Thohir ed il calcio italiano: dall’Inter ed il sogno scudetto passando per Agnelli e la Juventus

Pubblicato il autore: Rocco Menechella Segui

Thohir

Thohir si confessa in una intervista esclusiva sull’edizione odierna di “Tuttosport”. Il suo approdo nel calcio italiano, il sogno scudetto ed il difficile rapporto con la Juventus. Ecco alcuni significativi passaggi della sua intervista.
Presidente Thohir, la Juventus ha conosciuto la B, per alcuni anni è stata fuori dall’Europa ed è tornata a vincere. Può essere da esempio per la sua Inter?  “Non credo che sarebbe corretto paragonare quanto fatto dalla dirigenza bianconera con quanto fatto da noi all’Inter. Sono club diversi. Innanzitutto l’Inter non è mai stata in serie B, però non è nemmeno stata costante nei risultati e questa è una delle grandi sfide che dobbiamo vincere contro noi stessi”.
Tra le prime decisioni che ha preso, è stato bloccare la trattativa Vucinic-Guarin mentre quest’estate avete chiuso il primo affare con la Juventus dopo Calciopoli cedendo Hernanes ai bianconeri. Crede che sia l’inizio di una nuova era nei rapporti tra i due club? 
“Ho sempre creduto che tra i presidenti e i club ci debbano essere delle relazioni amichevoli. Ma ogni decisione che prendo deve essere la migliore per l’Inter. La trattativa Vucinic-Guarin non credevo che fosse un buon affare per noi, questo è il motivo per il quale l’ho stoppata. Ma per Hernanes, ho dato l’ok perché andava bene. Abbiamo comprato nove giocatori in estate, Hernanes è un ottimo centrocampista e soddisfaceva i bisogni della Juventus, quindi abbiamo chiuso l’accordo, senza pregiudizi rispetto a quanto è successo in passato per altre trattative”.
Come sono i rapporti con Andrea Agnelli? 
“Ho incontrato Andrea a Berlino, c’ero anche io nei giorni della finale di Champions, gli ho dato la mano e gli ho fatto le mie congratulazioni. Una squadra italiana che va in finale o che vince la Champions è un bene per la Serie A. Anche i tanti team che l’anno scorso hanno fatto bene in Europa League e che stanno facendo bene anche quest’anno sono un bene per la Serie A. Ovviamente, come accade fra Inter e Juventus, io voglio competere e vincere contro Agnelli. Ma in termini di relazioni e sviluppo del calcio italiano dobbiamo lavorare insieme. Ho incontrato e parlato anche con James Pallotta, ma non l’ho chiamato di certo dopo il match di sabato per dirgli: “Ehi, ho vinto io”; ma in circostanze diverse è ovvio che mi fermi per salutarlo e per parlare del nostro calcio”.
C’è un giocatore che “ruberebbe” a questa Juventus?
“Zidane (ride, ndr). O forse Emil Audero, il portiere di origine indonesiana della Primavera bianconera: ho letto di lui alcune cose già un paio di anni fa. Ovviamente, mi sarebbe piaciuto avere Nainggolan all’Inter, ma abbiamo optato per Kondogbia, perché scegliamo ciò che è meglio per la squadra, non quello che è meglio per me. Radja mi piace molto e il fatto che non l’abbia cercato non significa che non sia un grande giocatore, ma ci sono altri ragionamenti da fare”.
Domanda da un milione di dollari: cosa andrebbe cambiato nel sistema calcio in Italia?
“Molte cose, il discorso è lungo. Juventus, Milan e Inter sono gli ambasciatori del calcio italiano nel mondo e credo che James Pallotta alla Roma stia cercando di fare anche lui del suo meglio per entrare in questo gruppo. Ma alla fine non giochiamo da soli, siamo parte di un campionato nel quale è importante prendere delle decisioni sempre più alla svelta, perché gli altri tornei stanno diventando sempre più competitivi. Oggi tutti voi potete vedere in televisione le partite della Major League Soccer: lo avreste immaginato dieci anni fa? Negli Stati Uniti, al contrario, si fa fatica a vedere la Serie A e questo, se ci pensate, è paradossale. In Indonesia, per esempio, si vedono entrambe le competizioni. Ma se le squadre italiane o spagnole giocano alle tre di notte locali la maggior parte dei supporter indonesiani non vedono la partita. Per questo penso che sia vitale programmare alcune partite al sabato pomeriggio per far sì che siano fruibili sia per il mercato asiatico che per quello statunitense”. 

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