Juve: il 10 a Pogba? Per Del Piero ci vuole di più

Pubblicato il autore: Manuela Passarella

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Alex Del Piero
si riaffaccia in casa Juventus. Consigli e avvertimenti dall’ex bianconero sulle pagine della Gazzetta dello Sport, che chissà se erano stati richiesti dalla Signora.

Ma lui che con la maglia numero 10 sulle spalle ha fatto una pagina corposa della storia bianconera ha di che parlare. E così partendo dai sorteggi della Champions League – la Juve incontrerà il Bayern Monaco agli ottavi – e passando per la corsa scudetto all’Alex nazionale viene chiesto se è giusto che la maglia numero 10 al momento sia indossata dal francese Paul Pogba. “Non lo so – ha dichiarato Del Piero alla Gazzetta – so che Paul è un giocatore di grande talento. Se pensiamo al dieci come l’uomo che deve stupire con le sue giocate durante la partita, Paul è perfetto perché sa come farlo, può riuscirci e lo ha già fatto tante volte. Nelle sue corde ci sono i grandi colpi che un protagonista deve avere. Poi nei club importanti c’è dell’altro, perché il dieci è molto di più di un’espressione tecnica, è una cosa ancora più complicata, strutturata. Ma Pogba ci può arrivare. Bisogna soltanto lasciargli il tempo di provarci”.

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Quindi per Del Piero Paul Pogba non è ancora diventato il leader, l’uomo squadra, il simbolo che fu Pinturicchio, che è rimasto il più amato dai tifosi bianconeri.
“Credo – continua Del Piero – che la Juve stia ancora cercando l’uomo simbolo, almeno per il futuro. Per quanto riguarda il presente è inevitabile nominare la vecchia guardia, fondamentale anche per la personalità: Buffon, Chiellini, Marchisio, e poi Bonucci, e Barzagli. Al momento i trascinatori sono ancora loro”.

Immediatamente la carica contro l’ex Juventino da sito francese Sports.fr che titola Pogba est parfait, Pogba è perfetto.
Beh forse proprio perfetto ancora no, ma ha il tempo di diventare un grande.

L’ex capitano della Juventus ha parlato anche del suo futuro, non escludendo la possibilità di allenare: “Prima di andare all’estero avrei detto che fare l’allenatore non mi interessava, poi ho conosciuto altre sfumature dell’ambiente nel quale ho sempre vissuto. Le esperienze che ho fatto mi hanno aperto la mente, mi hanno avvicinato alle tante forme del calcio. Detto questo, per il momento non ho in programma di fare un corso per allenatori. Mi guardo intorno, mi informo e mi diverto”.

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