anche se non sono Maldini o Nesta, ho cercato di dare il mio contributo in campo e fuori. Io leader di questo Milan? Forse. Un po’ più leader rispetto agli altri. Ma essere leader non vuole dire essere più forte. Si sono accorti della mia sincerità. Sono sempre stato così, fra alti e bassi. Se sono il compagno ideale per Romagnoli? Per Alessio non è stato semplice gestire il suo posto da titolare, considerati i soldi (25 milioni di euro, ndr) spesi per lui. Ma su questo non c’entra niente. Consigli? Certo, per migliorare deve stare più tranquillo, anche se non gioco cerco di supportarlo sempre”. Il rapporto con Mihajlovic?  Mi sono chiarito da subito con lui prima che firmassi il contratto. C’è stata la possibilità di parlarci, ha avuto la possibilità di potermi conoscere e adesso mi apprezza. Quali erano i suoi dubbi? Sicuramente in allenamento le mie performances non sono le migliori come velocità e resistenza. Ma posso giocare sempre e ovunque, sono affidabile. La mia mentalità gli è piaciuta molto”. Su Balotelli:  “E’ un bravissimo ragazzo, ma ormai è diventato un personaggio, ha deciso di esserlo. È molto buono d’animo, ma anche un po’ incosciente. Talvolta esagera e sbaglia. Ha bisogno di aiuto, non può uscire da solo da questa situazione. Ma lo capisco: all’esterno non ha molti punti di riferimento. Sono molto contento che l’operazione abbia avuto buon esito. Devo essere sincero: mi sono affezionato molto a lui. Io, Nigel, i cosiddetti “vecchi” cerchiamo di dargli una mano. Mario ha deciso di essere un personaggio. Se fai di tutto per esserlo, per farti attaccare non ti puoi lamentare. Allora a quel punto puoi farti rispettare solo per quello che fai in campo”.

 

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