Mourinho dove sei? Dopo l’Inter è sparito lo Special One

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

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L’ultimo a vedere il vero José Mourinho è stato forse Marco Materazzi, in quell’abbraccio al Bernabeu tra il portoghese e il difensore azzurro, un attimo dopo aver conquistato il Triplete nel 2010, è racchiusa tutta l’essenza dello Special One, prima e durante i suoi trionfi con l’Inter. Materazzi non era più titolare da un pezzo, ma uomo spogliatoio straordinario, salutava il suo condottiero, in lacrime, ringraziandolo per aver portato la squadra sul tetto d’Europa. Il simbolo di uno spogliatoio unito, l’immagine che meglio di ogni altra descriveva la compattezza dei gruppi allenati da Mourinho e la disponibilità totale dei giocatori a sacrificarsi per lui. Questo perché si fidavano ciecamente e i risultati arrivavano. Da lì, qualcosa è cambiato, qualcosa forse si è rotto.

 

Il problema non è tanto il nuovo addio al Chelsea, che si sia trattato del secondo benservito di Abramovich o di una risoluzione consensuale: si vive di alti e bassi, può capitare di bucare una stagione (anche se in questi mesi i Blues hanno perso davvero troppe partite e hanno un distacco di 20 punti dalla capolista Leicester). Il punto è un altro: Mou sembra aver perso il controllo emotivo della situazione. Le sue squadre non sono più solide dal punto di vista psicologico, il giochino “noi contro il mondo intero” non funziona più ormai. Non ottiene l’effetto di caricare a molla i giocatori, quanto piuttosto quello di esasperare l’ambiente.

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A Madrid la situazione era diventata insostenibile: molti senatori della rosa l’avevano scaricato, il rapporto con la stampa era a dir poco conflittuale, il confronto col super Barcellona targato Pep Guardiola spesso si dimostrava impietoso, anche se una Liga e una Copa del Rey (oltre a una Supercoppa di Spagna) sono state conquistate con merito. A Londra, il fantasma di complotti anti-Chelsea, che coinvolgevano di volta in volta, di sconfitta in sconfitta gli arbitri, la Football Association e chissà che altro, veniva agitato dopo ogni mancata vittoria, finendo col perdere di credibilità. Insomma, il classico specchietto per le allodole, prendersela con tutti, essere contro tutti, non mollare mai la presa, giochi vecchi ma pur sempre efficaci (non ultimamente a quanto pare).

 

In questa stagione, gli stessi campioni che avevano appena vinto Premier e Coppa di Lega hanno lanciato segnali strani. Hazard è l’ombra di se stesso (e Mou l’ha pure accusato di infortunarsi in modo sospetto), per non parlare dell’esagitato Diego Costa, che non si lascia sfuggire nemmeno un’occasione per alzare il suo grido di insoddisfazione (come del resto fanno a turno tutti i giocatori della rosa del Chelsea). E non è bastata la qualificazione agli ottavi di Champions League per raddrizzare la rotta. In Europa vanno tutti pazzi per Guardiola, Ancelotti, Klopp, Luis Enrique e, perché no, di Allegri, dopo la scorsa stagione. Il fascino di Mourinho è in discesa, anche perché raramente propone un gioco divertente a compensare il calo dei risultati. Saprà reinventarsi e cavalcare la nuova sfida che gli si prospetta? Molto probabile, conoscendone il carattere: perché il Triplete è si incancellabile, ma restare ancorato per sempre ai bei ricordi non è proprio da Special One.

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