Juventus, Marchisio: “Scudetto? Strada lunga ma l’impegno per la rimonta c’è”

Pubblicato il autore: Silvia Campagna

marchisio
Ospite a Filo Diretto, programma di JTV, il centrocampista della Juventus Claudio Marchisio ha parlato della sua squadra, del pessimo inizio di campionato, della forma ritrovata nelle ultime partite di Serie A e Champions League, ma soprattutto della tanto cercata e voluta rimonta per lo scudetto.

STRADA LUNGA MA GIUSTA – Dopo la quarta vittoria consecutiva in campionato e un 5° posto in classifica a 7 punti dalla capolista partenopea, il Principino si è inevitabilmente espresso sulla tanto cercata rimonta in classifica che fa sembrare però ancora lontano lo scudetto ma più vicina l’Europa: «La rimonta non è stata fatta. Per lottare per lo scudetto ci sono ancora tantissime partite e il campionato è ancora lungo. Sicuramente l’orgoglio e l’impegno soprattutto dell’ultimo mese sono da Juventus, da grande squadra. Ci sono state ottime prestazioni anche quando non abbiamo raggiunto una vittoria dietro l’altra. È stato certamente un inizio difficile dopo quattro anni, anzi dopo tre visto che anche il primo scudetto è stata una rincorsa, infatti c’è stato un momento in cui il Milan ci aveva superato. Solo negli ultimi tre anni abbiamo fatto sempre delle partenze incredibili e siamo sempre stati in testa alla classifica mentre gli altri cercavano di recuperare. Ora è l’esatto contrario ed è una situazione nuova per tutti, non solo per noi ma anche per i tifosi. Però questo ci deve dare tantissima forza ed energia per continuare a fare come stiamo facendo nell’ultimo periodo. La stagione è ancora lunga e le squadre sopra di noi in classifica stanno facendo un ottimo campionato, hanno un ottimo gioco e stanno dimostrando di essere dei grandi clubs. Dobbiamo metterci molto di più di quello che abbiamo messo negli altri anni. Sarà difficile ma lo scudetto per noi è un obiettivo che vogliamo raggiungere».

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LA TRASFERTA ALL’OLIMPICO – Venerdì 4 la Juventus sarà in trasferta a Roma per il match contro la Lazio. «Come sempre contro la Lazio sarà una partita difficile. Anzi, quando si passano momenti non positivi come quello che sta attraversando la Lazio, bisogna sempre preoccuparsi perché si tenta di rifarsi in una partita importante come quella contro la Juve. Quindi sappiamo già che sarà certamente una partita difficile. Rispetto al solito abbiamo due giorni in più per lavorare e recuperare e ci stiamo preparando bene».

LA CHAMPIONSDopo aver conquistato gli ottavi di finale contro il Manchester City, la Juve si prepara ad incontrare il Siviglia in un girone non certamente impossibile. Marchisio dichiara di voler affrontare il match europeo come qualsiasi altra partita. «Scendiamo in campo per cercare di vincere, perché al di là della singola partita noi vogliamo sempre vincere. E vogliamo raggiungere il primo posto in classifica. Ovviamente man mano che si va avanti nei gironi qualsiasi squadra che si affronta è una dura prova, ma arrivare primi e incontrare una seconda classificata potrebbe sicuramente aiutare. Però tutte le partite di Champions sono difficili, indipendentemente dai gironi, quindi poco cambia. Ma il nostro approccio alla partita di Siviglia sarà sempre lo stesso: vogliamo vincere e arrivare primi nel girone».

CHAMPIONS O SCUDETTO? – Una domanda certamente non originale, ma inevitabile: Marchisio preferirebbe il quinto scudetto o la Champions? «Non solo alla Juve ma in qualsiasi squadra è difficile arrivare a vincere tutto in un anno. Quindi non scenderei a patti, fin quando c’è la possibilità io mi gioco tutto. Ma man mano che si va avanti è normale vedere gli obiettivi a cui uno può arrivare. Però non scenderei mai a patti per scegliere una cosa o l’altra. Li preferirei entrambi».

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PRINCIPINO BIANCONERO – Ormai il numero 8 è diventato senza alcun’ombra di dubbio un simbolo del club di Vinovo, ma anche un esempio di umiltà e serietà. Marchisio sembra particolarmente commosso al riguardo: «A volte ci penso quando mi sveglio la mattina, quando mi ritrovo in un grande stadio… Era il mio sogno da bambino e tutt’oggi è un sogno che sto vivendo. È giusto che sia così perché diviene più facile tirare fuori anche energie positive per andare avanti negli anni e migliorarsi sempre di più, non soltanto per se stessi, ma anche per i compagni di squadra. Umiltà? Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha inculcato questo valore fin da bambino; ma ho avuto la fortuna di avere anche una società che fin dai primi passi mi ha giustamente insegnato ad avere grosse responsabilità sulle spalle, non solo la responsabilità di te stesso, ma anche della società che rappresenti, perché la Juventus la rappresenti in Italia e nel mondo, davanti a tantissimi tifosi che la seguono. Ed è giusto avere un dna Juventino».

I NUOVI ARRIVATI – Una domanda anche sui nuovi arrivati con cui Claudio sembra aver instaurato un ottimo rapporto: «Tutti i nuovi arrivati si sono messi subito a disposizione anche perché sapevano di arrivare in un gruppo che da quattro anni vinceva il campionato italiano e che è arrivato ad una finale di Champions. Tutti si sono messi fin da subito a disposizione, infatti siamo passati da momenti di entusiasmo come la vittoria della Supercoppa in Cina a momenti di vera difficoltà che potevano portarci allo sbando non solo a livello di risultati ma soprattutto a livello di spogliatoio e di squadra. Invece c’è stata una grande risposta soprattutto dentro lo spogliatoio dove non si sta tutti seri ma c’è tanta voglia di famiglia, perché siamo una famiglia e vogliamo lavorare tutti insieme per gli obiettivi. Non è un singolo che porta alle vittorie, ma è tutta la squadra. Al di là di quanti campioni si possono avere in una squadra, la cosa importante è pensare sempre e solo in questo modo».

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PAPÀ CLAUDIO – Per finire alcune dichiarazioni sul Marchisio privato, sul Claudio marito e soprattutto papà di due bambini: «Anche se sono passati un po’ di anni, visto che Davide ha già più di sei anni, diventare padre è stato stato un momento unico, per me, per mia moglie e per tutta la nostra famiglia. Avevo appena esordito in nazionale, infatti neppure 10 giorni dopo abbiamo giocato Italia-Bulgaria e mia moglie mi venne a trovare in albergo con il piccolo Davide. E lì c’era Lippi che mi guardava sul divano come per dire “Siete due bambini”. Infatti avevo 23 anni e, ripensandoci, eravamo veramente giovani. Però si tratta di una di quelle scelte che non puoi rimpiangere, perché sono stupende e sono dettate soprattutto dall’amore di quando si è tanto giovani. Veder crescere i miei figli è una grande soddisfazione. Chi frequenta l’ambiente calcistico sta sempre poco a casa e quindi la crescita dei figli la vedi in maniera incredibile. Li vedi crescere in fretta perché passi poco tempo a casa con loro; molte volte torniamo dalle trasferte alle 3 di notte, ti svegli dopo di loro quando di solito papà e mamma si svegliano prima dei bambini per portarli a scuola, poi vai all’allenamento, torni tardi la sera ma loro sono già a letto perché l’indomani c’è la scuola. Quindi è anche difficile passare del tempo intenso con loro».

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