Dzeko e Mandzukic: il duro mestiere del centravanti

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

dzeko


Quello del centravanti, nel gioco del calcio, è uno dei ruoli che ha subito maggiori cambiamenti negli ultimi anni. Un tempo compito riservato ai giganti che popolavano l’area di rigore, oggi incarico con molte più sfaccettature tattiche, fino ad arrivare all’antitesi del centravanti, il falso nueve. In estate, ai nastri di partenza del campionato di Serie a Tim, i due interpreti di questo ruolo più attesi erano i nuovi arrivi del mercato estivo di Juve e Roma, il croato Mario Mandzukic ex Atletico Madrid e il bosniaco Edin Dzeko prelevato dal Manchester City. Entrambi centravanti moderni, letali negli ultimi metri ma anche capaci di aiutare la squadra in fase di costruzione della manovra.

 

Alla seconda giornata, il migliore sembrava essere il romanista, autore di un gol di testa proprio nella sfida tra giallorossi e bianconeri. Da lì in poi, però Dzeko ha segnato solo altre 2 reti, entrambe su rigore. Mentre Mandzukic, dopo aver subito l’inizio da incubo della Juventus, è tornato a essere grande protagonista con gol sempre più pesanti (quando Mario ha segnato, la Juve non ha mai perso). Dopo la partita con la Roma (uscito malconcio) e nelle partite successive (sia per infortunio che per scelta tattica ha giocato poco), ha perso diverse volte il posto da titolare. Quando però la Juventus ha ripreso a giocare e Max Allegri ha cercato tra i suoi uomini del reparto avanzato (e la squadra bianconera ha altri tre nomi pesanti come Paulo Dybala, Alvaro Morata e Simone Zaza) un punto di riferimento in avanti, ecco che ha rispolverato il pennellone croato, trovando, anche grazie alla bella doppietta contro il Carpi nell’ultima gara di campionato, sei centri in campionato e 4 gol nelle ultime 4 gare.

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In Champions League la sfida tra i due, in termini di gol, finisce in parità: due reti a testa. I gol del croato hanno avuto però un peso diverso: entrambe, infatti, sono arrivate negli incroci contro il Manchester City e hanno aiutato i bianconeri con 6 punti (la Juve ha vinto la doppia sfida per uno a zero). La Roma, anche nell’ultima gara con il Genoa, ha dimostrato di poter fare a meno di questo Dzeko e, per come imposta le gare Rudi Garcia, privilegiando le fasce d’attacco, per la punta bosniaca il cambio di allenatore potrebbe anche essere un affare redditizio in termini di gol rispetto alla conferma del tecnico francese. O almeno questa è la speranza di chi su di lui ha speso tanto per averlo. Insomma Mandzukic e Dzeko sono due facce della stessa medaglia, sono due talentuosi ed esperti giocatori che hanno lo stesso modo di interpretare il calcio.

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Giocatori moderni ma che ricordano sempre più i vecchi giganti dell’area di rigore, quel nibelungo che da lontano con spallate e calcioni, spizzava la palla di testa, stoppava e ripartiva, faceva possesso palla e tanto movimento per permettere ai giocatori della propria squadra di potersi inserirsi e rendere letale un gioco che, anche se è cambiato veramente tanto negli ultimi decenni, ha sempre e comunque bisogno del suo numero 9.

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