Polpo Paul Pogba: quando il numero 10 pesa…e si fa sentire!

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

Juventus' midfielder from France Paul Pogba runs during the Italian Serie A football match Juventus Vs Udinese on August 23, 2015 at the "Juventus Stadium" in Turin. AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO



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All’anagrafe Paul Labile Pogba. Nato a Lagny-sur-Marne il 15 marzo 1993. Professione numero 10. Il giovanissimo e talentuosissimo centrocampista della Juventus e della Nazionale francese, chiuso all’epoca del Manchester United dal ritorno al calcio giocato di un certo Paul Scholes (che mesi prima si era ritirato dall’attività agonistica), approda alla Juventus il 3 agosto 2012 a parametro zero e firma con il club torinese un quadriennale. Esordisce in serie A il 22 settembre 2012, 2 a 0 della Juve sul Chievo, mentre il successivo 2 ottobre debutta in Champions League, nei minuti finali contro lo Shakhtar Donetsk; e il 20 dello stesso mese sigla la sua prima rete in maglia bianconera, nella vittoria interna di campionato per 2 a 0 contro il Napoli.

L’approdo alla Vecchia Signora è per Pogba il salto di qualità di un giocatore dalle doti straordinarie. La sua presenza e il peso delle prestazioni offerte dal giocatore portano Conte a modificare il modulo di gioco della squadra per poter schierare il francese con continuità nel centrocampo bianconero. Il giovane migliora velocemente tanto che, durante la sessione di mercato della passata estate, il suo valore arriva a 100 milioni di euro e molte sono le squadre estere pronte ad aggiudicarsi il talentuoso centrocampista. Poi arriva quello che non ti aspetti, ma che in fondo in fondo ogni tifoso attende, che finalmente quella maglia lasciata fuori dal terreno di gioco sia portata alla mercé dei tifosi sulle spalle di un nuovo campione. La società bianconera sceglie proprio Pogba come numero 10 per sostituire Tevez ormai di ritorno in Argentina, a vestire una nuova maglia, quella del Boca Juniores.

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Inutile ricordare cosa voglia dire indossare una 10 (indossata, negli ultimi decenni, da gente come Del Piero, Baggio, Platini e appunto Tevez), ma di certo il vuoto lasciato dall’Apache era un macigno per la Juve. Polpo Paul si è preso la responsabilità e lo ha fatto con quella leggerezza che lo contraddistingue, un certo tratto da maschera della commedia dell’arte. La maschera di Torino: Gianduia. Il personaggio è un cavaliere, come lui (a modo suo), ha coraggio (e su questo non si discute), adora mangiare bene e il buon vino, di cui conosce praticamente tutto (francese in Italia, devo aggiungere altro). È anche intelligente e furbo.

Anche se Pogba agli inizi della stagione (come tutta la Juve del resto) sembrava l’ombra di quello dell’anno scorso, non ha mai dimostrato momenti di debolezza e, con l’aiuto di Allegri che lo ha impiegato assiduamente sia in campionato che in Champions, ha ritrovato e sta ritrovando poco alla volta sicurezza in sé e nei propri mezzi, il suo posto nel centrocampo orfano di Pirlo e Vidal, il suo peso con la maglia lasciatagli da Tevez. Il ruolo di Pogba è evidentemente fondamentale per questa Juventus, e forse è sbagliato (con tutto l’appoggio che società, tecnico e compagni gli danno) far gravare tutto questo peso su di lui. Eppure se Paul riuscirà a crescere (ha solo 22 anni) e migliorare, di sicuro potrà far sfoggio, per sé e per i colori, della sua indole da 10, da odiare o amare, ma sempre 10.

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