Jose, Pep, Rudi: uomini soli

Pubblicato il autore: Luca Bonaccorso Segui

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Non ci credo che una sola persona di voi lettori, leggendo il titolo di questo pezzo, non ha messo in mostra la propria ugola canterina alla Roby Facchinetti versione Uomini Soli: è assolutamente impossibile, a meno che non siate dei believers di Justin Bierber o degli One Direction con tanto di poster attaccato nella vostra stanza e strillate appena li vedete in tv. Ok, in questo caso, passiamo avanti senza commentare oltre e vi comunico per vostra somma gioia che non parleremo di musica.
Ma allora che centra Uomini Soli?
“Ma Dio delle città e dell’immensità, magari tu ci sei e problemi non ne hai. Ma quaggiù non siamo in cielo, e se un uomo perde il filo, è soltanto un uomo solo. ”
Il filo. Eccolo. Chi perde il filo è un uomo solo. Chi sta perdendo il filo nel nostro amato mondo pallonaro? Lui, senz’altro, lo Special One Jose Mourinho. Quest’anno il portoghese, oltre al filo, ha perso tante di quelle partite che non se la ricorda neanche lui un’annata peggiore di questa: ma non solo. Ha perso il lume della ragione con la Carneiro, la pazienza con qualche suo giocatore, la spogliatoio a detta di molti, e sta rischiando di perdere anche il posto. Eh già perchè un allenatore qualsiasi col suo ruolino attuale sarebbe stato licenziato da mesi: lui resiste, forse per la clausola monstre che dovrebbe pagare il Chelsea in caso di licenziamento, forse perchè il pubblico lo ama comunque ed è dalla sua parte, forse perchè lui è Jose Mourinho, e gli altri, quelli che vanno in campo, ora come ora sembrano tutto tranne che fenomeni. La fase difensiva ad esempio, sempre impeccabile nelle squadre di Mou, lascia a desiderare totalmente: tra i singoli poi Hazard è impalpabile, Fabregas non riesce più ad essere decisivo, Terry non è più un adolescente, Oscar e Willian sono buoni giocatori ma niente di più, per Pedro invece bisogna contattare Chi l’ha visto. Evidente poi che all’interno dello spogliatoio ci sia qualche talpa che rema contro Jose, spifferando tutto ai tabloid inglesi, mai particolarmente innamorati del genio di Setubal.
Stasera il Chelsea non può assolutamente far passi falsi: in caso di vittoria (considerando la più che probabile affermazione del Porto) i blues volerebbero al secondo posto e metterebbero una bella ipoteca sul passaggio del turno essendo in vantaggio negli scontri con la Dinamo Kiev: occhio però perchè in caso di sconfitta Mou sarebbe praticamente fuori dai giochi.
Esattamente come rischia di essere stasera Rudi Garcia se la sua Roma non dovesse battere il Leverkusen: con i tre punti i giallorossi supererebbero i tedeschi e li costringerebbero a fare la partite della vita alla BayArena poi contro il Barcellona. Con un pareggio la situazione diventerebbe difficile: con la sconfitta invece assolutamente critica. Il problema è che la Roma non vince in Champions dalla scorsa stagione (5-1- al Cska, ndr): poi solo pareggi e sconfitte. Stasera serve la svolta: il tecnico recupera tutti i titolari e si dovrebbe affidare alla formazione tipo con Florenzi terzino, De Rossi a centrocampo, Gervinho-Dzeko-Salah davanti.
Garcia, inutile negarlo, rischia. La piazza non è mai stata totalmente innamorata di lui e alla prima sconfitta viene attaccato, specialmente quest’anno in cui comunque ha un organico a sua disposizione di altissimo livello. Serve dare una mentalità da squadra forte anche in Europa, seppur questo non sia per niente facile: tutto passa da questa sera. La Roma deve vincere per non spezzare i sogni Champions: Rudi per dimostrare, ancora una volta, di essere l’uomo giusto al posto giusto.
Sarebbe l’uomo giusto per qualsiasi squadra del mondo invece Pep Guardiola, per alcuni il più bravo al mondo, per tutti almeno uno dei tre top dell’Universo. Mettere in discussione lui dal punto di vista calcistico è praticamente impossibile, eppure alla prima cosa storta i tedeschi sono pronti ad attaccarlo: questione di mentalità, idee e modi di vivere il calcio. Pep è latino, vuole lo spettacolo sempre e comunque, ha trasformato il suo Bayern in una squadra di giocolieri veloci e tecnici: Beckembauer e compagnia bella invece sono tedeschi (mai aggettivo più appropriato), pensano al sodo, devono essere rudi, dominare fisicamente, tutti d’un pezzo e aggressivi. Ovviamente è davanti agli occhi di tutti che la realtà del momento cozza con le aspirazioni societarie: chiaro però che non puoi licenziare uno che in campionato vince già a marzo, in Champions arriva minimo in semifinale e fa divertire il tuo pubblico. Nonostante questo però la questione rinnovo inizia ad infastidire i vertici alti del club bavarese: Pep prende tempo, vorrebbe andarsene, ma non senza aver vinto una Champions pure in Germania. Ecco cosa manca al tecnico catalano: uscire di scena da vincitore, esattamente come è successo al Barcellona.
Guardiola è un uomo solo, ma dietro di lui c’è una società che non può permettersi di lasciarlo così.

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“A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli,
perché ha paura del sesso o per la smania di successo. “

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