Premio Facchetti, Donadoni: “A Bologna ho portato me stesso e il mio vissuto”

Pubblicato il autore: Ilaria Ceracchi Segui

2cb9e011f6a0e2b5ecec4b0df0687475_43_l
Roberto Donadoni si aggiudica la decima edizione del Premio Facchetti. È il nuovo allenatore del Bologna a rappresentare “il bello del calcio” in quest’anno così difficile  per lui, almeno per quanto riguarda la prima parte. Le vicende del Parma, seppur negative, hanno confermato le qualità, già ben note, del ct bergamasco, che ha sempre dimostrato di essere una persona garbata, professionale e dotata di un forte senso del dovere. In parole povere, una persona davvero perbene.L’intervista a Donadoni, pubblicata in mattinata da La Gazzetta dello Sport (testata che organizza l’evento dal 2006), tocca le tematiche più care al ct: l’esperienza al Parma, l’arrivo al Bologna, la sua fede rossonera, il ricordo di Giacinto Facchetti, bergamasco come lui. Al termine dell’intervista, commenta  la strage di Parigi. Dalle parole di Donadoni  emerge il suo lato più intimo e umano.

Riguardo le vicende del Parma: “ Tutte le esperienze arricchiscono, io ho preso le cose positive. Questo premio viene dato a me, ma va al popolo ombra del Parma: tutti i collaboratori e le persone che hanno lavorato e ci hanno messo passione rimanendo a Parma. Ho passato una stagione problematica, l’aspetto tecnico era la cosa minore, mi sono accorto che c’era una sola strada per la dignità: lo staff, i giocatori, i dipendenti devono essere orgogliosi. La cosa più facile da fare era scappare il più in  fretta possibile, ma sarebbe stato da vigliacchi”.

L’arrivo a Bologna:Cosa ho portato a Bologna?  Ho portato me stesso, tutto quello che ho vissuto. Sono situazioni in cui bisogna entrare con tranquillità, non è un cammino semplice, abbiamo fatto solo due partite, c’è ancora tanto da soffrire, ma potremo centrare l’obiettivo che è alla nostra portata”.

La fede rossonera: ” Ho sempre amato questo sport, sono milanista fin da ragazzino, stimavo Rivera, ho sempre visto la mia passione come possibilità per crescere. Il mio approdo al Milan? Quando ero all’Atalanta si erano fatti avanti Milan e Juventus. Mio fratello mi aveva trasmesso la passione per i rossoneri fin da piccolo. Quando mi si è presentata questa opportunità ho chiesto consiglio a Previtali, l’allora ds, non l’ho visto convinto della Juventus, e alla fine ho scelto il Milan. Devo dire che ho fatto la scelta giusta: sono soddisfatto. Per me è stato come toccare il cielo con un dito”.

Il ricordo di Giacinto Facchetti: “Io bergamasco come Facchetti?  Questi sono valori che non dipendono da noi, ma dai nostri genitori: forse a Bergamo certi valori sono accentuati. Di Giacinto ho un bellissimo ricordo, mi colpiva il suo modo di essere e di apparire, trasmetteva valori importanti”.

Il commento sulla strage di Parigi: “ La cosa che dispiace di più è che sono state sacrificate tante vite umane, tanti giovani che rappresentano il nostro futuro: dobbiamo fare in modo che queste cose non accadano più. La sicurezza in Francia in vista dell’Europeo? In questo momento è controproducente pensare a soluzioni differenti, se la Francia è la sede proposta, è giusto che si giochi lì “.

 

  •   
  •  
  •  
  •