Colantuono: “Tifo Roma, ma stavo per andare alla Lazio”

Pubblicato il autore: Gianfranco Mairone

Atalanta's coach Stefano Colantuono waits for the start of a Serie A soccer match against Chievo at Bentegodi stadium in Verona, Italy, Saturday, Oct. 5, 2013. (AP Photo/Felice Calabro')

Il tecnico dell’Udinese Stefano Colantuono in questa pausa Natalizia si è concesso una bella intervista al Corriere dello Sport, dove affronta vari temi e svela anche qualche aneddoto. Sulla possibilità di allenare la sua squadra del cuore (Roma): “Ma non lo so è una domanda che non mi sono mai posto, o forse non più. Credo che nel calcio si vada spesso dietro ai luoghi comuni riguardo agli allenatori. Poi arriva un presidente come De Laurentiis che ascolta solo se stesso e punta su Sarri e i fatti gli danno ragione: è il segno che se lavori sul campo puoi allenare anche una big”. La realtà dice Udinese: “E sono in quella che considero una società medio alta, che lotta quasi sempre per l’Europa, con un’organizzazione incredibile, a livello di Juve e Milan, non vedo altri club allo stesso livello. Il presidente mi ha chiesto di continuare a valorizzare i giovani e di proporre un gioco più offensivo, che faccia divertire il pubblico”. Squadra più forte?: “Non ho dubbi Napoli. Sarri ha dimostrato grande intelligenza nel rivedere il modulo iniziale, quello con il trequartista, per ritrovare maggior equilibrio. Quando li abbiamo incontrati ho trovato una squadra compatta, veloce, forte. E poi hanno Higuain che è devastante. Giocano sempre gli stessi, ma sono forti. Secondo me si contenderanno lo scudetto con la Juventus. Anche per i bianconeri si è vista la grande saggezza dell’allenatore, Allegri, che ha puntato sul 3-5-2 e ha infilato una striscia vincente. La mentalità della Juve, poi, non ce l’ha nessuna”. Sulla Fiorentina: “Bella squadra, sul solo del gioco dell’anno scorso. Hanno preso un giocatore straordinario come Kalinic. Attacca, fa reparto da solo, dà profondità. Con Higuain è il giocatore che mi ha impressionato di più. Poi con giocatori come Borja Valero,Badelj e Bernardeschi puoi fare cose importanti”. La Roma: “Sono agli ottavi di Champions e il campionato è tutto da giocare. E’ sempre la Roma, ha un grande organico. Da ragazzo andavo in curva sud, la passione me l’ha trasmessa mio padre. E dire che stavo per allenare la Lazio. Quando ero a Perugia Lotito volle incontrarmi, parlai con lui e l’allora ds, Walter Sabatini. Ma erano già in parola con Delio Rossi”. Su Di Natale e Totti: “Sono giocatori che sanno quello che possono dare. Non puoi trattarli come qualsiasi altro elemento della squadra, ma loro sono i primi ad aiutarti. Di Natale continuerà a giocare, credo che la sua voglia di smettere sia concisa con un momento di down che durante una stagione e in coda a una carriera ci può stare. Io sergente di ferro? Luogo comune. Non ho mai messo le mani addosso a nessuno, sono semplicemente uno che ama lavorare molto sul campo, con intensità”. Sul ct Conte: “Mi piace il suo modo di intendere il calcio, è un grande allenatore. Ci conoscemmo quando lui finì l’esperienza all’Atalanta e io ero al Torino, da lì è nata la nostra amicizia. E’ un martello, fa lavorare tanto con il pallone e senza, cura i dettagli, non fa distinzioni tra i giocatori”. Qualche consiglio per le big: “Karnezis è una garanzia, Meret ha un grande futuro: è umile, serio, silenzioso. Lui Scuffet e Donnarumma sono il futuro del nostro calcio. Heurteaux in una rosa di una grande ci può stare. Può fare il terzino e il centrale, ha forza, personalità, equilibrio. Wague sta migliorando ma deve crescere ancora, ha il futuro dalla sua. Widmer via a gennaio? Non credo, ma non si può mai dire. Se arriva una big e ti offre i soldi ci pensi”. Sul Watford: “Hanno una situazione economica diversa, con il doppio di incasso per i diritti tv e uno stadio sempre pieno, con i biglietti esauriti per i prossimi cinque anni”.

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