La Roma è sola: niente è mai abbastanza

Pubblicato il autore: Luca Bonaccorso

A.s. Roma's Head coach, Rudi Garcia, during a press conference at the end of a training session a day before the Champions League group stage football match as Roma vs Fc Barcelona. Rome, 15 September 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

La Roma pareggia col Bate Borisov e, anche grazie al pareggio del Barcellona a Leverkusen, raggiunge l’obiettivo degli ottavi di finale. Il sorteggio di lunedì poi è un’altra storia anche perché da qui a Febbraio possono cambiare un miliardo di cose.
All’Olimpico, nella partita più importante della stagione, quella che segnava un fondamentale dentro o fuori non solo a livello mentale ma anche e soprattutto economico, i presenti allo stadio erano 29.489: un’assurdità se si pensa ai match casalinghi di Coppa della passata stagione. Tra l’altro di questi, una buona parte erano bielorussi e in alcuni tratti della partita si facevano sentire più dei tifosi della squadra di casa.
Ma andiamo per ordine: la Roma ieri non ha fatto senza dubbio la sua miglior partita. Su questo non si discute.
Ben 24 conclusioni, di cui però solo 8 in porta: dall’altro lato due grossissime occasioni sventate da Sceszny.
Il problema però è stata la prestazione: la squadra di Garcia è terribilmente impaurita, prima di spingersi in avanti pensa a quello che può succedere in contropiede, i difensori adesso hanno paura ad impostare, gli esterni d’attacco spesso e volentieri sono fuori dal gioco e Dzeko, che non è mai stato un funambolo tecnicamente, riceve pochi palloni all’interno dell’area. Come se non bastasse, nei momenti di difficoltà quest’anno manca il dodicesimo uomo: il pubblico. Alla Roma manca tantissimo il calore dei suoi tifosi, l’essere incitati per 90 minuti, l’affetto della gente che ti porta a far anche quello che fisicamente non riusciresti in condizioni normali: in maniera assurda i tifosi vogliono senza dare, anche a costo di rinunciare a partite importanti (vedi il derby o ieri sera) senza voler salire sul carro vincente d’inizio stagione ma altalenante di queste ultime settimane.
La squadra è stata attaccata: l’altro giorno con le carote, ieri con i fischi. Pallotta è sempre vittima di contestazioni ma evidentemente nessuno ricorda che prima del suo arrivo, allo stadio i tifosi giallorossi c’andavano si, ma per vedere una Rometta
Stamattina poi, come se non bastasse, c’hanno pensato i giornali a distruggere totalmente la Roma: molti ringraziano il Barcellona e Luis Enrique (peccato però che Lucho abbia messo in campo Messi e poi tutti ragazzini, e se il Leverkusen non ha segnato è stato solamente per la scarsa mira dei loro attaccanti visto che le occasioni non sono mancate), altri la danno per miracolata, altri ancora ricordano che i giallorossi sono la prima squadra che passa il turno con 16 gol subiti e solo 6 punti in classifica, oltre che sono sembrati tutto tranne che lupi.
Insomma un attacco mediatico pazzesco che da l’idea di dispiacere quasi per l’avvenuta qualificazione e che soprattutto ha come unico obiettivo quello di aizzare ancora di più l’ambiente contro la squadra in una guerra insensata, immotivata e assolutamente fuori luogo: che poi, se ieri sera quella conclusione di Salah al 90′ andava in rete, di che cosa avremmo parlato? Cosa avremmo letto? La Roma rinasce? I giallorossi annientano i bielorussi? La Roma nun se Bate?
Non esistono mezze misure nella Capitale: vinci e non è successo niente perchè lo scudetto lo devi vincere per forza, pareggi e sei in crisi perchè con la squadra che hai lo scudetto lo devi vincere ottenendo vittorie ogni settimana, perdi e sei a rischio esonero (Garcia), contestato (Pallotta) e preso in giro (squadra).
La Roma è una squadra sola: non bastano le vittorie, non basta esser a 5 punti dall’Inter (siamo ancora a inizio Dicembre), non basta esser agli ottavi di Champions (nello stesso girone del Barca), non basta giocare senza i propri tifosi:  guai a perdere però. D’altronde in campo mica esistono gli avversari.

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