Zenga e i tifosi della Sampdoria, quell’amore mai sbocciato…

Pubblicato il autore: Roberto Minichiello

Zenga
Certi amori non nascono così immediati, a volte ci vuole tempo, ma a volte il tempo fa capire che non si può continuare così e forse questo è il caso di Walter Zenga e la Sampdoria, soprattutto con i tifosi che dopo la brutta sconfitta di ieri contro la Fiorentina hanno espresso il loro malumore nei confronti del presidente Ferrero. La squadra di Zenga non è riuscita a creare un’occasione da gol, salvo quella regalata da Roncaglia e malamente sfruttata dal capocannoniere Eder che non è riuscito a fare il miracolo per riaprire un partita già chiusa dopo dieci minuti del primo tempo, quando uno sventurato Zukanovic ha regalato il rigore per la viola. Surclassati dal gioco di Paulo Sousa, lo stesso tecnico che era stato contattato da Ferrero dopo la dipartita di Mihajlovic per Milano, ma poi si è preferito puntare su Zenga. Puntando su una persona diversa, su un modo di giocare diverso. La società era riuscita a tenere in rosa i migliori talenti, come Eder e Soriano, riprendendo Viviano e puntellando la squadra con buoni giocatori come Fernando, Barreto e alcuni giovani di valore, senza dimenticare il ritorno di Cassano che fino ad ora è stato poco utilizzato dal mister. La stagione è partita male con la pesante sconfitta interna in Europa League contro il modesto Vojvodina, da allora una parte della tifoseria ha cominciato a storcere il naso sul reale valore del tecnico lombardo. Da allora che l’amore non è mai sbocciato.

E nonostante il buon avvio di campionato quei difetti mostrati a luglio si sono ritrovati anche in alcune trasferte dove la Sampdoria non riusciva ad esprimere il suo gioco, né tantomeno riuscire ad innescare i suoi gioielli come Muriel che spesso e volentieri si è trovato fuori dal gioco di squadra. La Sampdoria di Zenga ha vissuto e vive ancora di metamorfosi clamorose trovandosi a fare belle partite contro altre inguardabili e questo ha aumentato il malessere dei tifosi che vedono nella rosa blucerchiata del potenziale ma molte volte inespresso. E poi ad ogni partita persa o pareggiata i tifosi chiedevano a gran voce la sua testa, basta leggere i commenti nei social media. La società è sempre stata dalla sua parte, quando all’inizio Zenga non voleva l’arrivo di Cassano, poi si è dovuto arrendere dopo la sconfitta in Europa League, quando non sono arrivati i risultati fuori casa (vedi Frosinone, Torino, Bergamo) ma forse Ferrero non si aspettava tutto questo disamore nei confronti del tecnico. E forse non pensava nemmeno che non aver scelto Paulo Sousa si sia dimostrato un errore. Certo la Sampdoria non ha aspirazione di Champion’s League o di vincere lo scudetto e certo una sconfitta con la Fiorentina ci sta tutta, ma non in quel modo secondo me. Non essere riusciti a giocare è un dato che fa riflettere, non essere riusciti a creare nemmeno una palla gol fa riflettere. La Sampdoria ha affrontato in casa sia la Roma, sia l’Inter e in quelle due occasioni la squadra di Zenga ha sofferto, soprattutto con i giallorossi, ma era riuscita a creare grattacapi alla difesa di Garcia e lo stesso con gli uomini di Mancini, ma ieri sera si è vista una squadra letteralmente in balia dell’avversario. Meriti o demeriti? E’ questa la domanda che affligge sia la società sia i tifosi e anche me, che alla fine della partita non avevo commenti da sottoporre solo un muso molto rabbuiato.

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In tribuna il presidente Ferrero, forse per la prima volta, si è trovato di fronte ad umore di una tifoseria che è scontenta, nonostante canti per tutti i novanta minuti, ma questo modo di fare è nel dna del tifoso blucerchiato, un modo di tifare che parte da lontano, da altri presidenti, da un altro calcio, che non abbandona mai la sua squadra durante la partita, ma dopo fa sentire il suo scontento. Zenga non ha mai fatto qualcosa per meritarsi qualche elogio, anche il non far giocare molto Cassano ha contribuito a rendere scontenti quei tifosi che vedevano nel suo ritorno una Sampdoria che avrebbe stupito tutti e i numeri ci potevano essere. Anche il continuo cambiare non ha giovato al gioco, come le sostituzione in partita in corso non hanno mai cambiato l’effetto della partita. Eppure i tifosi guardano la rosa, vedono nomi di talento come Eder, Muriel, Soriano, Viviano, Barreto, Cassano e non capiscono perché la loro squadra, la mia squadra, non riesce ad esprimersi in ogni partita. A favore va il merito di aver fatto giocare giovani anche in partite importanti come Pereira, come Ivan, che qualche altro allenatore in passato non avrebbe mai schierato, piuttosto avrebbe messo qualcuno fuori posizione, pur di non far giocare i giovani. E anche il fatto che ha dovuto schierare formazioni con molti giocatori infortunati, ma quello che adesso non si è visto è un gioco, l’impronta di Walter Zenga non si vede, per demerito dell’allenatore, molto probabilmente.

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Quello che mi ha colpito nella partita di ieri è il fatto che la squadra non ha avuto una reazione, neanche emotiva al dominio della Fiorentina, come una nave in balia della tempesta e il suo navigatore non sapeva che fare. Molte volte in campo si ha avuto la sensazione che la squadra non sapesse cosa fare, salvo aspettare le invenzioni di Eder o Soriano. Io non sono contro Zenga, lo ricordo quando ha vestito la casacca blucerchiata e sono convinto che lui tiene a questa divisa, ma spero di vedere una squadra che non molli mai e che reagisca quando le cose non vanno, che cacci il carattere. Eppure da giocatore Zenga ha sempre avuto un forte carattere, magari riuscisse a trasmetterlo anche ai suoi giocatori. La classifica non piange ancora, ma comincia a diventare corta e altri passi falsi potrebbero compromettere l’intera stagione e la Sampdoria ha già avuto esperienze del genere.
E pensare che in estate si era parlato di allenatori come Sarri e Paulo Sousa al tifoso viene un po’ il rimpianto.

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