” Napule è ” – Tra musica e pallone.

Pubblicato il autore: lorenzo caruso

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E’ il 1977 quando Pino Daniele, famoso cantautore appartenente alla scena musicale partenopea, lancia sul mercato il suo primo album, intitolato ” Terra mia “. La traccia di apertura di quest’ultimo è una canzone che di lì a poco diventerà un vero e proprio simbolo di appartenenza per ogni cittadino napoletano, stiamo ovviamente parlando di ” Napule è “, vero e proprio inno di una Napoli, troppo spesso ricca di contraddizioni. Andando ad analizzare il testo di questa vera e propria opera d’arte lasciata da Pino Daniele, in eredità ai suoi concittadini, scopriamo che, molti dei versi che la compongono, hanno uno stretto legame non solo con la realtà della città ma anche con la stessa squadra di calcio. Nel testo, l’artista, a più riprese paragona Napoli ad una carta sporca, un Sole amaro, una città con mille paure ma che allo stesso tempo è ricca di ” mille culure “. Se pensiamo alla storia della Napoli calcistica, nulla è più appropriato di queste parole. La canzone come detto è datata 1977, all’epoca il Napoli vantava nel proprio palmarès solamente due Coppe Italia, nessuno, probabilmente neanche lo stesso Daniele, avrebbe potuto immaginare che pochi anni dopo, ” El Pibe de Oro “, al secolo Diego Armando Maradona avrebbe realizzato il sogno di ogni partenopeo, vincere uno scudetto, anzi, ad esser precisi sotto la presidenza di Corrado Ferlaino, quel Napoli fece di più, vincendo per bene due volte il tricolore: 1986-87, 1989-90, oltre che una Coppa Uefa nell’edizione 1988-89. Da questo momento in poi, finita l’era Maradona, comincia a poco a poco un declino che, nella stagione 1997-98 porta la squadra all’ultimo posto in classifica condannandola alla Serie B dopo ben 33 anni consecutivi di permanenza nella massima serie. Dopo un periodo in cadetteria il Napoli si riaffaccia alla Serie A nella stagione 2000-01 al termine della quale si imbatte in una nuova retrocessione. Il periodo successivo è sicuramente la pagina più triste nella storia calcistica di Napoli, oltre a dei risultati altalenanti, si aggiunge una crisi finanziaria dalla quale, nonostante svariati cambi societari, non si riesce a fuggire. Nell’Estate 2004 il Napoli fallisce ufficialmente. Da questo momento in poi, come molti sanno, la figura di Aurelio De Laurentiis risulta vitale per l’avvenire calcistico dei partenopei, il produttore cinematografico romano rileva il titolo sportivo iscrivendo la squadra al campionato dell’allora Serie C1, da qui in poi seguirà una rapida scalata verso la massima serie, con il susseguirsi di svariati allenatori tra i quali Reja, Donadoni, Benitez e l’attuale Sarri e giocatori come Lavezzi, Cavani, Insigne e Gonzalo Higuain, divenuti, nelle varie annate, beniamini di un’intera città. Ricollegandoci alle parole di Pino Daniele, possiamo ora, forse, cogliere meglio quanto il legame tra la città e la squadra rappresenti un binomio inscindibile, perché sì, è vero che il Napoli, prima dell’avvento di De Laurentiis abbia indubbiamente passato periodi conditi da ” mille paure “, ma è altrettanto vero che i ” mille culure ” di Napoli e il senso di appartenenza dei napoletani, non sia mai venuto meno neanche negli anni più bui.
Il sogno della generazione degli anni ’60 e ’70 era quello di vedere un giorno il Napoli campione d’Italia e come detto, Ferlaino e Maradona riuscirono a trasformare un miraggio in realtà. Oggi la storia si ripete. Che Sarri, il toscano nato a Napoli, il  romano De Laurentiis, o’ scugnizzo Insigne e l’argentino Higuain, cresciuto con il mito di Maradona, riescano insieme a trasformare per l’ennesima volta il sogno tricolore di una città intera in qualcosa di afferrabile?
Non ci resta che attendere, anzi, come direbbe Pino Daniele :” ognuno aspetta a’ ciorta “.

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