Kalinic intervista: “Non sarà facile ma giochiamo per vincere lo Scudetto”

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista Segui

Kalinic intervista
Kalinic intervista: “Esperienza inglese difficile ma ho imparato molto da quel passaggio di vita”. 
Nicola Kalinic ha conquistato Firenze a suon di gol, stupendo gran parte della piazza che lo aveva accolto senza nascondere una certa dose di scetticismo. Del resto il calciatore croato, dopo la deludente esperienza in Premier League con la storica maglia del Blackburn Rovers, era andato a giocare in un campionato non proprio seguitissimo in Italia come quello ucraino. “L’esperienza inglese non è stata esaltanteconferma Kalinic -. Anche perché il Blackburn era una squadra con qualche problema. Ma certi passaggi della vita, soprattutto i meno facili, comunque ti fanno crescere. In Inghilterra ho imparato a combattere. A fare i conti anche col calcio fisico. Per questo non protesto quasi mai. Eppure di falli ne subisco parecchi“. 37 gol in 86 presenze col Dnipro rappresentano un bottino di tutto rispetto, ma è innegabile che nessuno si aspettasse un tale impatto con il nostro calcio. Il quotidiano La Repubblica ha raggiunto l’attaccante per parlare di questi primi mesi in viola.

Kalinic intervista: “Venni a Firenze col Dnipro e mi innamorai subito della città”.
Venni a giocare qui
(a Firenze, ndr) con il Dnipro in Europa League afferma Kalinic, tornando sui primi approcci con l’ambiente fiorentino -. Vidi la città di sfuggita, perché quando vai in trasferta funziona così: a volte nemmeno fai caso a dove sei finito. Ma quelle poche ore mi sono rimaste nel cuore. Come dite voi: colpo di fulmine, no? Ecco. E così quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi che la Fiorentina mi cercava ho capito che era destino, un magnifico destino e non ho nascosto il mio entusiasmo. Gli ho detto subito: non perdiamo tempo, digli di sì“.
Se comparata con l’arrivo a Firenze di Mario Gomez, l’accoglienza riservata al croato è stata piuttosto freddina. Erano in 20000 per il tedesco, mentre lui è stato prelevato all’aereoporto da un autista e da un solo dirigente della Fiorentina. “Avevo visto le immagini della festa organizzata dai tifosi a Gomezrammenta Kalinic -. Ho anche capito di cosa è capace questa città. Ma lui quell’accoglienza se la meritava. Ha vinto tanto, veniva da un top club, aveva segnato una valanga di gol. No, il paragone non avrebbe avuto senso, la mia è un’altra storia. Io ho fatto di tutto per venire qui. E non mi sono scoraggiato. Non mi aspettavo gli applausi per il mio nome o per i gol fatti. Semmai desideravo quelli per le reti che avrei segnato. E sono arrivati. Come quelli per la squadra e per ciò che stiamo facendo“.

Kalinic intervista: “Per venire qui non ho esitato un attimo a decurtare leggermente lo stipendio“.
La sua volontà è stata dunque decisiva per abbracciare il progetto tecnico viola, come testimonia la decisione di abbassarsi l’ingaggio percepito in Ucraina. “Prima sono andato dal presidente della mia società e gli ho fatto capire che ero disposto a tutto pur di andare a Firenze. Poi ho chiamato il mio agente e gli ho detto che abbassare un po’ l’ingaggio per me non era un problema. Ciò che perdevo nel contratto lo avrei guadagnato in qualità della vita, avendo la possibilità di vivere in una città bellissima e di giocare in una squadra ambiziosa e spettacolare. E queste cose non sono dettagli nella biografia di un uomo e di un calciatore. E poi il campionato italiano per me era un grande obiettivo“, ammette il nazionale croato.
Il suo punto di riferimento per l’avventura in viola è senza dubbio quel Gabriel Omar Batistuta che nessuno, anche dopo l’approdo alla Roma, ha mai dimenticato nel capoluogo toscano. Questo il pensiero di Kalinic sul campione argentino: “Appena ho firmato sono andato su youtube a rivedermi i suoi gol più belli in maglia viola. Roba da matti. E quella rete a Wembley contro l’Arsenal? Beh, comunque sapevo già che qui indossare la maglia col numero nove è una missione speciale, diciamo così“.

Kalinic intervista: “Non è stato facile da bambino per me. Sono malato di pallone, in tv solo partite”. 
Poi il calciatore parla un pochino di sé e della sua infanzia. “Un bambino gioca a calcio per divertirsi. Certo, i sogni vivono con lui, ma il futuro non è mai una ossessione. E non deve esserlo. Io ero felice di essere riuscito a entrare in una società importante. Il primo ostacolo da superare nella vita di uno sportivo non è quello di sfruttare l’occasione, ma di procurarsela. E per me non è stato facile. Non ho tatuaggi. Ma mica giudico chi li ha. È che ognuno alla fine mette in mostra il suo carattere. Io sono uno tranquillo. Tutto qui“. Sulle sue abitudini: “Il mio problema è che in televisione guardo solo partite di calcio. Infatti mia moglie ogni tanto perde la pazienza e mi dice: “Nikola, ma non puoi cambiare programma? Non ti bastano le partite che giochi e allenarti tutti i giorni?”. In effetti no, il pallone non mi basta mai“.

Kalinic intervista: “Sousa un vincente, lo Scudetto lo vinciamo noi“.
Tornando al campo, dopo aver indicato in quella della Juventus la miglior difesa e in Higuain l’attaccante più forte del campionato, spende un pensiero per il compagno di nazionale Mandzukic: “Un amico, e un rivale leale. Ci sentiamo spesso, in Croazia una volta ci sfidammo fino alla fine per la classifica dei cannonieri. Poi però vinse lui con 17 reti contro le mie 16. Ci scherziamo ancora su“. Su Paulo Sousa: “Un vincente. Glielo leggi negli occhi. Grande motivatore, lavora su ogni dettaglio“. Infine sullo Scudetto non si tira indietro, e dopo aver detto neanche troppo scherzosamente che lo vincerà la Fiorentina (“noi” la sua risposta su chi si imporrà a maggio), si fa più serio ma senza fare un passo indietro: “Sì. Non è facile, questo lo sappiamo. Ma noi siamo così: andiamo in campo per divertirci e vincere. Questo è il nostro calcio, questa è la Fiorentina“, conclude mostrando grande orgoglio e senso di appartenenza, segnali di un ragazzo che si è totalmente immerso nella complicata piazza fiorentina ed è in sintonia con la concezione di calcio di Sousa, tecnico brillante che rinuncia a lui con estrema difficoltà.

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