Querelle stadio a Roma. Gabrielli: “Ricevo cani e porci”. Pallotta: “Son cane o porco?”

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

roma stadio pallotta gabrielli“Maccarone… m’hai provocato, e mo me te magno!”. Viene in mente l’Alberto Sordi di “Un americano a Roma” a leggere il batti e ribatti tra il prefetto trasudante aplomb Franco Gabrielli e lo scugnizzo del Massacchussets Jim Pallotta, grande dominus della AS Roma. Il motivo del contendere è sempre lui: lo stadio della Roma. Ormai da un biennio sulla bocca anche dei gabbiani che rovistano tra i cassonetti della Capitale, l’impianto che il frizzante presidente a stelle e strisce vuol piantare e annaffiare sulle ceneri dell’ippodromo di Tor di Valle resta impantanato nel terreno melmoso della burocrazia e nei ciangottii inconcludenti della politica. Così, in casa giallorossa ogni tanto si prova a dare una sferzata: ma a Roma, si sa, il vezzo di prendersela comoda alberga sin dai tempi di Augusto Imperatore. Ne nasce così una tenzone verbale a distanza tra due uomini così diversi, ma nell’enfasi della trincea dibattimentale in grado di diventare simili in tema di linguaggio, tanto da leggere un Pallotta dal timbro inflessibile (quasi prefettuale) e un Gabrielli dall’inaspettato humor anglosassone (che forse neanche i suoi cari gli conoscevano). Ma tant’è, il calcio a Roma è anche questo.

Scusi, con chi devo parlare? Le piccole fitte all’addome al presidente della Roma arrivano già all’indomani del sapido pareggio conquistato dai ragazzi di Rudy Garcia contro il poderoso Torino di Ventura. La Regione Lazio, infatti, comunica con una nota che per sbrogliare la matassa relativa allo stadio vuole attendere il nuovo sindaco. Che tradotto in clessidra, significa altri sei mesi o giù di lì. Troppo, anche per un uomo di mondo come il n° 1 giallorosso. Che quindi, preme ad incalzare i due uomini ai quali sono affidate in via provvisoria le redini della Capitale: il commissario del Campidoglio Tronca e il prefetto Gabrielli. Col primo un incontro di massima è già fissato. Col secondo, invece, il guascone Jim va al muro contro muro. Sabato sbarcato a Ciampino, ai cronisti Pallotta confida che sono in programma incontri istituzionali, ma che nella città eterna è difficile “farsi ascoltare”. In prefettura, oggi, incalzato da giornalisti per faccende di sicurezza e Giubileo, il prefetto apre il fuoco dei distinguo sulla querelle stadio con enunciati al vetriolo. “Nessuno della Roma ha mai chiesto un appuntamento, tranne attraverso queste dichiarazioni che peraltro sono estremamente non corrette” – è il commento imbevuto di stizza del capo della prefettura romana. “Io sto a Palazzo Valentini e sono facilmente reperibile a qualsiasi numero sia di giorno che di notte e quindi forse c’è qualche difetto di comunicazione. Non mi nego a nessuno e come dico, un po’ scherzando, ricevo cani e porci, ma a me non piace che si comunichino impegni con riferimento ad altri non fissati, è come se io dicessi che adesso mi devo vedere con Obama. La buona educazione, istituzionale e non, presuppone che io chieda a qualcuno di incontrarlo e poi se quel qualcuno mi dice di sì posso comunicarlo: io non dico mai che incontrerò qualcuno se non l’ho nemmeno sentito”. Poi, il sarcasmo dello stesso Gabrielli che fino a stamattina era ignoto ai più. “È un incontro che molto probabilmente faremo al chilometro 102 della Cairo-Suez, così almeno gli daremo anche una valenza storica”.

Cane o porco? Accarezzato nelle viscere, il presidente Pallotta non usa ambasciatori per mandarle a dire. “Ho appena letto le dichiarazioni di Gabrielli, io dovrei essere il cane o il porco? Perché se fossi il cane dovrei abbaiare e se fossi il porco dovrei grugnire”. Sbam: apriti cielo. I cronisti non perdono un nano secondo per rigirare la frase “seghettata” dell’americano a Gabrielli.  “Spiace constatare che il presidente Pallotta, evidentemente non conoscitore della lingua, sia stato indotto in errore dai suoi uomini, perché quel che ho detto, in italiano, si chiama iperbole. Qui non si tratta di cani e porci né di offendere nessuno ma, semplicemente, di rimarcare la massima disponibilità della prefettura e del prefetto di Roma ad incontrare chiunque, anche i personaggi di grande lignaggio. Si tratta di chiedere gli appuntamenti prima di darli”. E ora?  Chi farà la prossima mossa? Se il livello del contendere verbale è questo, di certo ci sarà da divertirsi. Altresì, avanti di questo passo, di certo c’è che il progetto dello stadi rimarrà su carta ancora a lungo.

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