Zenga e la politica dei piccoli passi

Pubblicato il autore: Roberto Minichiello

Zenga
Sono tornati i punti fuori casa che alla Sampdoria mancavano dalla seconda giornata di campionato, quando gli uomini di Zenga recuperarono due gol al Napoli di Sarri. Poi sono arrivate solamente sconfitte con Torino, Atalanta e Frosinone che hanno incrementato il divario di prestazioni tra la Sampdoria casalinga e la Sampdoria formato trasferta. Nella sfida di lunedì sera contro il Chievo Verona la Sampdoria di Zenga ha trovato nuovamente un punto, pareggiando per 1-1. Ma dalla partita di ieri rimane un senso di insoddisfazione come se la Sampdoria avesse potuto fare di più ma si è accontentata del pareggio, avvolti dalla paura di perdere nuovamente in trasferta. Anche nelle parole post partita del mister blucerchiato è sembrato che il pareggio andasse bene così, come per dire adesso ci accontentiamo poi si vedrà. E’ la politica cosiddetta dei piccoli passi, fare un passettino alla volta, proprio per non farsi male, quando la sfida del Bentegodi poteva dire chiaramente dove la Sampdoria potesse arrivare. Con una vittoria la Samp di Zenga avrebbe raggiunto la Lazio, superata l’Atalanta e preso il settimo posto. Non sarebbe stato male, ma invece una squadra che si accontenta non può puntare a traguardi importanti come l’Europa.

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La verità la dice il tabellone appeso al Bentegodi.” –  il commento post partita di Walter Zenga – “Il risultato finale è quello che rispecchia la partita. A volte si fanno più tiri e maggior possesso e si perde, per cui meglio rifarsi a quello, perché è l’unica cosa affidabile. Intanto era importante interrompere la serie negativa. Abbiamo iniziato col piglio giusto, poi la partita è cambiata dopo il gol subito.” Certo sarebbe stato molto peggio se fosse arrivata una sconfitta, l’ennesima in trasferta e sarebbe cominciato un nuovo processo al tecnico blucerchiato, dove una parte della tifoseria non ama il tecnico lombardo, in quanto ancora non ha dimenticato il 4-0 casalingo subito in Europa. Quello che non è piaciuto tanto ieri sera sono stati i cambi, ma anche la formazione iniziale. Inserire il giovane Ivan e farlo giocare da esterno, un ruolo non proprio suo non ha giovato né al giocatore né alla squadra e infatti da un suo errore che è scaturito il pareggio di Inglese. La mossa strana è stata far giocare Carbonero come interno di centrocampo nel nuovo modulo proposto da Zenga, il 4-1-4-1, quanto il modulo usato nelle ultime uscite aveva dato più frutti. Quando Muriel viene lasciato troppo solo non si esprime ai soliti livelli e soffre la partita. Poi nella ripresa ha aggiusto il tiro inserendo Palombo per Ivan e avanzando Fernando qualche metro più avanti in una posizione che non ha giovato al gioco della Sampdoria.

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Altro punto di discussione sono i cambi effettuati nella ripresa, cambi che sono sembrati una sorta di rinuncia ad offendere, Soriano per Muriel è stato l’emblema del fatto che il punto in trasferta era come se fosse oro colato, ma non per una società che all’inizio ha dichiarato di voler dare continuità alla passata stagione dove si è arrivati in Europa. Non sarebbe stato meglio inserire Cassano molto prima e non solo per gli ultimi minuti  per dare fiato ad uno stremato Eder. La stessa sostituzione di inizio secondo tempo poteva essere diversa invece di Palombo mettere Soriano per far capire agli avversari che la squadra non si tira indietro e invece si è dato modo al Chievo di metterci più intensità. Forse sia tra i giocatori sia tra il tecnico sono spuntati gli incubi delle passate trasferte e un punto avrebbe terminato il trend negativo e dato maggiore convinzione ai ragazzi. E quindi meglio i piccoli passi che una sconfitta, è meglio chi si accontenta gode, anche se Luciano Ligabue in una sua canzone dice che chi si accontenta gode così e così

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