Lazio: Pioli all’inferno e ritorno

Pubblicato il autore: Mauro Simoncelli

 

ROME, ITALY - SEPTEMBER 25: Head coach Stefano Pioli of Lazio issues instructions during the Serie A match between SS Lazio and Udinese Calcio at Stadio Olimpico on September 25, 2014 in Rome, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

“Voi oggi mi vedete con occhi diversi dalla scorsa stagione perché i risultati sono diversi”, queste le significative e non banali parole dell’allenatore della Lazio Pioli, in risposta ad una richiesta di maggiore impegno data ad un tifoso fuori dal centro sportivo di Formello il giorno dopo l’ennesima brutta prestazione in campionato contro la Sampdoria e oggi davvero profetiche dopo aver visto le streghe contro l’Udinese negli ottavi di finali di Coppa Italia. All’inferno e ritorno in undici minuti per il mister della Lazio, il tempo trascorso dal momentaneo vantaggio friulano con lo straordinario gol di Kone all’uno-due firmato Matri e Cataldi. Lazio 2 Udinese 1 e sotto con la Juventus prossimo avversario sempre all’Olimpico il 20 gennaio del prossimo anno. La società aveva più volte confermato la fiducia al tecnico emiliano durante questi 50 giorni di astinenza da vittoria, almeno in campionato visto peraltro il positivo cammino in Europa, ma tutti sapevano che se in queste due partite, quella di oggi gara unica di Coppa e quella che chiuderà l’anno calcistico solare in casa della lanciatissima Inter manciniana, fossero arrivate due brutte partite, l’avventura del tecnico laziale sarebbe giunta al capolinea. Eppure è molto difficile ritrovare colpe specifiche nell’operato di mister Pioli in questi primi mesi di stagione: è impensabile pensare che la persona riconosciuta come l’artefice principe della miracolosa stagione della scorso anno si fosse come imbolsito e quindi accontentato, oppure che avesse dimenticato d’incanto tutte le nozioni calcistiche, oppure ancora che colui che aveva ridato un senso d’appartenenza a tutto il popolo biancoceleste tanto da spingerlo in 50000 allo stadio o in diecimila di notte a Formello avesse deciso di rompere tutto cercando di mettere zizzanie varie in un gruppo che sentiva suo come un figlio? Impensabile solo pensarlo per uno che dopo tanta gavetta sente ancora di aver finalmente trovato la piazza giusta per far vedere quanto vale. Però i risultati erano lì ad inchiodarlo, una Supercoppa persa prima di giocare a stagione ancora chiusa, uno spareggio Champions perso male per troppa inesperienza, una campagna acquisti certificata ma mai digerita del tutto, e una classifica che diventava sempre più una discesa saponata. Sette partite senza vincere. Uno stadio svuotato di gente ma soprattutto di entusiasmo, un gruppo di giocatori che sembravano oramai come quei ragazzi all’ultimo anno di liceo, e un panettone che forse arrivava anche a mangiare ma che poi sarebbe rimasto inevitabilmente sullo stomaco.

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Lazio's players celebrate the 2-1 victory after the end of the Italy Cup soccer match SS Lazio vs Udinese Calcio at Olimpico stadium in Rome, 17 December 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Poi la partita di Coppa Italia di oggi dopo la caduta degli Dei di ieri, affrontata non a caso con la squadra praticamente titolare. Sì, se si deve morire scelgo io come farlo, deve aver pensato Pioli in questi giorni di vigilia e si è affidato ancora una volta a quel gruppo che lo scorso anno aveva plasmato come un vaso di terracotta tra le sue mani, aveva portato a cantare in circolo a squarciagola quell’inno di appartenenza laziale. E loro oggi hanno dimostrato di non volerlo tradire. Sarebbe stato facile, la testa era lì sul ceppo dopo l’acrobazia greca nel cuore del secondo tempo, bastava fare finta di voler tentare di rimontare e far invece terminare l’agonia e il destino sarebbe stato compiuto. Invece no! Con la rabbia in corpo di chi non vuole cedere al destino in undici minuti hanno ribaltato quel destino. Sinistro di Matri in mischia e colpo di testa di Danilo Cataldi, romano de Roma, che non poteva scegliere partita migliore per segnare il suo primo gol con l’aquila sul petto. Lazio qualificata e Australia di nuovo al suo posto in questo mondo capovolto che è stato questo inizio di stagione biancoceleste. L’abbraccio finale al centro del campo ha riportato indietro nel tempo, quando all’ultima giornata dello scorso campionato un abbraccio simile sigillava la qualificazione al playoff di Champions League in quel di Napoli. Ora Milano, poi il Santo Natale per trovare sotto l’albero in regalo quei rinforzi che la sfortuna sta imponendo alla rosa di Stefano Pioli. Poi anno nuovo vita nuova ma tutti ci auguriamo vittorie “vecchie”!

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