I tifosi contro Roma Lazio: dalle carote al letame

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

 

Lazio Roma 2016, derby deserto e record negativo di presenzeQualcuno potrà dire che sono le solite lagne da tifosi, se la prendono con tutti e per questo le loro squadre non vincono. Eppure, a ben vedere, i tifosi di Roma e Lazio, uniti nella protesta, hanno ragione. Certo qualunque forma di violenza deve trovare la totale e ferma opposizione ma, allo stesso tempo, bisogna andare contro le generalizzazioni di chi, senza averle mai frequentate, identifica le curve come luoghi di degenerazione, violenza, malaffare, paura, pericolo: ogni curva è piena di gente per bene. Se poi ci sono i delinquenti, questi vanno chiusi in galera, e ogni Stato di diritto dovrebbe fare questo, ma condizionare la passione di migliaia di tifosi perché non si ha la forza di fermare i violenti non è degno di un Paese democratico.

I tifosi di Lazio e Roma protestano. I primi contro una squadra che non caccia gli attributi e contro un presidente come Lotito che, anche se qualificato per i preliminari di Champions League, non investe un euro per giocatori adatti a una competizione europea come questa. I romanisti invece contro una squadra molle e un presidente come Pallotta che, dopo l’umiliante pareggio a reti inviolate in casa propria contro il Bate Borisov, sostiene che la squadra ha giocato bene e che meriterebbe tifosi migliori. Quindi non si può attaccare in maniera incondizionata quelli (e solo quelli ribadiamo) che dopo una settimana di lavoro, hanno voglia di andare allo stadio per cantare e soffrire con migliaia di amici. Cosa che ha fatto il Prefetto di Roma che, unico esempio in Italia e nel mondo, decide di spezzare la curva in tanti piccoli settori invalicabili, chiusi a camera stagna.

I tifosi della Roma giallorossa hanno depositato cinquanta chili di carote davanti al centro sportivo della lupa; quelli della Lazio invece, meno sofisticati degli odiati cugini, dieci sacchi di letame nei pressi di Formello. Poi, gli uni e gli altri, hanno deciso di disertare lo stadio, anche se molti hanno pagato l’abbonamento. E per finire dirigenti e rappresentanti delle istituzioni in giacca e cravatta si lamentano del fatto che i tifosi non vanno allo stadio e non facciano niente perché gli impianti diventino sicuri, moderni, senza violenti, situazioni adatte a vedere la partita di calcio e godersela come se si fosse a teatro. O, più semplicemente, come se si fosse in Inghilterra o in Germania, esempi a noi non cosi lontani. Ma non riusciamo a seguirli.

Il problema non è il tifoso, la curva o il singolo dirigente. Il problema è quello di riuscire a inculcare, da chi di dovere, un nuovo modo di vedere e praticare il calcio, sia quello giocato che quello visto. Un calcio pulito, rispettoso e spettacolare. Ma alla fine le parole stanno a zero e il problema rimane sempre lo stesso: corruzione nel mondo del calcio, malavita, impianti fatiscenti e al limite della praticabilità, violenza e violenti che popolano stadi, campi di calcio e campetti degli oratori. La difesa dei colori non porta per forza di cose a tutto questo, ma in una visione moderna e spettacolare del calcio, la difesa dei colori porta a un arcobaleno di emozioni che solo il calcio sa dare.

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