Inter sconfitta a metà dal Napoli: quando zero punti fanno morale

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

napoli-interIl posticipo di ieri sera tra Napoli e Inter che ha chiuso la quattordicesima giornata di Serie A Tim, ha portato il suo verdetto: il Napoli è ufficialmente (per chi ancora non lo avesse capito o non volesse ammetterlo) in corsa scudetto, conquistando la vetta della classifica proprio ai danni dell’Inter. La squadra partenopea, con 31 punti in 14 partite, ora ha una lunghezza di vantaggio sui nerazzurri, due sulla Fiorentina, quattro sulla Roma e sette sulla Juventus. Inoltre, Higuain è il migliore marcatore con dodici reti (seguito da Insigne a quota sette reti e cinque assist) e la squadra di Sarri vanta la migliore difesa (9 gol subiti a pari merito con l’Inter) e il secondo migliore attacco del campionato (26 i gol fatti, solo la Roma ha fatto meglio con 29 reti all’attivo). Dunque, la serata di ieri sembra essere tutta in favore dei napoletani, ma cosi non è. Se si va ad analizzare quello che si è visto durante i novanta minuti (senza contare le solite polemiche inutili), ci si rende conto di come l’Inter sia uscita dall’inferno del San Paolo, straordinariamente gremito d’azzurro, paradossalmente rafforzata.

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Il k.o. ha marchiato a fuoco una certezza nella testa di Roberto Mancini, quella che la sua squadra è dotata di grande carattere ed è in grado di giocarsela sempre e comunque, anche contro avversari più forti e in uno stadio ostile. Al di là dei soliti discorsi che hanno tenuto banco per due mesi, sul gioco “fisico, cinico e poco divertente” della squadra milanese, l’Inter esce dal San Paolo con il morale infervorato (anche per come sono andate le cose durante il match), il carattere granitico e varie certezze non da sottovalutare, in vista di una possibile corsa scudetto (anche se siamo ancora a inizio dicembre). Dettagli non da poco questi, visto che il campionato finora andato in scena, ha dimostrato come regni l’equilibrio e che, con ogni probabilità, si deciderà tutto nell’ultima parte della stagione. Ovvero quando conterà saper andare oltre le tattiche, il fiato e le giocate individuali, e quando sarà la grinta, gli stimoli e il carattere a farla da padrone. Il tecnico interista può quindi ritenersi soddisfatto di questo valore che la sua squadra ha saputo trovare ed è riuscita a consolidare partita dopo partita. È il frutto di un lavoro che dura da oltre un anno e che ha visto questa estate mutare i protagonisti, con un calciomercato estivo che ha stravolto la rosa nerazzurra.

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Un altro aspetto positivo che ha lasciato in eredità la sconfitta di Napoli è l’ottima prestazione di Adem Liajic e la conseguente fiducia che il Mancio può riporre su di lui. Il giocatore serbo ha confermato di essere in un buon momento di forma e di ispirazione, a tal punto che quando l’allenatore è stato costretto a sacrificare un giocatore offensivo dopo l’espulsione di Nagatomo, ha scelto di lasciare nello spogliatoio all’intervallo Mauro Icardi e non lui, spostandolo al centro, sistemandolo come falso nueve. Scelta azzeccata, visto che Liajic ha segnato ed ha portato pericoli costanti alla retroguardia partenopea.

Se quindi il carattere della squadra e Liaijc si salvano dalla sconfitta, restano ancora un paio di punti negativi, e vanno qui discussi se non si vuole perdere il dato reale delle cose. Oltre che la prestazione negativa del capitano interista, poco cercato dai compagni e poco propenso a farsi trovare dagli stessi, va registrata anche la prestazione non molto convincente del reparto difensivo: mentre Miranda si salva con il palo nel finale, Murillo soffre per tutta la gara l’irruente abilità di Higuain di rubare il tempo ai suoi diretti marcatori e la capacità di sfruttare il minimo errore di disposizione della coppia difensiva. Siamo comunque di fronte l’attacco del Napoli: velocità, forza e precisione sfoderate senza mezzi termini.

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Sono luci ed ombre, ed occorre trovare il giusto equilibrio per saper dosare complimenti e rimproveri. Perché sabato sera l’Inter ospita in casa il Genoa e fermarsi non è un buon modo per trovare stabilità in un campionato dove, non essendoci una favorita sulle altre ma diversi modi di intendere e giocare a calcio, anche una sconfitta può portare morale.


 

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