Coppa Italia da favola: le sorprese…e i sorpresi

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

Coppa Italia

Dopo l’eliminazione di Genoa e Roma, anche la Fiorentina dice addio alla Coppa Italia. È la Coppa delle sorprese quest’anno, che ha visto le imprese di Alessandria (prima squadra di Lega Pro che arriva ai quarti dal 1984) e Spezia (eliminata la Roma proprio davanti ai suoi tifosi irati), anche il Carpi passa il turno superando la Fiorentina per 1 a 0 al Franchi. Decide un gol di Di Gaudio, uomo simbolo degli emiliani, con cui ha conquistato tre promozioni, dalla Seconda Divisione fino alla Serie A. Se fino a qualche settimana fa si pensava alla Coppa Italia come a una competizione minore, che i club più blasonati del nostro calcio bistrattavano, facendo giocare le riserve o addirittura i giovani provenienti dalla primavera, questo non è più cosi. Genoa, Roma e Fiorentina, pur avendo fatto sfoggio di un turn over abbastanza massiccio, non hanno nascosto le loro intenzioni di andare avanti nella competizione.

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Certo, visto il cammino non proprio sfavillante delle tre squadre nelle ultime gare di campionato (e ricordiamo che Roma e Fiorentina hanno superato la fase a gironi rispettivamente di Champions League e Europa League), le partite di Coppa Italia hanno assunto un altro significato: turn over si ma testa alta, massima concentrazione, risultato e morale. Ma queste parole d’ordine non sono bastate, e ad esse si sono sostituite altre meno brillanti ma più pericolose per il prosieguo della stagione: testa altrove, concentrazione sotto i tacchetti, morale sottoterra e esonero.

 

Gasperini, Garcia e Sousa sono senza ombra di dubbio allenatori di una certa caratura, vista in queste ultime stagioni sia in Italia che all’estero, ma questa uscita dalla Coppa contro squadre sulla carta inferiori in tutto, dalla caratura tecnico-tattica alla serie di appartenenza, non fa di certo sperare ad un lieto fine. I tifosi, seppur in maniera diversa e velata a modo loro, hanno fatto sentire la loro voce e il loro fastidio. Forse è Garcia, l’allenatore dei tre, quello più preso di mira dalla tifoseria, visto come hanno affrontato le sconfitte e la retrocessione della squadra dalla parte altissima della classifica. Ricordiamo che nelle scorse settimane, davanti le sedi giallorosse, i tifosi hanno urlato il loro rammarico e il fastidio conseguente con dieci casse di carote. Tentata invasione di campo, squadra scortata, battibecco senza fine e senza risparmio di colpi tra tifoseria e dirigenti, insomma un papocchio che proprio nella Coppetta italiana trova il suo apice. Certo che, se Real Madrid e Tottenham studiassero le partite di Coppa, la tattica di Carpi e Spezia, avrebbero sicuramente un vantaggio nel trovare il modo per scardinare le rispettive difese delle squadre italiane.

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Fallimento. Questa la parola più in voga in queste settimane, forse un esorcismo generale (dalle interviste degli allenatori, alle dichiarazioni dei dirigenti fino ai titoli dei giornali), un modo tutto italiano per evitare responsabilità troppo pesanti, per sviare lo sguardo dal vero problema che corruccia tutto il calcio italiano, finito lontano dai grandi campionati come Liga, Bundesliga e Premier. Un modo tutto italiano di tifare e gufare, di parlare e di giocare al calcio, di essere tifosi ed essere allenatori. Di vincere e di perdere. Onore al Carpi, alla Spezia e all’Alessandria. Nella speranza che sempre più squadre di serie minori salgano nella Coppa delle sorprese per far ricredere tutti sul livello delle nostre serie minori.

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