Juventus: un attacco cosi può far sognare, ma va gestito bene

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

mandzukic

Il reparto avanzato della Juventus, in gergo attacco, è sotto molti aspetti mostruoso, ma ovviamente va gestito con cura per non passare dal troppo al nulla. Dopo la doppietta di Coppa Italia rifilata ad uno spento Torino e che ha dato la vittoria alla Juventus (vittoriosa per 4 a 0), Simone Zaza ha fatto vedere, per chi ancora ne fosse scettico, le sue reali potenzialità. È il centravanti che finora ha avuto meno spazio degli altri (che comunque vanta la migliore media realizzativa del reparto offensivo bianconero), uno che in qualsiasi altra squadra italiana troverebbe sicuramente più spazio. Al di là dei loro bomber di spicco (vedi Icardi, Higuain, Kalinic e Dzeko), Inter, Napoli, Fiorentina e Roma accoglierebbero molto volentieri il giocatore di Policoro (classe 1991).

 

L’altro gioiello dell’attacco della Vecchia Signora è spagnolo, vestiva blancos (classe 1992) e di nome fa Alvaro Morata: per lui questa stagione ancora pochi gol e prestazioni altalenanti, ma comunque non convincenti fino in fondo. Eppure, non si possono mettere in discussione le sue reali capacità (dimostrate ad esempio nella scorsa stagione). Lo spagnolo occupa, nell’attuale hit parade del reparto offensivo bianconero, la terza posizione, ma sta lentamente superando il momento di crisi. Poi c’è Mario Mandzukic, il vecchio dei 4, il saggio: si è presentato davanti al popolo bianconero con il gol nella partita di Supercoppa Italia contro la Lazio (battuta per 2 a 0, il secondo gol di Dybala). Non ha poi (come del resto tutta la rosa bianconera) dato continuità e vigore alle proprie prestazioni, destando qualche perplessità sul suo reale valore. Ma anche lui si sta lentamente riprendendo dal deludente inizio di stagione e i suoi gol cominciano a essere continuativi e, soprattutto, pesanti. Considerato comunque titolare da Massimiliano Allegri, che punta sull’esperienza e sul lavoro sporco del centravanti croato, Mario ha conquistato poco alla volta, il cuore dei tifosi bianconeri, la fiducia del tecnico e della società e, soprattutto, fiducia in se stesso, superando il giusto step di ambientamento nella nuova realtà torinese.

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Poi c’è lui, e qui le parole si sprecano, i paragoni fioccano ogni giorno sulle bocche di tutti e sui titoli dei giornali (non ultimo, l’accostamento della Joya a Omar Sivori), gli elogi nauseano, la classe del fuoriclasse però resta cristallina. Anche lui, come tutto il blocco bianconero, ha stentato a inizio stagione (certamente meno degli altri), si è preso gli spazi e il peso (che oggi porta su di se con matura responsabilità) con calma. È giovane, da gente come lui gli si chiede sempre di più, ma Dybala ha saputo temprarsi nel giro di poco tempo, dimostrando sul campo la sua Joie de vivre: colorato, sorridente, la felicità sprizzata da tutti i pori del suo corpo, le giocate sono come lame aguzze che ravvivano ogni partita. Non è un semplice campione (parola con la quale si categorizza un giocatore superiore agli altri), lui è oltre le categorie, è più di un campione, un fuoriclasse, un’opera d’arte, un quadro colorato che sprizza gioia di vivere, è un Matisse.

 

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La Juventus con tanta abbondanza davanti può davvero fare grandi cose quest’anno e negli anni successivi, se si tiene conto che, a parte Mario, Simone, Paulo e Alvaro sono rispettivamente del 1991, 1993 e 1992. Senza contare poi gli altri classe ’90: Daniele Rugani (1994), Alex Sandro (1991), Mario Lemina (1993), Paul Pogba (1993), Stefano Sturato (1993) e Roberto Pereyra (1991). Insomma un grande potenziale che va però gestito nel migliore dei modi, ed evitare di bruciare un capolavoro, sacrilegio.

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