Mihajlovic come Sarri: la svolta col passaggio al 4-3-3

Pubblicato il autore: Nello Simonetti Segui

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Maurizio Sarri e Sinisa Mihajlovic si sono ritrovati di fronte neanche un mese fa, domenica 4 ottobre a San Siro per uno scontro rivelatosi poi impietoso nei confronti del Milan, umiliato tra le mura amiche dagli scatenati azzurri, vittoriosi col roboante punteggio di 4-0. Mai nella sua storia il Napoli era passato al Meazza con un margine così ampio e, soprattutto, con simile facilità. Una superiorità schiacciante, persino imbarazzante, quella palesata da Higuain e compagni, in un momento storico in cui, il tecnico dei partenopei allontanava definitivamente tutte le nubi addensatesi sul suo conto dopo il balbettante avvio (appena due punti nelle prime tre giornate), ed il povero Mihajlovic, arrancava nel bel mezzo di una bufera dalla quale pochi immaginavano sarebbe riuscito ad uscire in tempi così brevi. Il segreto? Forse glielo avrà suggerito proprio chi stava per dargli la spallata decisiva verso l’inferno, ossia quel Maurizio Sarri, bravo ad invertire decisamente la rotta col suo Napoli, attraverso il passaggio dal 4-3-1-2 al 4-3-3 e relativo accantonamento dell’idea di un trequartista che potesse sostenere due punte. Allargando il gioco sulle fasce, mediante il pieno coinvolgimento di esterni (Callejon e Insigne) capaci non solo di sfruttare appieno le proprie caratteristiche offensive, ma anche di sostenere il centrocampo in fase di non possesso, l’ex tecnico dell’Empoli ha trovato la chiave giusta per blindare anche la sua difesa, vero tallone d’Achille della squadra durante la gestione Benitez ed ora punto di forza con i soli due gol incassati nelle successive otto gare. Un modulo grazie al quale sono riusciti ad esaltarsi i grandi interpreti che il Napoli può vantare tra centrocampo e attacco, ma anche i tanto vituperati difensori centrali Albiol e Koulibaly, rivelatisi in realtà non così scarsi come sembrava fino a qualche settimana fa.
Sulla stessa lunghezza d’onda, anche se un pizzico in ritardo, Sinisa Mihajlovic, all’indomani del tremendo cappotto patito in casa proprio dalla compagine partenopea, ha trovato il coraggio necessario per compiere scelte anche impopolari ma indispensabili per tirare via la squadra da quel vortice negativo nel quale si era cacciata e dal quale sembrava non poter più venir fuori. Il serbo, in totale controtendenza rispetto a quelle che erano le indicazioni del precampionato, secondo cui la coppia Luiz Adriano – Bacca rappresentava la grande certezza sulla quale fondare la stagione del rilancio, non ha esitato ad escludere il centravanti brasiliano, affiancando al colombiano il jolly Bonaventura, sempre bravo in tutte le posizioni, e, soprattutto, il redivivo Cerci, ormai finito ai margini della rosa e divenuto, come d’incanto, elemento essenziale e uomo simbolo di questa piccola rinascita rossonera. I meriti di Mihajlovic passano inevitabilmente attraverso quella tempestiva comprensione dell’inutilità (per non dire dannosità) di una figura come quella del trequartista in assenza di un giocatore capace di interpretare quel ruolo nella maniera più efficace. Ci ha provato con Honda, poi con Bonaventura, Suso e persino Bertolacci, senza mai ottenere risultati soddisfacenti, causando anzi notevoli problemi agli altri reparti. Non può essere casuale infatti, la nuova linfa di Montolivo, mai come in questo periodo assurto a vero leader del centrocampo milanista, ottimamente affiancato da due dei colpi del mercato estivo, Kucka e Bertolacci, ora decisamente più a loro agio nel nuovo sistema. Bene anche la difesa, capace di limitare a tre soli gol il passivo nelle ultime quattro partite. Rapportato ai tredici incassati nelle prime sette, il dato è impressionante.
Altra scelta coraggiosa di Mihajlovic è stata quella di affidare un ruolo delicato come quello del portiere ad un ragazzino poco più che sedicenne come Donnarumma, accantonando senza troppi convenevoli un elemento esperto ed affidabile come Diego Lopez. Certo, le due reti incassate dal giovanotto denotano un’inevitabile inesperienza, ma la qualità sembra buona e le sue prime prestazioni lasciano ben sperare. La dirigenza rossonera, dopo gli enormi sforzi compiuti in estate si aspetta il raggiungimento della zona Champions, impresa che, oggettivamente, sembra oltremodo proibitiva, considerato anche il valore delle concorrenti, ma il ritrovato spirito della truppa di Mihajlovic, se non altro, consente di guardare al traguardo con maggiore ottimismo, o, se preferite, minore pessimismo…

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